Intervista a NATALIA JACQUOUNAIN a cura di Maria Marchese.

NATALIA JACQUOUNAIN

Artista visionaria, nelle sue opere, in particolare, si riconoscono tre correnti fondamentali dell’arte novecentesca: cubismo, espressionismo e surrealismo.

Conosciamola meglio attraverso l’intervista della curatrice Maria Marchese, lasciando all’artista il compito di raccontarsi attraverso le sue risposte :

IL TUO PRIMO CONTATTO CON L’ARTE?
La prima volta che ho visto l’arte è stato in un museo, dove si trova naturalmente.

Avevo 12 anni.
Noi – studenti di uno studio d’arte per bambini – siamo andati a vedere la collezione Shchukin
all’ultimo piano dell’Hermitage.

Era arte al suo meglio: capolavori creati prima del 1915: Derain, Cézanne, Mathisse, Picasso, Gauguin, Van Gogh.

QUANDO HAI CAPITO CHE L’ARTE SAREBBE DIVENTATA DA PASSIONE A
PROFESSIONE?

Ero obbligato ad entrare nel collegio d’arte anche se non vi aderivo completamente.

Era ovvio per me che altrimenti non avrei mai avuto l’opportunità di fare arte.
LA TUA PRIMA OPERA?

PER FARE ARTE , BISOGNA AVERLA STUDIATA?
Certo, l’arte deve essere studiata, almeno la parte che è accessibile a noi. Dopotutto, l’arte, tra l’altro,
come la matematica, è un dominio fittizio, e bisogna “entrarci”, altrimenti si dice “stai lontano”.
Fin dalla più tenera età, dovresti guardare le opere che ti ispirano. Con il passare del tempo, si
aumenta l’esperienza della propria creatività e i propri orizzonti si espandono.

UN ANEDDOTO CHE RICORDI CON IL SORRISO ?
Quando ero a Firenze, volevo assolutamente visitare la tomba di Botticelli. Quando mi sono
avvicinato alla piccola porta secondo l’indirizzo dato, non sono riuscito ad entrare – ho pensato di
aver fatto un errore – troppo discreto.
Ho fatto otto volte il giro dell’isolato, tornando a Piazza Vesputchi più e più volte, rendendomi conto
che tutto deve essere vicino, ma, mentre facevo questo, arrivò mezzogiorno, le ombre
emergevano, le sculture apparivano molto chiaramente, le bancarelle di frutta, le banane… In breve,
De Chirico. È stata una rivelazione per me.

O lo spirito di Botticelli giocava a nascondino con me e mi trascinava in una metafisica dell’altro artista, o gli spiriti dell’aria fiorentina cominciavano a materializzarsi…

SE POTESSI INCONTRARE UN ARTISTA DEL PASSATO , CHI E COSA GLI
CHIEDERESTI?

Questa è una domanda divertente.
Certo, Raffaello, e che posa per me…
Più seriamente – Braque.


Primo, perché non ha creato un sistema, ma ha prodotto idee.

Deve essere molto interessante parlare
di arte con lui.
E anche molto importante: era molto gentile con gli altri artisti, anche con quelli che sarebbero
venuti dopo di lui.

Così rimproverò Picasso che a causa del suo atteggiamento sarebbe stato molto
difficile per gli artisti del futuro.

QUANTO CONTA LA COMUNICAZIONE ?
Ho notato che la comunicazione gioca un ruolo enorme.

Deve dare la chiave e completare la
comprensione dell’opera, per uno spettatore che ama l’arte ma non è egli stesso un artista.

CHE DIFFERENZA C’È, NELLA PERCEZIONE DELL’ARTE TRA ITALIA E ESTERO?

In Italia, tutto è arte: in ogni angolo di strada, in ogni vicolo… moda, design, è persino banale
elencarli… Roma è la base. In Italia, l’arte è una celebrazione della bellezza.
In Francia, i critici d’arte discutono su cosa sia la bellezza, su cosa conti o meno la bellezza. Non
credo che sia così dibattuto in Italia. In Francia, la bruttezza può essere trascurata.

La bellezza non è necessaria.
In Inghilterra, sono orgogliosi della bruttezza: Bacon, Lucien Freud
Dalla Russia, gli artisti cercano di fuggire.

La poesia prende il posto dell’arte.

Triade (avril 2020)

COS’È PER TE L’ARTE?
L’arte è una finzione. A volte lo trovo più perfetto della realtà. E a volte trovo la realtà più perfetta
dell’arte.

COSA TI ASPETTI DA UN CURATORE ?
Conoscenza dell’arte e discernimento, assenza di stereotipi nell’approccio, immunità totale alle
pressioni finanziarie o politiche.

COSA CHIEDI AD UN GALLERISTA ?
L’amore e la conoscenza dell’arte, essere colui che “apre le porte”, la capacità di vedere il veramente
nuovo e avere l’energia per farlo apprezzare agli altri.

IL TUO PERCORSO ARTISTICO È QUANTOMAI VARIEGATO E MUTEVOLE: COSA
TI HA MOTIVATO, NEGLI ANNI, AD EVOLVERE?

Negli anni ’70 e ’80, la questione dell’arte è stata posta in modo molto radicale.

Per me, questo ha
portato alle seguenti domande: perché un dipinto, cos’è la prospettiva, un dipinto può essere un
oggetto, ecc.
Rispondo a queste domande in diverse forme: scultura nell’architettura contemporanea, quadri,
dipinti-oggetti, installazioni.


COME NASCE UN TUO ATTO CREATIVO?
Per me, è un sentimento acuto che deve trovare una forma.
Esempio: “L’acqua che suona” è il riflesso di un paesaggio nell’acqua. Le due masse colorate,
l’acqua e il riflesso, si equilibrano a vicenda. Il “suono della profondità” è espresso dalla
“vibrazione” del rilievo della superficie.

CONCRETEZZA E IRREALE, NELLE TUE OPERE, S’INTRECCIANO FINO A
FONDERSI IN UN’UNICA TERRA APPARENTEMENTE ASSURDA MA QUANTO MAI
REALE… QUANTO DI ASSURDO E QUANTO DI REALE C’È?

Gatto gotico

Dietro la maggior parte delle immagini, ho delle impressioni precise, spesso dovute al caso;
i volti rappresentati sono persone reali e riconoscibili. Dietro ogni ciclo c’è un mondo e un’epoca
specifici.
Esempio: “Gatto gotico” è emerso come sequel:
Due belle ragazze giovani, vestite di nero, qualcosa di simile al burqa, sono passate di lì.

Si sono mossi rapidamente ed erano eleganti.
Impressionato, ho prima disegnato una sfinge, poi l’ho rielaborata in una scultura di gatto gotico.
Più tardi, ho riutilizzato questa immagine, nei dintorni dello stravagante Narciso (il modello
principale di Lagerfeld) in un quadro sulla “Haute Couture” o «All’indietro» .

All’indietro

QUANTO CONTA, PER TE, IL LATO ESTETICO DI UN’OPERA E QUANTO IL
MESSAGGIO INTRINSECO?

Qui, ricordo un momento: essendo un po’ stanco di scolpire, disegnai un’insalata secondo natura e
stavo già pensando al modo spettacolare di modellarla arrotolando pelle colorata. Improvvisamente
arrivò un amico architetto e disse: “Il coniglio verrà a mangiare l’insalata”.

Questa frase ha rafforzato la mia consapevolezza dell’importanza del messaggio intrinseco contenuto nell’immagine.

L’ELEMENTO SIMBOLICO E QUELLO MAGICO PERMEANO GRAN PARTE DEL
TUO PERCORSO ARTISTICO. LE ORIGINI DI QUESTO TUO APPROCCIO REALE?

Succede in modi diversi.

Quando ero giovane, ho rielaborato per gioco un’incisione di Hogarth
ho ottenuto “Il violoncello nero” con il suo proprio simbolismo.
Credo che la mia percezione del mio ambiente come magico sia naturale.

È facile per me interpretare ciò che vedo e ciò che trovo straordinario e toccante.
Man mano che il mio interesse per altre culture e tempi antichi è cresciuto, la trasformazione diretta
è stata sostituita da connessioni più complesse e lontane. A volte il presente prende un posto più
umile e il tempo viene percepito in modo diverso: Sirio, Lutetia, le Triadi

Grazie per il tempo che ci hai dedicato

Maria Marchese

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