Intervista a Majid Bita.

Majid Bita

Majid Bita disegnatore Iraniano che da diversi anni vive ed opera in Italia a Bologna, concilia le sue origini Mediorientali a quelle Europee attraverso il suo profondo lavoro artistico e introspettivo che analizza ed affronta l’inquietudine della guerra. I disegni e le animazioni di Majid Bita sono manifestazioni ataviche delle paure, del predominio dell’uomo sull’uomo, della stoltezza scellerata delle sue azioni e della follia incontrollata che ne deriva, una denuncia poetica, fiabe oscure per bambini cresciuti.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Majid :

Qual’ è la tua formazione, cosa ha influenzato maggiormente il tuo lavoro artistico?

Ho cominciato a dipingere da piccolo, è sempre stata la prima cosa che mi occupava a riempire il tempo libero, poi piano piano ho cominciato anche a sognare di diventare seriamente un pittore. In Iran ho frequentato la scuola artistica e l’università d’arte, studiando “graphic d’arte.”
Posso affermare che la mia sensibilità artistica non è stata influenzata dalle scuole artistiche che ho frequentato, ciò che mi ha ispirato principalmente è stato la grandiosa collezione di riviste e giornali degli anni 70 che mio padre e i miei zii collezionavano da cui leggevo, osservavo e imparavo. Questa possibilità che ho avuto quando avevo solo 10-12 anni mi ha aperto una strada, che ritengo per me giusta come formazione non solo in quanto artista, mi ha dato molto e ancora di più.
Alcuni artisti che ho conosciuto attraverso questo gioco-divertimento-ricerca ( tra questa fonte editoriale) erano “Roland Topor” e “Jean Gourmelin” entrambi francesi e anche “Ardeshir Mohasses” che è un disegnatore Iraniano, questi tre artisti mi hanno influenzato maggiormente, ancora oggi sono artisti che m’ispirano di cui continuo tutt’ora ad ammirare e guardare le loro opere.

Raccontaci qualcosa sui tuoi disegni incentrati sulla guerra?

La guerra è un tema per la quale ho disegnato molto, sono nato durante la guerra tra iran-iraq e anche se ero piccolo mi ricordo tante cose di quella guerra di cui anche la mia famiglia venne danneggiata gravemente. Poi ho vissuto la mia infanzia e adolescenza negli anni 90, il periodo in cui non c’era più la guerra ma la sua puzza c’era ancora ovunque. Dopo questo periodo di crisi economica e crisi sociale e politica degli anni 90 abbiamo avuto un periodo di riforme politiche verso il 2000, poi le proteste contro il governo negli anni 2010! Tutto questo l’abbiamo vissuto sotto le minacce straniere nei confini del paese, con i talibani in Afghanistan e l’isis in iraq! Quindi quests paura é sempre presente nei margini della nostra vita, ancora oggi che parliamo insieme grazie a Trump e la sua missione di pace, c’è ancora la paura che possa scoppiare una nuova guerra nella nostra area! Quindi la guerra traspare anche nelle mie opere come una tra le cose a cui penso quotidianamente, una paura autentica. .

Come elabori le tue animazioni, quanto tempo dedichi allo sviluppo?

Io sono un disegnatore ed un amante della cinematografia, l’animazione è la cosa che mi collega con il mondo del cinema, dove posso essere disegnatore e allo stesso tempo approfittare di un altro linguaggio forte come quello del cinema. Quanto tempo dedico … Sappiamo tutti che il mondo dell’animazione è un lavoro duro e complicato che ha anche bisogno di un team, Per questo abbiamo formato un piccolo gruppo. La fase del disegno dei personaggi, oggetti e ambienti si realizza tutto a mano con la tecnica Monotype, lavoriamo in due, io e Hanieh Ghashghaei illustratrice Iraniana, mia moglie, per i visual-effects per i progetti più grandi collaboriamo con Michele Febbraio, che è un fumettista. Per la parte del disegno a mano ci vuole un sacco di tempo. Poi c’è la fase di photoshop per adattare le immagini per essere animate e poi la fase finale di animazione per la quale si utilizza AfterEffects. mi occupo personalmente delle ultime due fasi e questo richiede tantissimo tempo, posso affermare che un animazione della durata di 1 minuto richiede l’impegno costante di un mese.

Cosa porti delle tue origini, della tua terra l’Iran nella tua arte ?

Inconsciamente non faccio niente per portare qualcosa della mia identità nella mia arte, ma non faccio nemmeno niente per impedirlo. Sono nato e cresciuto e formato in un mondo Iraniano, non il mondo iraniano che forse è stato rappresentato qui in occidente, intendo il mondo che conosco io da Iraniano, vengo da un paese che gode di una grande ricchezza artistica e culturale e anch’io da artista forse sto disegnando con l’accento Iraniano, sono influenzato dalle tradizioni Iraniane, nelle arti visive o nel senso più giusto dalle tradizioni mediorientali sia nell’arte che nel pensiero, nessuno può capire chi sono e da dove vengo solo attraverso l’osservazione dei miei disegni. Intendo dire che non sono banalmente incollato alla mia identità! l’unica cosa che voglio è non apparire come un artista che viene dall’Iran e vuole fare denuncia, no, io voglio esprimermi e voglio anche esprimere le cose che non sapevo di poter esprimere al mio paese, non voglio essere sempre attento ad essere tra i limiti invisibili che mi definiscono come un Iraniano.

Perché hai scelto l’Italia come tua sede creativa?

l’Italia è un paese che ho iniziato ad amare fin da piccolo, i miei parenti che negli anni 70 hanno vissuto e studiato in italia, Francia, Germania, i ricordi più belli che raccontavano erano sempre ambientati in italia! Sembra un po’ un cliché, ma anche per me l’italia era un paese di cultura, arte, pittura, musica, teatro, cinema! Per fortuna nessuno mi aveva raccontato degli stereotipi che i turisti raccontano. Ascoltavo canzoni italiane, guardavo i capolavori della pittura, scultura e cinema italiano, leggevo gli autori della letteratura italiana. Quindi è stata una scelta molto personale e sensuale aver scelto l’Italia. Una decisione fatta giustamente col cuore e forse non molto con la testa, volevo un po’ vivere e respirare proprio dove hanno vissuto tantissimi dei miei autori preferiti, da Dante Alighieri a Federico Fellini! Per via di questa passione per l’italia ho scelto Bologna per la qualità dell’accademia di belle arti di Bologna, in generale avevo e ho ancora questa idea che per il mio stile di lavoro l’italia è la migliore scelta per me in Europa.

Che rapporto hai con i galleristi?

Prima ho detto che pensavo che l’italia sia un posto giusto per chi pensa e disegna come me, ma lavorare con le gallerie è difficilissimo per chi lavora con uno stile come il mio. Ovunque sia in italia che negli Stati Uniti i disegnatori sono tra i più conosciuti e più venduti artisti contemporanei, anche se sono pochissimi i disegnatori che sono riusciti ad avere questa capacità o anche fortuna di poter essere in accordo con delle gallerie importanti, personalmente per diversi motivi sono deluso di alcune gallerie. Espongo sia in Iran che in italia, non sono io che mi presento nelle gallerie, se arriva qualche proposta buona che mi sembra giusta cerco di esporre, ma nel 80% dei casi non mi sembrano giusti. Devo dire che non sono mai stato uno che va a visitare tutti gli eventi e cerca di essere presente ovunque dove c’è un’inaugurazione di qualche mostra e questa cosa non è sinceramente un gesto contro le gallerie d’arte, è semplicemente una cosa che non mi piace fare, detto questo possiamo immaginare un mio rapporto con le gallerie.

Come è percepita l’arte in Iran?

L’ Iran ha una popolazione molto giovane, circa il 60% degli Iraniani hanno meno di 30 anni e questa cosa ha una grande influenza su tutte le questioni Iraniane. l’arte contemporanea da noi soprattutto negli anni 60-70 grazie ai rapporti stretti in ambito artistico tra l’ Iran e l’Europa si è sviluppata abbastanza bene. Nella capitale c’è il museo d’ arte contemporanea con un tesoro di capolavori di grandissimi artisti contemporanei. Le università d’arte e l’accademie di belle arti, le gallerie, i teatri ecc tutti fondati negli anni 50 in poi hanno creato un’ onda di contemporaneità negli spazi delle arti visive in Iran, con la rivoluzione islamica nel 1979 sono cambiate molte cose e l’arte contemporanea per i rivoluzionari non era considerata una cosa al servizio delle idee della rivoluzione. Quindi almeno per 20 anni l’arte divenne una cosa che doveva essere nel servizio. Un po’ come quel che è successo in Unione Sovietica o in Est-Europa. . Ma oggi i giovani artisti di cui ho parlato combattono contro qualsiasi cosa che viene imposto da parte del governo, che non è come 40 anni fa! Ma non è accettabile da parte della gioventù che ha delle idee completamente lontane dalla volontà del governo. Quindi si può dire che l’arte contemporanea in Iran vive, funziona ed è attiva, più attiva di una volta, perché ora per molti artisti Iraniani che sono anche presenti nelle fiere d’ arte, alla biennale di Venezia, fino alle gallerie di Londra e New York, l’arte è anche una arma, una modo di protestare per migliorare la situazione e molti tra loro pagano anche per la loro attività artistica, questo riguarda sia i fumettisti che i registi del cinema e i pittori.

Raccontaci un aneddoto che ricordandolo ti regala il sorriso?

Settembre 2014, era da meno di un mese che ero arrivato n italia, conoscevo già la lingua e malgrado tantissimi problemi che avevo da nuovo soggiornante in italia (arrivato direttamente da Tehran, città con 12 milioni di abitanti) mi trovavo in una Bologna ad agosto e settembre completamente vuota! non passava quasi nessuno per le strade e stavo davvero male finché tornassero a Bologna gli studenti e i suoi cittadini, pertanto decisi di andare in strada a dipingere dal vivo e magari vendere qualcosa. soprattutto per iniziare a conoscere più seriamente la città e le persone e anche per farmi vedere! Avevo tanti dubbi perché i miei lavori non sono cose interessanti per chi va a passeggiare, pranzare e divertirsi al fine settimana. Credevo che la gente volesse vedere cose più tranquille, belle, più semplici e divertenti. Cosi fu veramente un’ esperienza bellissima, conobbi un sacco di gente per strada, e mi portò una certa soddisfazione. Con i passanti dialogammo sugli argomenti che avevo affrontato nelle mie opere e sinceramente gli italiani mi hanno dato un benvenuto stupendo in quel momento complicatissimo che ho avuto in italia. E si, in quei momenti tristi pensando a quei mesi mi spunta un sorriso sul viso. Tanti di loro ancora oggi vengono ogni tanto a vedere o acquistare i miei lavori.

Qual’è stato il tuo primo impatto con l’arte?

Non me lo ricordo così precisamente, mia sorella e mio fratello più grande dipingevano e mi ricordo che anch’io lo facevo insieme a loro, copiavo le illustrazioni dei libri per i bambini che avevamo e da quanto mi ricordo le illustrazioni erano sempre di provenienza Russa ed Est Europea. Anche l’influenza dei cartoni animati, molto particolari di artisti della Cecoslovacchia degli anni 80 che proiettavano alla tv, per via della censura nei confronti delle produzioni Americane e molto simbolicamente occidentali, l’altro motivo era perché i direttori artistici in quegli anni, sia alla radio che alla tv e anche generalmente nel mondo editoriale e nello spazio artistico direzionati politicamente ed appartenevano un po’ sempre alla sinistra. quindi da bambini noi Iraniani eravamo quasi tutti influenzati da quel che vedevamo e usavamo come i materiali pedagogici programmati da loro. Gli artisti della mia generazione che oggi hanno tra 30-40 anni sono chiaramente più o meno influenzati da quel che consumavano in quegli anni ( tra 1985 a 1995 ) e anch’io sono uno di loro.

Grazie Majid

Paola Fiorido & Alessio Musella

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