Lorenza Pignatti: Arte, Passione e Curatela

lorenza pignatti

Lorenza Pignatti un curriculum di tutto rispetto, ma in pieno stile Art & investments , a noi non basta, e abbiamo deciso di fare qualche domanda in più :

Quando hai deciso di occuparti di arte ?
Ero adolescente, alle scuole medie superiori, volevo approfondire quello che stavo vivendo in
modo un po’disordinato. Sono nata a Carpi, una ricca città di provincia, che i CCCP consideravano la periferia di Berlino, perchè li inizia l’autostrada del Brennero che porta in Germania. Anche se ero minorenne frequentavo luoghi come il Tuwat, dove vidi il primo concerto dei CCCP, e poi a Bologna la mostra Arte di frontiera. New York Graffiti, allestita alcuni mesi dopo la tragica morte della curatrice Francesca Alinovi, tra le prime a presentare la scena dei graffitisti newyorchesi in Europa.
Leggevo “Frigidaire” la rivista italiana più all’avanguardia di sempre, in grado di unire fumetto e giornalismo d’inchiesta, satira, musica, politica e letteratura, una sperimentazione post-moderna, che ora rischia di essere sfrattata dal luogo in cui aveva trovato una sede, e raccolto l’archivio a Giano dell’Umbria. Il mio interesse per l’arte nasce da quella scena cosi vivace e multidisciplinare, che ho analizzato nel 2019 nella collettiva Dilettanti Geniali.
Sperimentazioni artistiche degli anni Ottanta.
Mostra ideata come un atlante eclettico sulla cultura visuale di quegli anni, con una selezione di materiali d’archivio, riviste, vinili, disegni, che a me e all’art director Alessandro Jumbo Manfredini interessava documentare, poiché si tratta di un decennio ricco di intuizioni e mutamenti, un laboratorio di forme innovative, caratterizzate a livello visivo da pratiche DIY. Decennio in cui si delinea il passaggio dalla controcultura alla cybercultura, dall’underground al mainstream.

Che formazione hai avuto ?
Mi sono laureata al DAMS a Bologna, ho frequentato l’Architectural Association a Londra e poi ho fatto la Specializzazione in Storia dell’Arte Contemporanea.
credi che per parlare di arte, si debba aver studiato arte ?
Non necessariamente, la passione e la volontà possono essere determinanti tanto quanto un contesto accademico strutturato. È difficile generalizzare, le possibilità e i percorsi sono soggettivi e imprevedibili, non esiste una regola, pensa a Mies Van der Rohe, maestro indiscusso del Movimento Moderno, che ha progettato e costruito architetture straordinarie,
pur non avendo una laurea in architettura.

Che ruolo ha il curatore nell’universo Arte?
Il curatore dovrebbe poter essere un’attivatore di processi, in grado di decostruire modelli consolidati e intercettare nuove modalità di indagine. Dovrebbe sviluppare istanze che ancora non hanno preso forme codificate rispetto al sistema dell’arte mainstream. Una lettura che consiglio su questo tema, è Utopian Display. Geopolitiche curatoriali, libro curato da Marco
Scotini
, che si occupa di progetti curatoriali che mettono in discussione ruoli culturali e funzioni istituzionali. Dal ‘museo travestito’ fondato dal queer activist Giuseppe Campuzano a Lima, alle pratiche curatoriali che intendono decolonizzare la narrazione eurocentrica dell’arte contemporanea.

Come dovrebbe agire un gallerista nel 2020?
La scena è eterogenea, accanto a gallerie commerciali che operano come multinazionali, vi sono collezionisti sempre più colti e esigenti che si confrontano direttamente con gli artisti, e gallerie che cercano di inventarsi nuove modalità espositive, più sperimentali e multidisciplinari.

Come ti approcci agli artisti di cui scrivi ?
Mi interessano gli artisti che si interrogano sulle forme del reale, che creano relazioni tra l’ambito estetico e quello etico, tra finzione e realtà, potere e potenzialità, in grado quindi di cartografare la complessità della scena contemporanea.

Cos’è per te l’arte?
Curiosità, impurità, errore, stupore, attraversamento.
che difficoltà incontra un artista in Italia ?
Gli artisti italiani non sono sostenuti da un sistema strutturato come accade invece in altri paesi, anche se con l’Italian Council si stanno aprendo nuovi scenari

Quanto conta la comunicazione oggi nel mondo dell’arte ?
È indubbio che c’è una spasmodica ricerca di visibilità, ritenuta parte integrante del gioco e del sistema dell’arte. Io apprezzo molto autori che si sottraggono a tutto questo, come Thomas Pynchon e Chris Marker che si negavano ai media e alla stampa per non esaurire nell’aspetto
biografico il valore delle proprie opere. Allo stesso modo Jean Baudrillard, forse l’ultimo grande outsider del pensiero europeo dello scorso secolo, scriveva di quanto l’Estasi della comunicazione” fosse in grado di togliere valore e profondità al vissuto, per proiettarlo in una realtà simulata e simulacrale.
Grazie Lorenza, esauriente , precisa e interessante Intervista
Alessio Musella

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