Erika Lacava, Curatrice.

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Ancora una curatrice, ancora una volta un modo diverso di leggere, vivere e interpretare , un altro modo di scegliere spiegare l’Arte,

Abbiamo intervistato Erika Lacava;

Il primo incontro con l’arte.
Onestamente non ricordo. Mi sembra che l’arte abbia sempre fatto parte della mia vita, prima come disegno, poi come pittura e poi come fotografia, passando attraverso innumerevoli notti trascorse su libri e riviste d’arte di ogni genere. Avevo gli occhi affamati, ero un’onnivora della figurazione. Solo dopo è arrivata lo spirito critico.

Che studi hai fatto?
Laurea magistrale in Filosofia Estetica con specializzazione anni dopo in Visual Cultures e Pratiche curatoriali a Brera.

Per parlare di arte è necessario averla studiata?
Secondo me sì, per poter distinguere un genere dall’altro, fare associazioni, valutare il nuovo, il remake, la variante originale. Non c’è futuro senza conoscenza del passato, e l’arte contemporanea invecchia ogni giorno. Sarebbe necessaria una sorta di educazione continua anche in arte.

Per vendere l’arte è necessario averla studiata?
Credo di no, anche se è necessaria una conoscenza anche minima. Fondamentali sono la passione, l’intelligenza (anche emotiva), l’empatia con l’artista e il collezionista. È utile invece una formazione commerciale, anche se saper vendere è spesso è una dote naturale

Un aneddoto che ricordi con il sorriso.
Alla prima mostra che ho curato, il Comune aveva organizzato una visita guidata a cui ha partecipato un gruppo di “Diversamente giovani “.Tra le opere in mostra c’era una seria di incisioni astratte tratte da elementi naturali, tra cui gli insetti. Inaspettatamente , questo “pubblico” mi ha interrogato sulle specie di insetti e mettendosi successivamente a disquisire sulla loro presenza sul territorio, bypassando completamente il lato artistico non-figuativo delle opere. Ero basita!

Come scegli gli artisti di cui parlare?
La prima selezione è intuitiva, di pancia, puramente estetica, la seconda riguarda il grado di evoluzione e consapevolezza dell’artista.

Quanto conta il curatore per una mostra?
Tanto, tanto da dare il significato all’intera mostra. Accostamenti di artisti diversi, opere o periodi diversi, la scelta del luogo o la modalità di esposizione sono la materia prima con cui il curatore intesse il suo racconto particolare. Ogni mostra, se curata, ha una motivazione alle spalle e un obiettivo davanti. Una mostra è una forma di story telling.

Cos’è per te l’arte?
Una risposta razionale sarebbe la parafrasi di quello che diceva il mio professore della filosofia. “L’arte è quella cosa senza la quale tutto resta tale e quale”. Larte è bella e inutile come un fiore. Ma come si può vivere senza la bellezza e il profumo dei fiori? Non essendo una persona molto razionale, ti dò allora altre due risposte, una più critica e l’altra emozionale. L’arte e il corrispettivo nella materia di quello che la filosofia è per il pensiero. E nella critica l’occhio e la mente si rincorrono. L’altra risposta è che vivere l’arte per me è come respirare. Guardare e vivere un’opera d’arte mi dà la sensazione di essere sospesa, di fluttuare in un luogo senza spazio e senza tempo. L’arte è il regno delle possibilità che permette di vivere molti mondi possibili.

Se potessi andare indietro nel tempo, con quale artista ti piacerebbe interagire e perché?
Sarà un classicone, ma dirò Duchamp, non tanto come artista, ma come estremo innovatore dello spazio espositivo.

Grazie Erika, a presto

Alessio Musella

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