Donatella Izzo e il suo dialogare con l’Anima.

Donatella Izzo

E’ un Autrice di fotografie di rara intensità,
Classe 1979, è un’artista inquieta,intima e vulcanica allo stesso tempo che parte dall’introspezione per dialogare con il Mondo
Abbiamo preferito dare a Donatella Izzo , l’opportunità di raccontarsi attraverso questa intervista, piuttosto che essere noi a scrivere di lei

Il tuo primo incontro con l’arte?
A 5 anni e mezzo circa, con l’odore di una scatola di pastelli a cera appena aperta. Credo che respirandolo si innesco’ una mutazione genetica legandosi al mio stesso dna.

Che formazione hai avuto?
Esco con orgoglio dall’Accademia di Brera di Milano dove ho imparato tecnicamente veramente poco ma che mi ha aperto la mente e insegnato ad amare la bellezza e il suo contrario, a cogliere la forza intrinseca della creazione in tutto ciò che mi circonda.

Per parlare di arte è necessario aver studiato arte?

Per amare l arte basta il cuore ma per parlare di arte specie se contemporanea è necessario conoscerne la storia e possedere le chiavi di lettura per individuarne l’originalita’ produttiva e contenutistica nel contesto storico e culturale in cui si trova.

Per vendere arte è necessario aver studiato arte?
No, ma questo parametro definisce le gallerie di serie a e di serie c a prescindere dalla loro notorietà e dal loro potere economico. Per intenderci conosco gallerie piccole e quasi sconosciute che fanno un lavoro di ricerca attento e interessante perché sono guidate da persone istruite e competenti sulla storia dell arte. Viceversa gallerie grandi e conosciute dal forte potere comunicativo che propongono ( o ripropongono all’infinito ) artisti dalle discusse qualità storico artistiche senza interesse per la storia dell’arte che deve essere studiata nel passato certo, ma anche e sopratutto nella sua mobile contemporaneita’.

Se potessi incontrare un icona del passato chi sarebbe?

Marcel Duchamp.

E cosa gli chiederesti ?
Puoi aspettare a presentare la tua” fontana“? Vorrei farlo io tra qualche anno…..

Mi racconti un aneddoto che ricordi con il sorriso?
Vinsi un concorso all’Accademia: una settimana di stage in una cava a lavorare l ardesia in provincia di Imperia. Non ho mai preso cosi tanto freddo in vita mia!

Quanto conta oggi la comunicazione?
La buona comunicazione e’ fondamentale, ma lasciamola fare a chi ha le competenze per farlo e a chi lo fa di mestiere.Gli artisti invece dovrebbero concentrarsi di più sul loro lavoro che non è quello di postare 2 volte al giorno le foto sui social Scervellandosi sui tag più appropriati alla ricerca dei like.

Come è cambiato il ruolo del gallerista?
Si dice che internet abbia modificato radicalmente questo ruolo, conferendogli un posto non più totalitario. Credo che sia vero.
Tuttavia io continuo a credere molto al ruolo del gallerista e pochissimo all’artista tutto fare che si crea e si vende da solo. La parete di una galleria è come l altare di una chiesa……consacra un lavoro in una dimensione di austerita’ e spiritualità unici.

Cos’è per te l’arte?
Per me l arte é purtroppo una droga, una bestia che si è insinuata dentro di me e che mi sovrasta, alimentandosi del mio tempo. Io non ho scelto di fare l’artista e non avrei mai scelto di esserlo. É una condizione interiore di molti salti nel vuoto e nel buio, alternati ai doveri della vita concreta.

Come ti sei avvicinata nella realtà dei manicomi ?
Una zia molto vicina a me in infanzia soffriva di problemi psichiatrici gravi che affioravano con forza a credenza di qualche anno quando diminuiva le dosi di medicinali: allucinazioni, deliri, tentati suicidi. Da piccolissima la malattia mentale ha fatto parte della mia vita, la curiosita’ intorno alla malattia e’ sempre stata innata.

Come costruisci le tue immagini ?
Mi piace cercare la teatralità dell’immagine, quindi ci tengo molto a costruzioni equilibrate, sia per i soggetti nel contesto, che per i colori e quasi sempre da una prospettiva centrale, spero quanto più elegante, sussurrata e mai “prepotente” per la vista e lo spettatore.

Che cosa vuoi comunicare con la tua ricerca attraverso la mostra The Dreamers ?
Siamo tutti sognatori che si addormentano ogni notte….a volte facciamo sogni meravigliosi, in altri incubi…..Gli opposti sono il segreto dell’esistenza: sogno e realtà , sacro e profano, bellezza e orrore, cura e abbandono. Con la prima parte della mostra,vorrei trasmettere l importanza di andare oltre le apparenze e di cercare sempre il sottile confine che definisce la nostra percezione di verita’.

La seconda parte dedicata al mondo dei manicomi, è denuncia pura nei confronti di un sistema curativo del passato in cui la parola “cura” era spesso sinonimo di un’inenarrabile violenza mentale e fisica.
Violenza a cui ha contribuito il mondo religioso cattolico che troppo spesso ha associato la malattia con il “male” stesso e con Satana in persona. Pratica solo del passato cancellata dai progressi della scienza? Niente affatto! É incredibile pensare al numero di richieste di esorcismo che vengono effettuate ogni anno, e alla grande attenzione che la Chiesa riserva a questa pratica, formando persone che siano capaci di scacciare il “maligno”, non facendo altro che protrarre l’agonia di un malato psichico non riconosciuto per il sistema ecclesiastico.

Infine la mia denuncia investe il paradosso tutto Italiano di creare leggi severissime sulla Tutela della Privacy e lasciare strutture abbandonate di ex ospedali psichiatrici stracolme di dati personali privatissimi come cartelle cliniche mediche, con possibilità di accesso da parte di estranei. Nella mia mostra troverete installazioni fatte con centinai di cartelle cliniche e lastre appartenenti a persone ricoverate prima del 78. Nomi,cognomi, indirizzi, patologie. Persone forse ancora oggi viventi. Private allora delle loro libertà di essere umano e intrappolate in un presente che non vuole lasciarle andare…..

Grazie davvero Donatella, a presto
Paola Fiorido e Alessio Musella

Intervista in collaborazione con Vento & Associati

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