GiGro: Emozioni Visive.

gigro

Grazie al suo approfondire varie tecniche pittoriche e diversi linguaggi espressivi, come la pittura, l’arte digitale e la fotografia riesce a trasformare le opere in un ponte tra la sua riflessione intima e l’occhio di chi osserva.

Conosciamo meglio attraverso questa intervista Giuseppina Irene Groccia in arte GiGro, lasciando a lei il compito di raccontarsi attraverso le sue risposte.

Il tuo primo contatto con l’arte?

Il mio primissimo approccio con l’arte è stato  sicuramente durante la mia adolescenza, fin dall’infanzia mi portavo dietro la consapevolezza di essere brava a disegnare, così ho iniziato a fare i primi schizzi con matita e poi con carboncino. Le conservo ancora gelosamente, amavo riprodurre minuziosamente le delicate figure femminili presenti sulle riviste di moda.

Con l’arrivo in casa del primo computer iniziai a sperimentare anche l’arte digitale, scannerizzavo questi miei disegni, elaborandoli, dandogli colori ed effetti grafici.

In quel momento presi coscienza della parola creatività, in quanto mi resi conto che ero io a determinare l’evolversi di un disegno, non limitandomi al solo copiare.

Inconsapevolmente avevo scelto già fin da allora quali sarebbero diventati in seguito i soggetti predominanti nel mio percorso artistico e cioè il corpo e poi il viso femminile.

Dico in seguito perché il mio percorso di vita e di studi mi portò ad allontanarmi da questo mio primo approccio all’arte.

Scelsi un percorso di studi differente, forse perché non ero del tutto consapevole della mia vera vocazione per l’arte, questa consapevolezza avvenne in seguito, arrivò prorompente in un periodo particolare della mia vita, e mi travolse completamente, ricompensadomi di tutte le mancanze del passato.

Successe che durante gli anni in cui ero impegnata a fare “altro”, arrivò per me un momento di difficoltà interiore in cui mi fu consigliato di crearmi uno spazio tutto mio, dove trovare tempo da dedicare a qualcosa che amavo. Non ci fu nemmeno bisogno di pensare, nella mia mente affiorò in modo immediato quel pensiero che avevo tenuto per tanto tempo assopito dentro di me, in quel momento mi resi conto che forse avevo sacrificato una passione e che il corso della vita mi stava dando l’opportunità di potergli dare lo spazio e il tempo che meritava e la afferrai al volo.

Iniziai con allestire in casa una stanza, attrezzandola con tutto il necessario, tele, colori, cavalletti e quant’altro. Prese così inizio un percorso di studi laboratoriali dove potei approfondire man mano le varie tecniche pittoriche.

Ripresi ad interessarmi anche all’arte digitale, in particolari momenti sentivo che era il medium con il quale riuscivo meglio ad esprimere la mia creatività.

Al percorso digitale ho dedicato in seguito tanto studio e ricerca, perché contrariamente a quello che possa sembrare non è semplice riuscire a trovare un linguaggio personale che si stacchi dai preconcetti standardizzati attribuiti a questa tecnica espressiva.

Negli ultimi anni ho approfondito anche il percorso della fotografia, scegliendo un approccio sperimentale e con il quale ho ottenuto valide gratificazioni.

Quando hai capito che l’arte sarebbe diventata da passione a professione?

Nonostante nella vita mi occupo di altro a livello professionale, l’arte ha preso un posto fondamentale nel mio quotidiano, diventando per me ragione di vita.

Penso che quando l’arte entra nella dimensione della passione non possiamo più chiamarla un hobby, ma diventa, a tutti gli effetti, il prodotto finale di una professione parallela e speciale.

Durante il mio percorso ho scelto di affiancarmi a professionisti del settore i quali hanno curato le mie iniziative espositive nazionali ed estere. Per quanto riguarda le vendite mi affido esclusivamente alla più importante galleria d’arte online “Saatchi Art” con sede a Los Angeles.

La tua prima opera?

È “Pensieri associativi”, un dipinto del 2012 a cui sono molto legata, perché molto autobiografica.

Per fare arte , bisogna averla studiata?

Credo che una buona conoscenza della storia dell’arte e delle tecniche artistiche sia fondamentale per sviluppare un proprio linguaggio ma penso sia altrettanto importante la presenza di un talento innato, in quanto per quest’ultimo non credo ci siano studi specifici.

Due aspetti ben distinti che devono confluire insieme, arricchendosi di approfondimenti e sperimentazioni, per portare alla giusta crescita e valorizzazione di un artista.

Come scegli cosa ritrarre ?

Non lo scelgo io.. spesso vi è una inconsapevole immedesimazione con ciò che ritraggo. I miei soggetti sono volti femminili che esprimono l’eterno conflitto riguardante i temi della dualità interiore, presente in ogni donna.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso ?

Su questa domanda permettimi questa piccola digressione personale e divertente.

Più che un sorriso mi porta a ridere qualcosa che gira intorno al mio nome d’arte in relazione ai miei familiari.

Innanzitutto perché un nome d’arte?!

Il motivo è molto più semplice di quello che si possa pensare.

Ai tempi in cui iniziai a dipingere, il mio nome non entrava mai per intero sulle piccole tele, o almeno avevo sempre difficoltà nell’inserirlo a fine lavoro, in quanto troppo lungo, così chiesi consiglio a mia figlia Mariel, che mi suggerì in modo veloce e spontaneo GiGro, abbreviazione del mio intero nome che in quel periodo usavo come mia email.

Per mio marito divenni “GhiGro”, solo con il tempo capì che doveva togliere l’acca.

Per mia figlia Aureliana invece il mio nome d’arte è stato sempre fonte d’ispirazione per affibbiarmi nuovi nomignoli, ad esempio “GiGro Kartoffel” per via del mio trascorso in Germania, “GiGra” oppure l’attuale “GiGretta”, l’unico da me approvato.

Se potessi incontrare un artista del passato , chi e cosa gli chiederesti?

Senza ombra di dubbio il grande Gustav Klimt, controverso per il suo tempo è indubbiamente un artista che era molto più avanti rispetto ad altri artisti del suo tempo.

È proprio questo aspetto a renderlo così affascinante ai miei occhi, la sua avanguardia e il suo coraggio nel prendere le distanze da un percorso accademico per inoltrarsi nella sperimentazione, mescolando varie tecniche e introducendo materiali differenti, come le dorature e i mosaici, portandolo così a un modo nuovo di trasfigurare la realtà, tutto ciò lo rende così sorprendentemente attuale.

Sicuramente mi avrebbe fatto piacere chiedergli perché questa sua scelta di rappresentare una femminilità nuova, aggressiva e moderna per quei tempi.

Se incontrassi te stessa a 18 anni cosa ti consiglieresti ?

“Vorrei tornare giovane ma con la testa di adesso”.. è un po’ la frase che sentiamo dire spesso. Quindi facendo mia questa frase in relazione alla tua domanda, sicuramente mi consiglierei di seguire più la mente che il cuore.

Ma non credo sia giusto perché l’esperienza di quei momenti, compresi gli errori, ci portano quella saggezza che ci aiuta poi in seguito a fare le scelte giuste nell’età più matura.

Quanto conta la comunicazione ?

Sono convinta che l’arte sia un linguaggio universale e che porta ad esprimere la nostra sensibilità umana nelle forme più intime e introspettive.

Penso quindi che una corretta comunicazione svolge un ruolo fondamentale nell’elaborazione di un linguaggio espressivo.

Per un’artista la comunicazione è importante, in quanto si tratta di raccontarsi e dare un senso al suo Io più profondo attraverso delle immagini, senza usare un linguaggio verbale ma soltanto una forte comunicazione visiva.

Attualmente la comunicazione si è adattata molto ai formati dei social network, saper usare questi canali porta a numerosi vantaggi, come quello di riuscire ad annullare i tradizionali svantaggi legati al circoscritto e selettivo mondo del settore espositivo di gallerie e musei, in pratica un’artista emergente può avere la stessa visibilità di un artista già affermato applicando la giusta comunicazione sui canali digitali.

Che differenza c’è, nella percezione dell’arte tra Italia e estero?

Oggi molte opere italiane si trovano all’estero a testimoniare, ancora una volta, l’importanza del nostro patrimonio, ma per quanto l’arte contemporanea italiana sia interessante, in Italia mancano una struttura e un sistema come quelli che ci sono all’estero, molti operatori del settore si lamentano infatti per l’assenza di risorse e sostegno da parte delle istituzioni.

Per quanto riguarda nello specifico la mia esperienza, ho trovato molto più riscontro all’estero con le mie opere digitali. Attraverso il sito di vendita che cura le mie vendite sono riuscita ad esportare molti miei lavori digitali all’estero.

Qui in Italia decisamente molto meno, nonostante l’arte digitale esista ormai, in forme diverse, molti sembrano ancora scettici sulla possibilità di acquisire e collezionare opere d’arte che consistono in file digitali. Credo che, qui in Italia, questo aspetto nasca da una forma di resistenza verso la tecnologia in sè.

Cos’è per te l’arte?

L’arte per me è un territorio magico dove rifugiarmi. L’arte mi porta in un territorio silenzioso dove riaccordarmi al potere del tempo presente e all’ascolto della mia propria anima.

Cosa ti aspetti da un curatore ?

Il ruolo di un bravo curatore è quello di riuscire a creare una connessione emotiva  tra l’artista, le sue opere e gli interlocutori. Deve possedere la giusta professionalità nel riuscire a collegare la forza creativa di un artista verso il giusto pubblico e la capacità di diventare l’interlocutore principale a cui affidarsi per una solida crescita professionale.

Cosa chiedi ad un Gallerista ?

Ad un gallerista chiederei sicuramente un rapporto di reciproca fiducia e il sincero apprezzamento per il mio operato, prima di un qualsiasi contratto commerciale.

Quanto contano per te la luce e il colore?

L’equilibrio tra queste due forze svolge un ruolo importantissimo per me.

La luce è fondamentale, insieme ad ombre e riflessi rende possibile la percezione chiaroscurale, attribuendo ed esaltando qualità ad un insieme visivo, sia esso pittorico o fotografico.

Il colore invece è la forza cromatica attraverso la quale trasmettere il proprio messaggio interiore.

Raggiungere l’equilibrio nella distribuzione dei colori è uno degli scopi principali per un’artista, riuscire ad organizzarli gradualmente nella loro stesura li fa diventare un prezioso strumento al servizio dell’espressione artistica individuale.

Grazie per il tempo che ci hai dedicato

Alessio Musella

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