Intervista a Pablo Bermudez

Pablo Bermudez

Le opere di Pablo Bermudez , Artista Colombiano, appaiono come modelli compositivi a immagini fotografiche, elaborazioni digitali, assemblaggi di materiale massmediatico.

Conosciamolo meglio :

Quando hai capito che l’arte sarebbe diventata da passione a professione?

Credo di averlo capito intorno agli undici anni, ricordo che avevo deciso di mia spontanea volontà di iscrivermi ad un corso pomeridiano di pittura e disegno.

La tua prima opera?

Quando avevo 8 anni realizzai un’intera città futuristica in scala tutta di pongo, la ritengo la mia prima opera, non so che fine abbia fatto, sicuramente è stata buttata via.

Per fare arte , bisogna averla studiata?

È una domanda difficile a cui rispondere, uno dei miei mentori, fin da ragazzino, nel mondo dell’arte è Fabrizio Musa e lui non ha studiato arte ma giurisprudenza, e tuttora mi rivolgo a lui per consigli importanti. Direi che se si vuole affrontare il mondo dell’arte a livello professionale è fondamentale conoscere l’arte, che la si studi in accademia o da soli questo non ha importanza. Per quanto riguarda le tecniche ce ne sono alcune che difficilmente si apprendono empiricamente e altre che non esistono nemmeno e vengono inventate dagli artisti estesi.

Come scegli cosa ritrarre?

Nella mia ricerca mi occupo principalmente di post-produzione d’immagini. Durante l’accademia mi è rimasta impresa una frase detta da un mio professore. “Davvero serve creare nuove immagini in un mondo invaso dalle immagini?” così cerco sempre di trasformare immagini già esistenti piuttosto che crearle da zero.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

La prima volta che ho conosciuto Marlo Montoya e Javier Blanco durante l’inaugurazione di una mostra di Javier a Barcellona. Da quel giorno è nato il nostro collettivo Bhart.co (B-house Art Company). Ho bellissimi ricordi di quel momento.

Se potessi incontrare un artista del passato, chi e cosa gli chiederesti?

Sicuramente se avessi la possibilità vorrei incontrare Dante ma non avrei domande da fargli, ha già detto tutto.

Quanto conta la comunicazione?

La comunicazione fa parte della mia ricerca, il mio lavoro degli ultimi anni si è incentrato molto sui social network, il nostro progetto @art_fabrique su instagram nasce come progetto artistico incentrato sulla comunicazione, sul Guerrilla Marketing e sulla teoria dei sei gradi di separazione. Per me conta come analisi sociologica e ricerca artistica, devo dire però che le cose più importanti come si sono successe nel mondo dell’arte sono dovute ad incontri fortunati e di sincronicità.

Che differenza c’è, nella percezione dell’arte tra Italia e estero?

Io ho lavorato principalmente all’estero, in Colombia dove sono nato, collaboro con il Museo de Arte de Pereira, ho esposto in altri musei nazionali. Lavoro molto in Asia, principalmente a Manila dove c’è un grande fermento artistico accompagnato da un mercato in crescita. In Italia le cose funzionano bene, per quanto riguarda il privato, (del pubblico preferisco non parlarne), l’unica cosa è che mi sembra tutto più lento. All’estero, soprattutto in Asia c’è un’altra velocità, nella realizzazione dei progetti, nella presa di decisioni e nel fare carriera come artista.

Cos’è per te l’arte?

L’arte è la mia vita fin da ragazzino, mi fa felice, mi fa vivere bene ma soprattutto mi permette evitare gli orari d’ufficio, di fare il pendolare e di avere le vacanze solo ad agosto e a natale.

Cosa ti aspetti da un curatore?

Che mi faccia mille domande oltre che osservi tutto il mio percorso artistico, che mi conosca profondamente senza rimanere nella superficialità.

Cosa chiedi ad un Gallerista?

Che investa, in tempo e risorse. Se è possibile che paghi le spese di viaggi e realizzazione delle opere, ma soprattutto che creda nel futuro dell’artista. ­­

Grazie per il tuo tempo Pablo

Alessio Musella

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