Intervista a Stefano Bressani “Il Sarto dell’Arte”.

Stefano Bressani

Stefano Bressani è artista e Maestro di una tecnica unica nel panorama dell’arte contemporanea di cui è padre fondatore.

Nato a Pavia nel 1973, coltiva la passione per l’arte figurativa e per il mondo dei colori, la sperimentazione fa parte del suo modo di pensare e concepire la vita.

Si avvicina al mondo delle stoffe e si colloca nel segmento della scultura con un nuovo modo di interpretare l’arte

Conosciamolo meglio attraverso questa intervista :

Il tuo primo contatto con l’arte?

“Ricordo con piacere quel giorno, avevo poco più di 5 o 6 anni e per caso presi in mano una rivista, credo fosse un allegato a qualche quotidiano, negli anni ’70 difficilmente la carta stampata dell’editoria di massa regalava volentieri il colore.

Ciò che fu subito a rapirmi, fu l’immagine di una delle donne di Picasso: la guardai in modo strano e voltai pagina, poi scorsi tutta la rivista e al termine tornai a cercarla tra le pagine facendo una sorta di Rewind cartaceo.

Quella fu la prima volta che mi innamorai di Pablo Picasso, del suo periodo cubista, non degli altri, che ebbi poi modo di approfondire negli anni a venire.

Passò del tempo prima che mi capitasse nuovamente di pensarci e di cercare volutamente qualcosa che mi potesse ricondurre a lui, ma quella pagina, quella immagine, segnò la mia vita per sempre.

Era il dipinto di “Maya con la bambola” una grottesca scomposizione dove le forme, per il mio gusto di bambino, si mescolavano alla dolcezza del gesto di quella creatura che teneva la sua bambola come il feticcio più prezioso tra i preziosi. Nacque la prima impronta delle incoerenze che tanto mi furono poi di ispirazione per la vita e che tanto nel mio lavoro oggi giustificano, in ogni opera, la presenza dell’elemento chiodo, atto a unirle insieme in un legame fortissimo che, al posto di allontanarle, le incoerenze, le attacca trasformandole in Opera d’arte.

Quando hai capito che l’arte sarebbe diventata da passione a professione?

Arte e Professione per un Artista non possono essere scisse, anzi spesso il problema si pone in modo contrario ma non ci si riesce, per questo vivere con un Artista è estremamente difficile e complicato.

Sono compagno di una donna meravigliosa, Barbara, papà di una altrettanto meravigliosa figlia che adoro, Abigail Bressani.

La mia compagna ha compreso che è importante lasciarmi i miei spazi, che con rispetto e responsabilità matura cerco di rendere meno pesanti di quello che a volte sono e mia figlia invece raccoglie, spero, quel pizzico di follia condivisa di genitori che hanno la curiosità sana per la vita e lo stare bene insieme.

Sperimentare è alla base del fare senza voler conoscere, io lo insegno e ne voglio essere portavoce, conoscere è alla base del sapere se quello che si è sperimentato sia cosa esclusiva. La vita insegna spesso che passione e professione sono i sogni dei bambini, ma la vita è anche realtà che spesso sbatte in faccia un muro che va accettato e che fà male. Non tutti hanno le possibilità economiche per sostenere i propri sogni e spesso per vivere si lavora senza poi più avere le forze per dedicarsi alla passioni perché stremati.

Da sempre io mi vanto di essere un sognatore, quando guardo il cielo con mia figlia e con la mia famiglia, mi piace suggerire loro di non fermarsi a guardare le stelle che vedono con più facilità, quelle più luminose, ma di provare a guardare il vuoto ed è in quell’attimo che gli occhi riescono a vedere oltre e a scorgere quelle più lontane che non tutti sono in grado di cogliere.

Solo chi è capace di andare oltre può sperare di esaudire i propri desideri.

Fidatevi di un povero romantico sognatore che non ha mai abbandonato la voglia di combattere per rincorrere le proprie mete.

Una mia frase è diventata il mio simbolo di vita e recita così: “Io, Artista unisco i Sogni alla Praticità affinché possa rendere possibile il mio improbabile” Questa credo sia la vera risposta in una riga.

La tua prima opera?

La mia prima vera Opera è stata una piccola rappresentazione di bozzetto della figura femminile in una posa plastica. Un lavoro che oggi ripudio per come è stato confezionato, in modo grossolano, con le stoffe sbagliate, senza una tecnica ben definita e senza degli utensili che attualmente sono i miei principali strumenti di lavoro.

Il divario tra la mia prima opera e la produzione odierna da allora ad oggi , lo paragono ad un appendicectomia di fine ‘800 in relazione all’ultima operazione di chirurgia estetica moderna .

Sorrido se penso che la mia tanto odiata prima opera , oggi è estremamente ricercata in quanto la N 1 .

Era l’inizio degli anni 90, e questa mia creazione è stata in pratica la bandierina per poter essere ri-conosciuto come unico nel Mondo dell’Arte.

Da quell’opera sono oltre 600 le successive, sono partito dall’esporre in un bar fino ad arrivare ai Musei

Per fare arte, bisogna averla studiata?

“No! Io non credo, almeno per coerenza ne sono il portavoce più diretto.

Mi è stata riconosciuta la Paternità di una Tecnica che ho creato, rivoluzionato e introdotto per primo all’interno del “sistema” arte contemporanea.

Oggi il mio lavoro è la mia vita, non esistono orari, io lavoro “h 24, 7 su 7″, è forse una ossessione ma l’amore per quello che faccio e il ritorno di soddisfazioni, riescono a pagare tutte le fatiche.

Sono nato artisticamente dal nulla, figlio di una casalinga e di un impiegato, si sono separati e ne ho sofferto, forse anche per questo è cresciuto in me il grande desiderio di essere e rappresentare qualcosa per qualcuno.

Non ho fatto accademie, ne scuole dell’Arte.

All’eta di 13 anni, giunto il momento di scegliere le scuole medie superiori avrei preferito iscrivermi al liceo artistico, ma i miei genitori non erano d’accordo, vinsero loro. Feci una scuola tecnica a fatica, gli interessi erano altri e dopo 7 lunghi anni decisi di uscire per iniziare a lavorare.

Intrapresi l’attività di progettista meccanico per diverse aziende.

Luoghi per me soffocanti, soprattutto per la mia creatività che si sentiva sempre più ingabbiata.

Dopo 16 anni decisi di fare il grande passo, presi un anno di aspettativa , non fu facile, anche perchè lasciare il certo per l’incerto non era condiviso da chi mi stava accanto.

Quella mia decisone fu il mio treno, quello che passa una volta sola .

Chi come me, vive sperimentando ( in questo mi sento vicino al grande Leonardo ), vive sperimentando ha una possibilità in più di avere intuizioni , che non possono certo essere insegnate accademicamente.

Magari un giorno qualcuno leggerà la mia storia sui libri d’arte, in fondo credo che sia il desiderio di molti artisti diventare un esempio da seguire.

Come scegli cosa ritrarre?

Per me ritrarre fà parte di un processo, è una fase che si inserisce tra le idee e la loro applicazione.

Ritengo che chiunque possa essere descritto come una cassettiera vuota e che sia compito di ognuno trovare il contenuto giornaliero per riempire quei cassetti.

Tanti più cassetti hai colmi, tante più saranno le combinazioni che potrai fare e se lo sai fare bene diventeranno infinite.

Premesso questo, la mia attenzione è sempre incline verso la bellezza, verso il desiderio di affrontare un tema a me caro oppure cercando di soddisfare le esigenze dei miei collezionisti , ma il comune denominatore deve sempre essere la mia soddisfazione nel aver creato un’opera.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Nella moltitudine di situazioni che riguardano il mio lavoro ma allo stesso tempo la mia vita, ci sono momenti e situazioni curiose. In questi anni di attività come Artista mi è capitato di confrontarmi con diversi generi di persone.

Un aneddoto che ricordo con divertente ironia mi riconduce ad una sera d’estate, quando ancora esponevo alcuni pezzi in locali esclusivi.

Ero al Kzar di Forte dei Marmi, correva l’anno 2010.

In quell’occasione mi presentarono il Maestro Andrea Bocelli , lo accompagnarono da me, potete immaginare la mia emozione nell’incontrare un Artista che ha contribuito a comunicare la creatività del nostro bellissimo paese a livello mondiale.

Gli spiegarono chi fossi e cosa facessi li , incuriosito dai miei racconti rimanemmo ore a parlare fino a quando lui, con una mano si avvicinò ad uno dei miei lavori e lo accarezzò.

Si trattava di un ritratto di donna, una delle mie Sculture Vestite, appesa ad un albero, nella piazzetta del dehor a lato dei tavoli.

La sua mano scivolò tra le trame dei tessuti , era evidente che stesse cercando di comprendere cosa si trovasse di fronte , ad un tratto esclamò: mi sembra di vederla.

Fu un momento per me molto emozionate. solo attraverso il tatto il Maestro Bocelli era stato in grado di apprezzare la mia creazione.

Da lì a poco nasceva il mio progetto per Alfabeti differenti, dedicato agli ipovedenti e alla loro percezione attraverso l’arte materica, in cui le persone venivano bendate ed invitate toccare con mano per insegnare loro l’importanza di tutti i sensi.

La ma madrina di questo happening fu Mara Maionchi.

Quanto conta la comunicazione ?

Oggi, la comunicazione in cui siamo immersi è la chiave di volta per riuscire a veicolare i propri lavori senza dover investire troppo.

Sui social come nella vita cerco di essere sempre trasparente, prima come uomo e poi come artista. Una caratteristica che a lungo andare paga e ti regala un risultato di ritorno a volte tanto inatteso quanto auspicabile.

Attraverso la mia comunicazione ho sempre cercato di far conoscere il mio essere semplice e complesso allo stesso tempo.

Che differenza c’è, nella percezione dell’arte tra Italia e estero?

Non sono, secondo il mio parere, le aree geografiche a fare la differenza, ma la capacità di comprendere del singolo individuo.

La nostra esterofilia spiccata e sofferente, per chi sa davvero fare nel nostro Paese, è il monito di tante cose che non funzionano.

Io mi sento un contemporaneo, anche se spesso quando si parla di arte “in Italia” siamo fermi a Donatello, Michelangelo e tutta la compagnia dei grandi.

L’arte invece dovrebbe essere lo specchio dei tempi, Io, come Artista, sento di raccontare il mio presente.

Cos’è per te l’arte?

L’arte è il senso di una “vita” che ha vissuto. L’arte è la trasposizione di un lato sensibile che ognuno percepisce in modo diverso.

L’arte non si può copiare, perchè ogni Artisti dovrebbe essere unico, e a mio modesto parere ogni opera dovrebbe fare parte del vero patrimonio culturale del Mondo.

L’arte è un pezzo unico perché chi la produce è tale! “ S.B.

Cosa ti aspetti da un curatore ?

Da quando ho intrapreso questa meravigliosa e avvincente avventura mi sono imbattuto in diverse e controverse figure, note e meno note.

In alcuni casi ho incontrato curatori che più che voler parlare delle mie opere, preferivano parlare di se.

Con alcuni è nato un rapporto di amicizia che dura tutt’ora, con altri è successo che si siano rotti alcuni equilibri tanto da crepare anche solide amicizie, con altri è solo stato come fare l’amore con una puttana.

Detto questo credo che il rapporto con un curatore possa esistere e alimentarsi come un rapporto d’amore, basato sempre sulla trasparenza sul rispetto e sull’equilibrio delle parti.

Nel mio caso, la mia formazione tecnica mi ha permesso di sviluppare una preparazione organizzativa da progettista, che spesso mi permette di gestirmi in modo totalmente autonomo.

Paradossalmente capita che sia io ad organizzare il tutto e solo dopo chiamare un curatore che invece di essere contento spesso si indispettisce.

Mi è anche capitato che a a volte alcuni curatori si siano presi dei meriti senza aver fatto praticamente nulla..  

Robert Phillips è un curatore irlandese dal fare molto pacato ed elegante, un gentiluomo d’altri tempi che alla prima battuta, quando ci fu occasione di parlare di compiti e profitti mi disse: tu pensa a fare l’Artista, quello devi fare, devi creare contenuti non stipendi conto terzi, io al limite posso curarti i problemi psicologici che hanno molti artisti, quantomeno cercare di assecondarli.

Ovviamente la sua ironia si è subito sposata con la mia e siamo diventati amici, mi colpì molto il fatto che al primo testo che scrisse per me, non lo firmò.

Alla mia domanda: perchè non lo hai firmato , rispose: chi deve sapere chi lo ha scritto lo sa.

Poi ci sono le star che scrivono e prima di parlare di te parlano di loro, ma questo capitolo ho deciso di regalarlo ad altri.

Cosa chiedi ad un Gallerista ?

Rispetto e di stare basso con le commissioni di vendita! Io ho la presunzione di lavorare bene, ma forse non è presunzione, si tratta di consapevolezza e percezione del proprio operato.

Conosco i miei limiti perché spesso mi piace spingermi oltre, è un’ottima palestra per allenarsi con sé stessi e la possibilità di misurarsi con gli altri.

Ho conosciuto galleristi capaci ed altri meno capaci, forse alcuni meno fortunati di altri, qualcuno con le possibilità finanziarie più grandi ed altri con bellissime idee e pochi contatti.

Ho conosciuto squali e persone oneste, ho incontrato alcuni che mi hanno trattato a pesci in faccia all’inizio e che sono restati ad osservare negli anni, altri che hanno ammesso di avere sbagliato ed altri ancora che hanno perso la possibilità di avermi perché sono stato io a non sceglierli più…

Questa domanda fatta così ad un Artista è come chiedere ad un uomo cosa chiede ad una donna e viceversa.. 

Principalmente un gallerista deve avere la mia stessa sensibilità, altrimenti difficilmente riuscirà a presentare e proporre le mie opere, se così non fosse, perderemmo del tempo in due.

Ho una produzione limitata a pezzi unici con una grande artigianalità, che credo fermamente essere un valore aggiunto alle mie Opere, per questo motivo non posso permettermi di sprecare tempo con chi mi tiene da parte. Spesso lavoro con pochi e a progetto.

Il gallerista che vuole dimostrare un reale interesse nel mi lavoro dovrebbe almeno acquistare un’opera , solo così può iniziare una reale collaborazione a mio avviso .

I galleristi che mi parlano subito di conto vendita sono spesso scartati.

Alle gallerie le mie commissioni sono il 40% e con le altre situazioni il 20% senza che questo sia un tabù: ricordate la mia trasparenza?

l’investimento più grande che possa fare un acquirente in questo momento è il tempo dedicato a capire, approfondire, conoscere cosa io ho realizzato, ricordando che sta portando a casa un pezzetto di Stefano Bressani che vale ad oggi 48 anni di vita!

Quanto contano per te la luce e il colore?

Il mio concetto non è astratto, è reale per me e spero lo possa diventare anche per chi legge questa intervista.

La luce conta per la vita, da oriente ad occidente illumina le nostre scelte delle quali siamo gli unici responsabili.

Il colore conta per la gioia, basti ricordare l’arcobaleno che da bambini tutti abbiamo guardato con stupore e magia. Pensate che per ogni artista come me, per ogni vero Artista, quell’arcobaleno inizia dalle sue mani e arriva agli occhi di chi vede cosa sono state in grado di realizzare . Tutto il resto è una infinita combinazione di colori tra i sogni di chi da e quelli di chi riceve.”

…e scusate se…

“Forse non sarò piaciuto a qualcuno, forse mi avrete preso per un folle, oppure un egocentrico, fatto sta che, se siete arrivati fino a qui avete mostrato tanta pazienza, ma ora sono sicuro che abbiate compreso parte del mio io “Il Sarto dell’Arte.

La scomposizione è il mio inizio, le incoerenze il mio tramite, i chiodi gli elementi ed il cappello a cilindro la prolunga della mia mente.

Grazie per il tempo a noi dedicato

Irene Zenarolla

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