C’è una sottile magia nelle mani di Valente Cancogni.
Con la sua “Sognatrice”, l’artista smette di scolpire la materia per iniziare a dare forma all’invisibile, miscelando con sapienza antica acqua, aria, fuoco e terra.
Il volto della figura appare assorto, un soffio di lineamenti dolci e appena accennati che sembrano emergere da un ricordo lontano.


Non servono dettagli superflui quando il silenzio parla così forte.
La postura, quell’inclinazione così umana e fragile del capo, basta a trascinare chi guarda in una riflessione profonda.
Il vero colpo di genio è la scelta dell’oro.
Non cercate lo sfarzo, cercate il simbolo: è la preziosità dell’anima che affiora in superficie.
Le linee si muovono sinuose, fluide, prive di quegli spigoli vivi che appartengono alla durezza del quotidiano, regalando alla scultura un’armonia che sa di pace assoluta.
Cancogni non ci consegna un oggetto, ma un’emozione pura: il momento esatto in cui il sogno diventa spirito
Alessio Paolo Musella