Un volto dormiente, scolpito nella sacra e densa quiete stilistica di Tigist , giace come un tempio inviolabile che rifiuta il mondo esterno. Le palpebre pesanti, rese con un chiaroscuro profondo e materico tipico dell’artista etiope, tracciano un confine netto, un cartello silenzioso che recita: “Non disturbatemi, sono altrove”.
È un riposo assoluto, quasi una difesa contro la banalità del quotidiano, dove ogni lineamento custodisce un segreto.
Attorno a questa immobilità granitica, però, la realtà tangibile si dissolve rapidamente e cede il passo all’esplosione onirica e cromatica che ricorda Paul Gauguin.
Le lenzuola non esistono, lo spazio si fonde con la pelle; tutto si trasforma in un oceano che culla la mente.
Le pennellate si fanno dense, piatte e sature di giallo cromo e rosso lacca, non per descrivere luoghi geografici, ma per evocare i “sapori” intensi e l’odore speziato di paradisi lontani e lussureggianti.
L’anima non si separa dal corpo con un distacco netto, ma fluisce come colore puro che si stacca dal profilo del dormiente, un’estensione vibrante dell’essere che colonizza territori sconosciuti dove la prospettiva cede il passo all’emozione pura.
È un cammino immobile, una frenesia interiore e spirituale nascosta dietro la maschera di un riposo assoluto e apparentemente passivo, ma che in realta’ e’ solo l’inizio di un lungo viaggio
Alessio Paolo Musella