Tigist Mezzanzanica e l’Acqua: quel Pigmento Fluido tra Realtà e Sogno

C’è un istante preciso in cui la fotografia smette di documentare e inizia a mentire con eleganza.

È quel momento in cui l’acqua, perdendo la sua trasparenza didascalica, si addensa, si fa materica, mutando in una pennellata d’olio stesa su una tela invisibile.

​In questa dimensione, l’elemento liquido smette di essere scenario per farsi maschera.

​Non una maschera che nasconde per ingannare, ma un filtro dell’anima che il protagonista indossa con consapevolezza.

È un gioco di volumi e di densità: c’è chi sceglie un velo sottile, quasi un sussurro, per lasciarsi accarezzare dalla luce, e chi invece decide di immergersi in uno strato spesso, viscoso, protettivo.

Lo spessore di questa maschera liquida è la misura del mistero che il soggetto decide di concederci.

​L’acqua diventa così il confine tra ciò che siamo e ciò che vogliamo apparire.

Non è più chimica, è emozione pura applicata al sensore; è la scelta di sparire in un riflesso dorato o di riemergere, lentamente, da una superficie che ha la consistenza dei sogni più profondi. In fondo, in uno scatto che profuma di pittura, l’acqua non bagna: avvolge, protegge e trasforma.

Alessio Paolo Musella

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