‘The Queen” icona Pop immortale.

The queen
The queen

La Regina Elisabetta II non è stata semplicemente una monarca; è stata il più grande cortocircuito visivo del Novecento.

Se ci pensi, la Pop Art si nutre di icone pronte all’uso, di volti così masticati dal pubblico da diventare brand.

E chi, meglio di lei, stampata su miliardi di sterline, francobolli e tazze di tè, poteva incarnare questo concetto?
​Il passaggio da simbolo del potere sacro a oggetto del desiderio artistico è stato fulmineo. Andy Warhol, che aveva il fiuto assoluto per ciò che era “massa”, l’ha presa, l’ha colorata con la sua serigrafia e l’ha messa sullo stesso piano di Marilyn Monroe o di una lattina di zuppa Campbell.

Ha democratizzato la corona, trasformando la sovrana nell’ennesima celebrità globale da consumare con gli occhi.


​Ma il vero capolavoro della sua forza iconica sta nella sua neutralità.

Quello sguardo imperturbabile, quella poker face reale, era una tela bianca perfetta.

Poteva diventare la celebrazione del lusso nelle mani di Warhol, ma anche il manifesto della ribellione punk nel 1977, quando Jamie Reid le ha strappato occhi e bocca per la copertina dei Sex Pistols.

Un’immagine violenta, eppure potentissima, che dimostra come quel volto fosse un codice universale: bastava graffiarlo per parlare di anarchia.
​Oggi, da Banksy che le dipinge il fulmine di David Bowie sul viso fino agli sticker di street art sui muri di Londra, “The Queen” rimane l’icona pop definitiva.

Ha superato il tempo e la politica, trasformandosi in un marchio pop assoluto, un’opera d’arte vivente che ha saputo viaggiare dai palazzi reali ai musei d’avanguardia senza perdere un grammo di quella sua irresistibile, e popolarissima, regalità

Alessio Paolo Musella

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