Salvatore Iacono: Il Gallerista non è un Bancomat dell’Artista.

Salvatore iacono
Salvatore iacono

Continuate voi “artisti” a interfacciarvi in maniera errata con un gallerista. E proprio stamattina mi sono ritrovato, ancora una volta, davanti all’ennesimo approccio superficiale e completamente fuori contesto.
Ed è proprio da questo approccio sbagliato che emerge una delle più grandi contraddizioni del sistema artistico contemporaneo: la totale mancanza di consapevolezza dei ruoli.
Prima di contattare una galleria bisognerebbe avere il buon senso di studiarne il lavoro, comprenderne la ricerca, osservarne la linea curatoriale, la politica espositiva, il percorso culturale e l’identità costruita nel tempo.
Non tutte le gallerie fanno la stessa ricerca.
Non tutti i galleristi hanno la stessa visione.
E non tutte le realtà sono interessate indistintamente a qualsiasi proposta artistica.
Oggi, invece, molti artisti inviano portfolio in maniera compulsiva, impersonale e casuale, senza sapere minimamente chi ci sia dall’altra parte.
Messaggi standardizzati, richieste prive di contenuto critico, approcci frettolosi che dimostrano superficialità e assenza di professionalità.
Questo non è spirito d’iniziativa.
Questo è dilettantismo.
Esiste ancora una grande confusione tra la figura del gallerista e quella del mercante d’arte.
Il gallerista serio non è semplicemente qualcuno che vende opere.
Non è un intermediario commerciale che seleziona lavori solo in funzione della loro commerciabilità immediata.
Un gallerista costruisce linguaggi, relazioni culturali, contesti espositivi e percorsi di ricerca.
Investe economicamente, culturalmente e personalmente sugli artisti con cui decide di lavorare.
Sostiene una visione.
Difende una linea curatoriale.
Costruisce identità.
Il mercante d’arte opera prevalentemente sul valore economico dell’opera e sulla dinamica del mercato.
Sono due figure differenti.
Confonderle significa non aver ancora compreso davvero il sistema dell’arte.
Molti artisti oggi cercano una galleria come si cerca un cliente.
Inviano materiali senza alcuna contestualizzazione, senza chiedersi se il proprio lavoro possa realmente dialogare con lo spazio, con la ricerca o con la filosofia della galleria stessa.
La domanda che un artista dovrebbe porsi prima di contattare un gallerista è molto semplice:
“Conosco davvero il lavoro di questa realtà? Comprendo la sua ricerca? Il mio linguaggio ha qualcosa da dire in questo contesto?”
Perché il rapporto tra artista e gallerista non nasce dalla necessità di “esporsi”, ma da una compatibilità culturale, etica e progettuale.
Le gallerie indipendenti e underground non sono distributori automatici di mostre.
Sono spazi di ricerca, confronto e costruzione culturale.
E chi non riesce a comprendere questa differenza, probabilmente, non è ancora pronto ad affrontare seriamente un percorso artistico professionale.
Il mio appello è semplice:
prima di contattarmi, studiatemi.
Studiate il lavoro che porto avanti con ANNOZERO2.0, comprendete la mia ricerca, osservate gli artisti con cui collaboro, i contenuti che promuovo e la visione culturale che difendo.
Solo dopo, eventualmente, chiedetevi se il vostro lavoro abbia davvero qualcosa da condividere con questo percorso.

SALVATORE IACONO

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