Romeo Britto e Mariella Rinaldi, due tecniche apparentemente similima due universi creativi diversi.

Mariella Rinaldi
Mariella Rinaldi

Spesso, parlando con galleristi e collezionisti , mi sono trovato a dover definire i perimetri sostanziali che dividono l’arte di Romeo Britto da quella di Mariella Rinaldi, oggi ho deciso di scrivere un testo che spero possa definitivamente attenuare le similitudini mettendo in evidenza l’approccio all’arte dei due artisti.
Paragonare l’arte di Mariella Rinaldi a quella di Romero Britto è un esercizio difficile perché, pur muovendosi entrambe nell’orbita del Neo-Pop, i due artisti partono da presupposti concettuali e stilistici diametralmente opposti.
​Il primo grande divario risiede nel rapporto con la storia dell’arte: mentre la Rinaldi struttura la sua ricerca sul dialogo con il passato, reinterpretando i grandi classici della scultura e della pittura antica (come le opere di Canova) in chiave contemporanea, Britto azzera la complessità storica a favore di un linguaggio bidimensionale, immediato e iper-semplificato, che non cerca legami con la memoria.


​Questa differenza si riflette chiaramente anche nella tecnica e nell’uso del colore: la Rinaldi è un’artista che usa la luce in modo strutturale ed emotivo, creando contrasti e vibrazioni cromatiche che danno profondità psicologica alle figure; al contrario, Britto rifiuta il chiaroscuro a favore di un colore piatto, grafico e racchiuso da spessi bordi neri ereditati dal mondo dei fumetti, dove pattern geometrici ripetitivi sostituiscono qualsiasi introspezione.

​Infine, a cambiare radicalmente è la filosofia di fondo.

L’arte della Rinaldi nasce da un investimento emotivo e intimo, un dialogo silenzioso che affronta temi complessi come la resilienza e l’energia vitale.

Britto, invece, ha programmaticamente fondato la “Happy Art”, trasformando il suo stile in un marchio globale e commerciale pensato per eliminare deliberatamente ogni traccia di malinconia, offrendo una positività seriale e accessibile a tutti.

In sintesi, Britto riduce il mondo a un pattern gioioso per parlare alle masse, la Rinaldi usa il colore per stratificare il tempo, rivestendo di nuova luce l’antico e l’emozione interiore, ( non che l’artista italiana non sappia sframmatizzare e giocare con la crearivita..ma questo e’ un’altro capitolo della sua arte. .
Alessio Paolo Musella

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