C’è un’arte che decora e c’è un’arte , che costringe a riflettere ed e’ decisamente un conventional.
Rachel Lee Hovnanian e’ un artista che appartiene decisamente alla seconda categoria. Portata sotto i riflettori grazie alla visione di The Project Space, galleria di Pietrasanta da tempo abituata a mappare i linguaggi più provocatori del contemporaneo, la scultura monumentale in bronzo «Poor Teddy in repose» è un autentico pugno nello stomaco.
Un orsetto di peluche di oltre quattro metri, tragicamente trafitto da un coltello, che si fa manifesto spietato di una denuncia sociale quanto mai attuale: il declino dell’infanzia e l’isolamento dei giovani, risucchiati dalla dittatura dei social media e dai dispositivi digitali.
Il viaggio di questo colosso non è passato inosservato.


Dopo aver abitato Piazza Duomo a Pietrasanta e gli spazi della Versiliana, l’opera ha trovato una nuova, spiazzante collocazione in un’aiuola all’uscita del casello autostradale A12 di Forte dei Marmi.
È qui che il cortocircuito è diventato totale: fuori dai contesti protetti dell’arte, il Teddy di Hovnanian ha letteralmente scosso il territorio, scatenando un accesissimo dibattito pubblico e accese polemiche.

(Photo by Riccardo Ghilardi/Getty Images for Rachel Hovnanian)
Segno evidente che quando l’arte intercetta la quotidianità ha ancora il potere intatto di provocare, dividere e, soprattutto, far pensare.
Personalmente avrei giocato con un cromatismo diverso colore sull’iicona per antonomasia del simbolo iconico dell’infanzia , l’orsetto, per poi creare in nero l’oggetto che trafigge , ma non gia’ a contatto con il protagonista , avrei lasciato pendolo l’arma , una sorta di spada di damocle, lasciando la speranza di poter cambiare…

Ma nel pieno rispetto dell’artista ho sceltoo , oggi , lontano dai riflettori del temporaneo momento, di raccontare e interpretare,
Alessio Paolo Musella