“Oro nero” di Lorenzo Malfatti.

Lorenzo Malfatti è noto per la sua capacità di “scolpire” sulla tela, rendendo i soggetti quasi tangibili.
​L’uso degli stracci e dei tessuti applicati non è solo una questione estetica, ma il motore che genera la tridimensionalità.
​L’artista non si limita a dipingere le pieghe; le crea fisicamente.
L’uso degli stracci permette alla luce di colpire la tela in modo reale, creando ombre vere e non solo sfumate.

Questo conferisce al “Beduino” una presenza scenica che sembra voler uscire dalla tela.
​L’uso dell’oro per richiamare la sabbia ha un grande valore simbolico.

Eleva un elemento umile come la terra a qualcosa di prezioso e sacro, riflettendo la dignità del popolo del deserto.

​L’associazione tra l’incarnato scuro e il petrolio è molto profonda.
Crea un ponte visivo tra l’identità dell’uomo (la pelle) e l’identità economica e viscerale della sua terra (il petrolio), entrambi definiti “oro” in modi diversi.

​La tecnica di Malfatti viene spesso definita pittura materica.

In questo stile, l’opera smette di essere una “finestra” su un mondo piatto e diventa un oggetto fisico che interagisce con lo spazio circostante.

Alessio Paolo Musella

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