Nicole Cavazzuti: cantastorie in chiave Pop…

Giornalista freelance, docente e consulente, Nicole firma da sempre un diario di bordo digitale dedicato ai cocktail bar che unisce la profonda competenza del settore HORECA a una spiccata e irriverente vena artistica pop.
Nel suo profilo instagram attraverso reel, reportage internazionali come Riding Bars Around The World, interviste e trend globali, trasforma la mixology in un linguaggio visivo dinamico e colorato.

Sfruttando palette sgargianti, ironia tagliente e un’estetica che strizza l’occhio alle icone contemporanee, Nicole rompe gli schemi tradizionali e strizza l’occhio all’arte contemporanea .
Conosciamola meglio lasciando a lei il piacere di raccontarsi rispondendo alle nostre domande.

Il primo contatto con l’arte?

Molto prima di sapere che cosa fosse l’arte.
Mio padre, Lucio Cavazzuti, dipingeva. Mia madre amava l’arte e mi portava alle mostre fin da piccolissima. Prima ancora di saper scrivere, disegnavo.
Avevo già delle storie in testa. Dovevano uscire da qualche parte.
Il disegno è arrivato prima delle parole.

Quando hai capito che l’arte sarebbe diventata una professione?

Non so se mi definirei un’artista.
Mi piace di più cantastorie.
Sono una comunicatrice. Scrivo, disegno, costruisco immagini. Cambio linguaggio, ma faccio sempre la stessa cosa: racconto.
L’intelligenza artificiale mi ha dato una possibilità molto semplice e molto contemporanea: trasformare quello che avevo in testa in un’immagine senza dover possedere la manualità di un pittore.
Se l’artista è soltanto quello che sa fare materialmente qualcosa con le mani, allora no, non sono un’artista.
Ma non credo affatto che l’arte sia questo.
L’arte viene prima della mano.

Un episodio che ricordi con particolare soddisfazione?

La consegna della prima opera di Caffo Pop Tales.

Danilo Bellucci che fa trent’anni di Lady Drink e io che gli piazzo tra le mani il quadro numero uno di Caffo Pop Tales.

Sentire tutta la sala che batte le mani e dice “brava” vale più di qualsiasi brava di un accademico.

Quanto conta la comunicazione?

È quasi tutto.
Un’opera che nessuno vede quasi non esiste.
Me ne sono accorta anche economicamente: ho iniziato a vendere davvero quando ho cominciato a dire sui social che realizzavo questi artwork pop.
Quadri.

Complementi d’arredo.

Regali. Storie trasformate in immagini.
Puoi creare qualcosa di meraviglioso, ma se nessuno sa che esiste rimane soltanto una cosa meravigliosa chiusa in una stanza.
La comunicazione apre la porta.

Se potessi incontrare un grande maestro del passato, chi sceglieresti?

Non lo so.
È una fantasia che non ho mai avuto.
Probabilmente preferirei vedere che cosa farebbe tra 50 anni un grande artista con l’intelligenza artificiale.

Che differenza c’è nella percezione dell’arte tra Italia ed estero?

Premetto: non mi interessa particolarmente entrare nei circuiti ufficiali dell’arte.

Mi interessa arrivare alle persone e alle aziende.

L’Italia, rispetto ad altri mercati, rimane spesso più provinciale e più prudente. C’è maggiore resistenza verso ciò che disturba, provoca o è politicamente scorretto.

Che cos’è per te l’arte?

Un pensiero che diventa visibile.
Un’idea.
Un modo di dire qualcosa senza essere obbligati a spiegarlo.
Non deve necessariamente essere bella. Io, però, amo anche la bellezza.
L’arte non è matematica. Non esiste un risultato identico per tutti.
Può entusiasmare una persona e lasciare completamente indifferente quella accanto.
È proprio questo che la rende interessante.
E frustrante.

Bisogna aver studiato arte per fare arte?

Bisogna avere riferimenti.
Ho studiato arte, ho visto moltissime mostre, letto libri, sfogliato cataloghi. So che cos’è una prospettiva, che cos’è un punto di fuga e perché un’immagine funziona oppure non funziona.
Poi bisogna scegliere il proprio territorio.
Il mio è il Pop.
Ci sono epoche e artisti importantissimi che non mi emozionano affatto. Raffaello, per esempio, può essere un gigante della storia dell’arte e lasciarmi completamente fredda.
Il gusto è personale.

Che cosa vuoi che arrivi attraverso le tue opere?

Colore. Ricordi. Storie. Bellezza.
Vorrei che qualcuno guardasse un mio quadro e pensasse:
“Questa cosa parla di me.”
Oppure, ancora meglio:
“Questa cosa la voglio.”

Grazie Nicole per il tempo a noi Dedicato

A.P.M.

Total
0
Shares
Previous Post

Il Goldrake di Marco Host in giro per Milano..

Next Post

SOEVE – L’ESSENZA DELLA FORMAA legacy of light, Un progetto di SoeVe – Veronica Martino e Giuseppina Irene Groccia.

Related Posts
Nartwork Art Cultural Network

Nartwork

L’associazione Nartwork Art Cultural Network è nata nel 2018, dalla fusione tra i percorsi di studi e competenze…
Leggi Ancora