Nicola Saverino: L’Ontologia del Paesaggio e l’Iconografia del Silenzio nel Novecento Siciliano

Le figure iconografiche della Sicilia diventano un vero e proprio diario di viaggio nella produzione artistica di Nicola Saverino, un pittore capace di trasformare la tela nel respiro della terra e nel silenzio del colore.
Entrare nel suo mondo non significa solo guardare dei quadri; significa sedersi su un muretto a secco in una Sicilia degli anni Cinquanta e Sessanta, ormai quasi scomparsa, per mettersi in ascolto del vento tra gli ulivi.
Saverino è stato un artista autentico, uno di quelli che non ha mai avuto bisogno di gridare per farsi sentire, attraversando il secolo scorso con la discrezione dei grandi e portando con sé un bagaglio fatto di luce accecante e ombre profonde.


​La sua pittura è un atto d’amore carnale verso l’isola, ma lontana da ogni tentazione folkloristica: non è la Sicilia da cartolina dei limoni e dei carretti, bensì una terra aspra, fatta di roccia simile a ossa e borghi che si arrampicano sulle colline come per sfuggire alla fatica del quotidiano.
Nelle sue opere la materia si sente sotto le dita; le sue pennellate, cariche e scultoree, richiamano il Neorealismo ma proiettano il soggetto verso una sintesi estremamente moderna.


I suoi contadini e i suoi pescatori non sono vittime della storia, ma icone universali dotate di una dignità monumentale, avvolte dal profumo del pane appena sfornato e della terra bagnata.
​Usando i colori come parole di un dialetto antico , quegli ocra caldi, i blu profondi che sanno di mare lontano e i gialli che costringono a strizzare gli occhi, Saverino ha saputo fermare il tempo.


Oggi, riscoprire la sua opera significa compiere un viaggio nell’identità, imparando che l’arte non deve essere complicata per essere colta, ma deve essere vera.
È stato il testimone di un’epoca di transizione, un uomo che sapeva leggere la bellezza anche nella polvere: un maestro del Novecento siciliano che merita di abitare non solo i cataloghi, ma il cuore di chiunque ami l’arte che profuma di vita.

Alessio Paolo Musella

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