La musica di Helena Cinto, la cacciatrice di sogni Da Roma a Saragozza cavalcando YouTube

Helena Cinto

È spagnola ma canta anche in italiano. Vive e lavora a Saragozza, ma ha lasciato una parte del suo cuore a Roma. Il repertorio di Helena Cinto (42 anni) va da Lucio Dalla a Sting. Le sue interpretazioni corrono sul web. Grazie al suo canale YouTube sta conquistando la sua notorietà centimetro dopo centimetro.

L’abbiamo conosciuta durante il primo lockdown. Uno degli effetti collaterali del Covid è la disponibilità di tempo che ha portato all’aumento della platea di lettori e di ascoltatori di musica che, nel caso ci Cinto, è ottima musica. «Mi piace molto cantare e interpretare canzoni – racconta – perché per me sono delle storie vissute per altri e che si possono ripetere in tutti noi. È bello mettere quell’attimo di veracità nelle parole che canto».

Che rapporto hai con YouTube?

«Nel 2012 ho deciso di fare la mia prima cover su YouTube, ma non tanto per farmi conoscere. Per me è un mezzo per imparare a cercarmi a livello vocale e per avere più fiducia in me stessa. YouTube è stato un mezzo che mi ha aiutato molto a responsabilizzarmi nella gestione della mia voce. Cioè… se so che qualcuno può ascoltarmi devo fare del mio meglio. E così, in questi anni, ho allenato la mia voce, la respirazione ed ho imparato varie tecniche».

Tu non vivi di musica.
«Faccio l’organizzatrice di eventi e vivo di questo. La musica è una scelta: non è ciò che mi fa vivere ma mi dà vita. Non sempre è possibile fare tutto e io mi ritengo molto fortunata».

Parli molto bene in Italiano. Ci parli dei tuoi trascorsi nel nostro Paese?

«Eh!… una volta lo sapevo molto meglio… Con il tempo ho perso molto.Adoro le lingue straniere e così un giorno mi sono trovata a Roma. Avevo ultimato i miei studi (ha una laurea in turismo,ndr) e per me era il momento giusto per “volare”. Parlai con la mia insegnante d’italiano, che mesi dopo trovò una scuola a Roma. Avevo 22 anni».

Che ricordi hai di Roma?
«Quattro anni di ricordi, tanti e splendidi. Ho fatto amicizie, ho lavorato in un bellalbergo di Piazza del Popolo. E poi nella “città eterna” ho incontrato l’uomo che è diventato il padre di mio figlio. Nostro figlio, che adesso abita con me a Saragozza, ha anche sangue italiano. Roma è un sogno. Mi ricordo le passeggiate, i bellissimi palazzi, i monumenti, il colore delle luci la sera, i tramonti, moltissime cose. E poi è stata Roma la città che mi ha fatto conoscere il mio primo gruppo rock. Ci incontravamo ogni mercoledì sera per le prove».

«Hai visto i video di Roma deserta durante il lockdown? Che impressione ti hanno fatto?
«Sì. Li ho visti. Fa impressione vederla vuota. Succede anche guardando altre città, anche la mia. Ti stupisci ed è difficile credere a quello che stai vedendo, perché mai avremmo pensato una cosa del genere. Certo Roma è Roma… È bella ed affascinante anche vuota, ma guardarla così dà tristezza: la tristezza è l’ombra di questa sua bellezza».

Come hai vissuto il 2020?
«Diciamo che ci sono delle persone che conosco che hanno sofferto molto, per il virus. Quindi… non mi lamento. Non sarebbe giusto. Ma certo il mio lavoro si è fermato per mesi. Opero in un settore che sta vivendo grandi difficoltà. Io credo di essere cresciuta molto a livello interiore. La cosa più bella è che ho avuto la possibilità di dare a mio figlio quel tempo che mai avevo potuto dargli».

Che idea ti sei fatta del Covid e delle politiche per contenere la pandemia?

«Secondo me il Covid è un mezzo, la scusa,  per imporre dei cambiamenti in tutti i Paesi. Sono convinta che stiano usando questo virus per fare dei cambiamenti che non avrebbero potuto fare, almeno così velocemente».

Di che cambiamenti stiamo parlando? E chi vorrebbe questi cambiamenti?
«Cambiamenti nella vita quotidiana soprattutto. È complicato rispondere quando è vero che dobbiamo essere coscienti della gravità di questo virus. Limitano i gruppi a 4 persone in una casa e poi vedi che puoi andare a fare shopping in un centro commerciale dove ci sono migliaia di persone. E poi non puoi andare a mangiare in un ristorante (e non diciamo “cenare” perché devi essere a casa alle 23) oppure il fatto di fumare in una terrazza… Troppa confusione.
Questa confusione secondo me è un elemento chiave per fare e disfare quello che loro vogliono».

Loro chi?  
«Un certo tipo di politici, ma anche i detentori del potere vero, i grandi investitori, le banche, le multinazionali. Abbiamo seguinto le linee che ci hanno imposto, senza fermarci a pensare, a riflettere sul fatto che questa rischia di diventare una nuova forma di sfruttamento».

Quale è il tuo sogno professionale?
«Diventare una brava cantante».

Tu sei già una brava cantante
«Diciamo che sempre puoi migliorare… Sì, la tecnica è molto importante, ma bisogna saper emozionare».

Qual è il tuo sogno, a livello umano?

«Mi piacerebbe veder finire questo incubo… Vorrei lasciare ai nostri figli un mondo migliore, non vuoto ed egoista. Ci siamo persi per strada tanti valori importanti. Che il mondo che lascheremmo ai nostri figli non sia un mondo così vuoto, egoista . Mi sa che ci sono persi molti valori… rispetto… e tante altre cose importanti».

Torniamo alla tua musica. Tu canti, ma sei anche una musicista. Cosa suoni?
«Suono la chitarra, il flauto, l’organo classico, quello con due tastiere a pedali. Però non suono bene… sono mancina e suono come una destra. Quindi immagina… un casino (ride, ndr). Perciò uso la voce».

Da artista, segui i Talent Show? Che ne pensi?
«No, non li seguo. Non guardo molto la tivù, per dirti. A volte mi capita di vedere qualcosa su YouTube e mi diverto, ma non ti saprei dire. La parola “show” la dice lunga però, no?…»

Che consigli daresti ai giovanissimi che sognano un futuro nella musica?

«Io non sono una persona che può dare consigli perché devo ancora imparare tanto. Ho sempre voluto fare la cantante, stare su un palcoscenico. È un desiderio che è diventato realtà. I sogni si possono realizzare ma si devono inseguire».

Andrea Tomasi

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