Julinko, tra suoni e silenzi di un’anima che urla.

Julinko

In bilico tra poesia e musica, Julinko è un anima solitaria.

Julinko evoca mondi di simboli e miti, muovendosi in una costante oscillazione tra cantautorato e vibrazioni punk .

Abbiamo fatto qualche domanda a Giulia Parin Zecchin poetessa, che nell’universo Musicale è conosciuta come Julinko:

Il tuo primo incontro con la musica ?

In chiesa, da bambina. Successivamente, dagli 11 ai 14 anni ho fatto parte di un coro di voci bianche, eseguendo musica sacra a cappella o alternativamente accompagnata da organo od orchestra sinfonica.

Quando hai deciso che sarebbe stata parte della tua vita?

Quando ho iniziato a prendere lezioni di canto individualmente, a 16 anni.  Cantavo in una band metal, con cui feci i primi concerti durante l’adolescenza. Incidemmo pure una demo. 

Poi alcune circostanze mi scoraggiarono e mi allontanai dal praticare musica. Mi dedicai allo studio, all’università.

A 24 anni un caro amico musicista mi regalò una chitarra acustica che era rimasta orfana nel suo appartamento di Praga.

Toccando le corde cominciai a comporre insieme alla voce, come per magia. Diventò una necessità ed un dovere, quello di esprimersi.

Il tuo primo brano?

Si chiama “Cliffs”. Suonavo per la prima volta la mia Fender Telecaster mezzo baritono.

Ne uscì subito un giro molto semplice ed essenziale, aveva un che di eterno. Mi avvolse. Il brano è presente nel mio primo album Hidden Omens, co-scritto e co-prodotto con Carlo Veneziano.

Più importante il talento o lo studio?

Il talento. Unito al talento della costanza e della dedizione.

Se potessi incontrare un big della musica oggi chi sceglieresti e perchè?

Patti Smith. Sto leggendo il suo libro “L’Anno Della Scimmia”.

La sua visione del dettaglio e del  vivere quotidiano mi appare incredibilmente aperta e fertile.

Vorrei bere con lei un eterno caffè torbido in una di quelle tipiche tavole calde americane,  parlando di cose invisibili.

E del passato ?

Indubbiamente Fabrizio De André.

Un poeta indipendente da ideologie, un uomo capace di sublime compassione.

Ha nutrito e confortato profondamente chi lo ha ascoltato. Le sue canzoni e le sue parole sono sempre state un riferimento nella mia vita.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Quella volta che a Praga ho fatto un concerto a bordo di una barca (Altenburg 1964) ed il giorno dopo in un tram a Bratislava ( kultúrny Prostriedok ).

Quanto conta l’immagine?

La mia musica nasce spesso dalla traduzione di una visione o di una visualizzazione: un cambiamento di colore nel cielo; una scena vista per strada; la forma di una ferita;  un sogno; un tronco spezzato… Ho sempre tenuto molto all’immagine e all’artwork che accompagna i miei lavori. Il contenuto dev’essere espresso dalla sua forma esterna. L’immagine è una porta.

Musica e poesia , cosa li unisce?

Le immagini, le parole, i suoni. Sono due attività che attingono dalla stessa fonte creativa, ma che si sviluppano con metodi e strumenti diversi. Entrambe si sfamano del processo secondo cui avvengono, entrambe acquisiscono valore e significato tramite il processo di lavorazione innescato. La forma finale è l’unica differenza tangibile.

Quanto conta la comunicazione?

È necessario saper  fornire prospettive di crescita ed evoluzione alla propria opera, poterla alimentare, ovvero poter investirci tempo e risorse. Oggi dunque  conta indubbiamente molto rendere accessibile il proprio lavoro, non solo per un ritorno economico e sostanziale, ma anche per raccogliere risposte e reazioni esterne alla propria visione e poter crescere. L’arte è creazione e comunicazione: è la condivisione di una variante del possibile. Cosa farebbe una Gioconda chiusa in una scatola?

Come è cambiato negli ultimi anni il ruolo del produttore ?

Finora sono sempre stata io stessa, accompagnata in molte occasioni da Carlo Veneziano, a produrre i miei lavori.

Ho sempre desiderato avere il maggior controllo possibile sulle mie creazioni, sia a livello musicale che per quanto riguarda l’artwork.

Ultimamente ho imparato a lasciar andare un po’ di più e a delegare, chiudendo a volte gli occhi, affidandomi maggiormente ai professionisti del suono ed agli artisti con cui scelgo di collaborare, ottenendo effettivamente risultati migliori. Per il futuro infatti, mi sono ripromessa di essere più aperta sulla questione.

Aspiranti produttori fatevi avanti!

Cosa pensi dell’editoria di settore ?

Non posso esprimere un’opinione da esperta. Innanzitutto provo gratitudine per le persone che si occupano di diffondere arte, lo trovo un gesto davvero nobile. La maggior parte di queste persone sono altruiste  e disponibili, almeno per la mia esperienza finora. Apprezzo in particolar modo le realtà editoriali che danno spazio a diverse discipline.

Non amo i contesti di genere: “blues”, “metal”, “elettronica”. Le barriere, soprattutto in campo artistico, non fanno per me.

Grazie per la piacevole chiacchierata Giulia.

Alessio Musella

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