Quel momento sospeso tra il disegno a matita e la stesura del colore racchiude una magia particolare, un’attesa in cui le tele bianche custodiscono già tutto il potenziale narrativo dell’opera.
Nei tre pannelli dedicati a New York, Parigi e Londra, ai quali si aggiungeranno altre metropoli ,la mano di Mariella Rinaldi ha tracciato i confini di un mondo urbano che si prepara a vivere una seconda nascita attraverso la forza espressiva del linguaggio neo-pop.
La rigida geometria dei grattacieli di Manhattan, dominata dal profilo del classico taxi in primo piano, convive con la grazia inconfondibile della Tour Eiffel che svetta leggera sui tetti parigini e con la monumentale solidità del Big Ben affacciato sul Tamigi. Eppure, in questa fase preliminare fatta di grafite e cerchi fluttuanti che danzano nell’aria, le metropoli appaiono come città fatte di puro pensiero e memoria. Sono bozzetti che invocano il pigmento, desiderosi di riempirsi di quelle tonalità accese e pop che trasformeranno il cemento e l’acciaio in una mappa emotiva universale.
Il righello blu poggiato in basso sembra quasi un confine temporale, lo strumento di misura che controlla le proporzioni prima che l’emozione prenda il sopravvento sulla regola geometrica.
In questa quiete apparente, l’osservatore è invitato a sostare, a riempire mentalmente quei vuoti con i propri ricordi, i propri viaggi o i sogni custoditi in fondo a un cassetto.
È lo studio perfetto prima del grande spettacolo cromatico, un attimo di silenzio complice in cui ogni linea tracciata a matita attende solo di accendersi di vita propria, restituendo al presente il calore di una memoria collettiva che non vede l’ora di esplodere di colore
Alessio Paolo Musella