Mariella Rinaldi: Bugs Bunny, le apparenze ingannano.

Mariella Rinaldi
Mariella Rinaldi

I colori accesi ed energici sono, da sempre, i compagni inseparabili delle creazioni Neo Pop di Mariella Rinaldi.

In questo specifico ciclo di opere, tuttavia, i veri protagonisti diventano i soggetti, capaci di toccare un nervo scoperto che divide ciò che eravamo da ciò che rischiamo di diventare.

Attraverso le luci e le textures tipiche del suo stile, l’artista non si limita a ricalcare un’icona commerciale, ma fa emergere i ricordi di un’infanzia forse violata dalla troppa velocità del mondo di oggi; una frenesia che obbliga i più piccoli ad apprendere rapidamente, spesso senza avere il tempo di capire.

È proprio per contrastare questa accelerazione che Mariella Rinaldi attinge al bacino sacro dei cartoon luogo per eccellenza di purezza e gioco e lo traghetta di peso nell’adolescenza sensuale, contrastata e senza filtri degli anni ’90.
​Il suo Bugs Bunny perde così la figura rassicurante del piccolo schermo per caricarsi di un’attitudine del tutto nuova.

Si trasforma in un personaggio traghettatore che, da un lato, avvicina e rassicura il pubblico grazie alla sua enorme notorietà e, dall’altro, lo spinge a riflettere profondamente attraverso le posizioni e i gesti irriverenti riproposti sulla tela.

Questo contrasto codifica il manifesto di una sensualità acerba ma potente, tipica di chi si affaccia al mondo dei grandi senza aver ancora smarrito lo stupore del bambino, raccontando un’adolescenza imminente che oggi sembra non trovare più la sua giusta collocazione.
​Il Bugs Bunny di Mariella Rinaldi si trasforma in un eroe ribelle che custodisce l’innocenza derubata, un ponte teso tra la spensieratezza dell’infanzia e il mistero della scoperta.
​Il vero nucleo concettuale dell’opera risiede però nella critica sottile ma feroce alla nostra contemporaneità.

Oggi i giovani rischiano drammaticamente di perdere la curiosità verso la vita, costantemente anticipata, formattata e pre masticata dai social network.

Mostrando tutto e subito con un semplice click, il mondo virtuale strappa dagli occhi dei ragazzi il periodo sacro delle scoperte personali, sostituendo il brivido dell’ignoto e dell’attesa con un eterno, asettico presente digitale in cui non c’è più spazio per l’immaginazione.
​In questo scenario di omologazione, il lavoro di Mariella Rinaldi si impone come un vero e proprio atto di resistenza visiva e culturale. È un invito potente a rallentare, a ritrovare lo sguardo profondo dell’adolescente che scopre il mondo per la prima volta, ricordandoci che la vita non può essere consumata e subita passivamente attraverso uno schermo, ma va guardata dritto negli occhi con la stessa, sensuale e curiosa sfrontatezza di questo coniglio pop

Alessio Paolo Musella

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