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Madeleine Fleau

Madeleine Fleau I Art & Investments

Mi scattai il primo “selfie” quando ancora non si chiamavano così, avevo 13 anni, i capelli biondo platino, il trucco pesante e provavo l’ennesimo stile appartenente a qualche sottocultura inglese. La gente mi fissava, commentava o mi chiedeva di fare una foto insieme, mi piaceva. Mi sentivo un personaggio, non solo una modesta ragazzina di città. Con il tempo il mio stile cambiò, ma non smisi di venir notata, anche dai fotografi. Iniziai a posare per gli altri, ma non mi bastava mai, non volevo essere una bambola da copertina, volevo manifestarmi nella mia complessità non solo estetica. Il primo autoscatto eseguito con coscienza era in bianco e nero, un tavolo apparecchiato, io con un abito nero intenta a mangiare la mia stessa testa nel piatto. Avevo scoperto Joel Peter Witkin. Era un periodo difficile, di forte stress, mi sentivo il mio stesso carnefice. Guardando quella foto sentii che ero riuscita a rappresentare il caos di settimane in un solo attimo, che sarei potuta sembrare terrificante ma che infondo quell’immagine suonava così sincera e simile alla realtà. Ho amato e preso a braccetto il paradosso di fotografare il surreale pur dicendo sempre la verità

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