“Se non ti racconti, non esisti.” È una massima che calza a pennello quando ci si addentra nel territorio visivo e concettuale di un’artista che ha saputo fare della materia e del sogno un unicum irripetibile.
Parlare di Carla Tolomeo Vigorelli significa superare la soglia di un mondo in cui l’oggetto d’uso comune si spoglia della sua banalità quotidiana per elevarsi a totem di pura poesia visiva.



Nata pittrice, formatasi all’ombra di maestri del calibro di Giorgio de Chirico, la Tolomeo compie a un certo punto della sua parabola creativa un vero e proprio atto di coraggio: abbandona la superficie illusoria della tela per invadere lo spazio.
Le sue celebri sedie/scultura non nascono dal nulla, ma prendono spesso vita da scheletri dimenticati, da sedute abbandonate in soffitte polverose, pronte a una seconda, sfolgorante vita.



In mano sua, il legno dismesso e la struttura rigida si piegano al volere dell’immaginazione, evolvendosi in animali fantastici che sembrano sul punto di animarsi, in fiori monumentali come rose e gardenie che sbocciano in un tripudio di volumi, e in lune o corpi celesti sospesi tra terra e universo onirico.
Il passato pittorico di Carla Tolomeo non svanisce, ma si traveste: i velluti, i broccati, i rasi, i damaschi e le passamanerie più preziose non sono semplici rivestimenti, bensì veri e propri pigmenti tridimensionali.



Ogni sedia diventa così un autoritratto, un manifesto estetico che rifiuta la dittatura del grigio e del banale per abbracciare un barocco contemporaneo, audace e raffinato.
Le sue creazioni sono luoghi pensati per accarezzarsi l’anima, anche quando si presentano volutamente scomode, proprio come lo è la vita.
Questa visione racchiude l’essenza di un’opera che non cerca la comodità borghese, ma l’esperienza emotiva assoluta.
Contese dai collezionisti di tutto il mondo e ospitate nei contesti più prestigiosi, dai grandi musei internazionali alle vetrine di Hermès a Parigi, in Hotel iconici, dove io ho incontrato la sua creativita’, le sue sculture dialogano con lo spazio domestico e museale abbattendo ogni barriera tra spettatore e opera d’arte.


Il percorso di Carla Tolomeo Vigorelli ci ricorda che l’arte contemporanea più autentica non ha paura di osare, di attingere agli archetipi della natura e della metamorfosi per restituirci una realtà alleggerita dalla pesantezza del quotidiano.
È una narrazione potente che unisce il rigore formale a una libertà espressiva totale, esattamente quel genere di ricerca visiva che scuote i sensi e lascia il segno, consacrando la personalita’ dell’artista .
Alessio Paolo Musella