Lucrezia Coli: Crasi tra colore e materia…

Lucrezia Coli
Lucrezia Coli

Il ritorno alla materia plasmata con le mani, colori che giocano a rincorrersi, scivolando sulla superficie di una scultura pittorica, capace nella sua semplicità, di stimolare ricordi legati all’universo arte….

Lucrezia Coli non racconta attraverso la sua creatività, ma sussurra all’orecchio di chi si ferma ad osservare….

Per comunicare, spesso bisogna togliere invece che aggiungere….

Conosciamola lasciandole il piacere di raccontarsi rispondendo alle nostre domande.

Il tuo primo contatto con l’Arte?

Non sono sicura di ricordarmi il mio primissimo contatto con l’arte, perchè di fatto in mezzo all’arte sono cresciuta; I tessuti d’alta moda mi hanno accompagnato fin da giovanissima in un viaggio di scoperta continua: le texture, i colori più o meno saturi, i disegni o dipinti sempre unici nel loro genere.

In sostanza credo che la mia vita si sia sempre sintetizzata nella ricerca continua del bello.

Quando hai capito che l’arte sarebbe diventata da passione a professione?

Dai  17 ai 19 anni, sono caduta in una depressione molto importante che  mi ha portato a passare molto tempo da sola, a tu per tu con me stessa, dandomi cosi la possibilità di fare quello che da sempre mi ha aiutato nei momenti di difficoltà: disegnare.

É stato davvero molto rilassante, per quanto depressa, poter trovare la mia pace nella pratica più ritmata e ordinata che ci possa essere a mio dire, nel mondo dell’illustrazione…il puntinismo.

Da li ho capito con fermezza che non avrei più abbandonato l’idea di portare avanti una vita dedicandomi al 100% delle mia capacità all’arte, perchè di questo ho un bisogno fisico cosi quanto spirituale.

Perché l’arte, per me, viene sempre e solo dal cuore.

Come racconatato nella domanda precedente per me fare arte non si riduce a una semplice creazione, più o meno astratta che sia, ma ad una ricerca profonda di comprensione del mondo ma sopratutto del mio Io inconscio.

Credo che lo stato depressivo ti porti ad interrogarti molto su te stesso e come ti collochi nella società.

Quello che faccio con le mie opere è proprio questo, un’eterna rappresentazione del dualismo che ognuno di noi sperimenta giornalmente tra il se e l’altro, sin dall’antichità.

La mia arte non potrà mai essere casuale perchè per me è una forma  profonda di psicoanalisi personale e allo stesso tempo collettiva.

La tua prima opera?

É difficile identificare la mia prima opera d’arte effettiva perchè ho sempre creato passando dalle arti pittoriche alle scultoree e viceversa, la sperimentazione è il mio motore quotidiano e la curiosità postremmo definirla il mio carburante.

Ma grazie a un’opera, a quindici anni, ho capito di dover dare più peso al mio istinto di ricerca. Fu un quadro – “La dama dei campi” acrilico su tela 70x100cm – un’interessante rappresentazione molto scura a tratti malinconica, a metà tra l’astratto e il realista di un campo di grano e una dama anonima.

Il messaggio molto chiaro: la dama di spalle è sinonimo dell’ignoto che il mondo riserva ad ognuno di noi.

Per fare arte, bisogna averla studiata?

Credo che per fare arte non sia strettamente necessario avere una formazione dedicata e mirata, certo può aiutare a sviluppare nuove conoscenze e competenze che ti portano a trovare nuove forme, ma non è la base fondamentale.

Nel mio caso si, ho fatto un’accademia di belle arti ma sono cresciuta fin da piccola stimolando continuamente questo mio lato, soprattutto grazie alla mia famiglia amante del bello, in sostanza ho sempre avuto l’indole della creazione.

Allo stesso modo i più grandi artisti concettuali credo che siano nati con la capacità e il bisogno di creare, c’è chi nasce e sa fare  l’iper realiso perfetto e chi scolpisce fin da giovane ma il nucleo rimane sempre il solito.

Cosa unisce le tue opere e la musica ?

Davvero un’interessante domanda – Le mie opere sono un tête-à-tête indissolubile con la musica; Per ogni curva e onda prodotta modellando la musica mi accompagna dall’inizio alla fine della fase di ideazione e creazione effettiva.

Sono una Dj eletronica Techno-House, per me ogni basso in una traccia rappresenta il battito cardiaco di un’individuo, uno strato più profondo di conoscenza e ascolto del nostro corpo cosi come il resto dei suoni.

Unire la musica al mio lavoro significa dare un’anima ad ogni opera, contribuendo a farla nascere proprio grazie a quello scandire di bassi, che ne regola l’evoluzione sotto alle mie mani.

Come scegli cosa ritrarre ?

Come diceva Carl Gustav Jung “la Persona è un complicato sistema di relazioni fra la coscienza individuale e la società, una specie di maschera che serve da un lato a fare una determinata impressione sugli altri, dall’altro a nascondere la vera natura dell’individuo. La costruzione di una Persona collettivamente conveniente è una grave concessione al mondo esteriore, un vero sacrificio di sé, che costringe l’Io a identificarsi addirittura con la Persona, tanto che c’è della gente che crede sul serio di essere ciò che rappresenta.”

Il mio scopo primo è ritrarre noi stessi e il genere umano. Un individuo si muove all’interno di una società fatta di regole e sfaccettature, le mie opere rappresentano proprio questo: la divisione in due colori è metafora dell’io e della società, le onde e le curve sono il percorso di cui giornalemnte fanno esperienza.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso ?

Quando ero molto piccola intorno ai sei sette anni passavo molto tempo con la zia Carla, una persona carica di intelletto e curiosità che nella vita ha fatto tutto fuor che standardizzarzi a un’ideale canonico di vita per una donna di altri tempi. Donna universitaria e incredibile insegnate di vita amava tutto ciò che era letteratura e arte, in particolare la Divina Commedia che mi leggeva durante le merende il pomeriggio;

Una delle sue passioni era la pittura e il mio ricordo olfattivo più bello era arrivare da lei e sentire l’odore di vernici ad olio che pervadeva nella stanza. Non so spiegarne il motivo, ma percepisco un’aura di tranquillità quando lo sento, un pò come se fossimo in procinto di scoprire una nuova verità o almeno di averne la chiave per comprenderla un giorno.

Se potessi incontrare un artista del passato, chi e cosa gli chiederesti?

Se potessi incontrare un’artista del passato sceglierei sicuramente Mark Rothko.

Le sue opere si concentrano sull’esperienza emotiva e sull’introspezione, comunicando direttamente con lo spettatore attraverso colori e forme cosi come cerco di fare io nelle mie opere; sinceramente chiederei di poter assistere all’ideazione e successiva creazione di un’opera, sono convinta che avremmo molto da condividere.

Se incontrassi te stesso a 18 anni cosa ti consiglieresti ?

Ho conseguito la maturità a un liceo linguistico e alla me diciottenne consiglierei sicurmanete di portare avanti la passione che abbiamo scoperto attraversando il vicino periodo di depressione, di non dar peso al fatto di aver frequentato un liceo diverso dal liceo artistico, le capacità se le hai crescono in parallelo con te; in fine le direi che ogni cosa o paura avrebbe acquisito un senso e che anche se ti sento incompresa per il momento è solo un periodo di passaggio, troverai qualcuno che la pensa come te.

Quanto conta la comunicazione ?

La comunicazione può esser spiegata da mille punti di vista, ma credo che per quanto mi concerne la comunicazione con l’altro è una cosa importantissima per star bene con il proprio io. In uno stato di assente comunicazione viene a mancare una parte di formazione determiante per l’uomo la comprensione e l’empatia.

Credo fermamente che l’uomo possa vivere una vita senza comunicazione, solo che non sarebbe vita perchè vissuta, in fondo, in completa e profonda staticità, senza margine di evoluzione.

Che differenza c’è, nella percezione dell’arte tra Italia e estero?

Credo che in Italia, l’arte è spesso vista come un bene nazionale un’arte classica e antica, un tesoro da preservare e tramandare, con un’attenzione particolare verso i maestri del passato e le opere classiche.

Il collezionismo privato, pur esistendo, è spesso legato a famiglie storiche e a un’idea tradizionale di mecenatismo dove le opere spesso vengono anche viste come un’eredità. 

Al contrario all’estero, soprattutto in paesi con una storia artistica più recente o con un mercato dell’arte più dinamico, si tende a valorizzare maggiormente l’arte contemporanea e le nuove tendenze. Il collezionismo privato è spesso più diffuso e attivo, con un’attenzione maggiore alla speculazione e all’investimento. 

Cos’è per te l’arte?

Per me in quanto artista l’arte è un mezzo, un pò come se fosse una seconda voce, per comunicare con il mondo e farmi comprendere fino in fondo. É rappresentazione del reale anche se astratta della persona e della società, è pura psicoanalisi. 

Cosa ti aspetti da un curatore ?

Da un curatore non ho molte pretese se non una profonda conoscenza. Una persona con la quale poter parlare della mia arte con empatia reciproca; credo fermamente che per poter lavorare bene con un curatore debba esserci una grande intesa e voglia di lavorare insieme per una continua scoperta ed evoluzione.

Cosa chiedi ad un Gallerista ?

A un gallerista chiedo una comprensione profonda a livello di opera; l’impatto che deve avere l’opera all’interno del percorsa della galleria per me è molto importante. Quasi come uno spaccato di bellezza che taglia la normale conoscienza della socità moderna, all’interno di una galleria le mie opere dovrebbero essere come uno scorcio di verità assoluta.

Quanto contano per te la luce e il colore?

La luce e il colore vanno di pari passo, la luce è la causa che ci permette di vedere e riconoscere i colori nel mondo proprio per un discorso di chimica del cervello, e sono la base prima sulla quale si fonda il mio lavoro.

Di fatto tutte le mie opere si focalizzano su l’importanza di questo rapporto: come la luce riflette sulla foglia d’oro cosi come il colore acceso che ho scelto deve brillare di luce propria. 

Grazie Lucrezia per il tempo a noi dedicato.

Alessio Musella

Total
0
Shares
Previous Post
silvia della rocca

Silvia Della Rocca: Buck Moon – Luna Piena del Cervo –

Next Post
Giacomo Borzoni

EDEN | NO HUMAN VIRUS Un progetto artistico di Giacomo Borzoni. A cura di Joh Capozzolo. 9-10 Agosto 2025 | Sala Associazione Mutuo Soccorso | Forte dei Marmi.

Related Posts