Dietro ogni scatto c’è molto di più di una semplice inquadratura: c’è un intero modo di decodificare e abitare il mondo.
È esattamente questo che ci racconta Luca Lombardi, fotografo professionista che ha trasformato un’innata e precoce passione iniziata tra i rullini “110” dell’infanzia e la storica toppa da fotografo dei Lupetti conquistata nel 1989 nella sua professione e nella sua cifra stilistica.
C’è una sottile alchimia nel modo in cui Luca Lombardi guarda attraverso la lente, un istante sospeso tra la realtà e la sua interpretazione visiva in cui il tempo sembra rallentare per fare spazio all’essenza pura dei suoi soggetti.

Nel panorama della fotografia contemporanea, Lombardi si distingue non solo per una padronanza tecnica impeccabile, ma per una straordinaria sensibilità narrativa capace di trasformare ogni scatto in un racconto denso di atmosfera ed emozione
In questa intervista, Luca ci apre le porte del suo universo visivo e critico: si parla di comunicazione e “rumore di fondo” nell’era digitale, della percezione della fotografia tra Italia ed estero, dell’importanza fondamentale di studiare la materia come in uno spettacolo di magia, e di cosa significhi davvero lasciare che una visione unica prenda forma attraverso l’obiettivo.
Il tuo primo contatto con la fotografia?
Fin da bambino ho sempre avuto in mano una macchina fotografica, i miei primi ricordi sono con acchinette che usavano i rullini “110”, adesso introvabili.
Ho qualche flashback di una Kodak Mikey-Matic 110 che forse era inclusa in un un numero speciale di Topolino, e forse un’Agfamatic 1000, ricordo chiaramente il pulsantino rosso ma non il modello preciso.
Ma la mia “consacrazione” definitiva nel mondo della fotografia è arrivata sicuramente nel 1989, quando ho conquistato l’agognata toppa con la specialità di fotografo da cucire sulla mia camicia dei Lupetti, la sezione junior dei Boy Scouts!



Quando hai capito che la fotografia/video sarebbe diventata da passione a professione?
L’ho capito nel 2009. Un anno prima avevo ottenuto la qualifica di Certified Diamond Grader presso HRD ad Anversa ma sentivo che quel mondo non faceva per me.
Nel frattempo la mia passione per la fotografia si stava ravvivando, spinta dalla scoperta delle foto HDR di Dave Hill, che all’epoca erano una cosa mai vista prima.
In quel periodo scattavo talmente tante foto che, quando una signora mi ha detto per scherzo che avrei dovuto fare il fotografo, ho riposto allo scherzo aprendo la mia partiva IVA il primo di Aprile 2009! E lo scherzo continua fino ad oggi…



Se potessi incontrare un grande del passato chi e cosa chiederesti?
Sicuramente Philippe Halsman e Storm Thorgerson per la loro capacità di costruire immagini impossibili. Entrambi partivano da un concetto, poi organizzavano persone, oggetti e scenografie per trasformarlo in una fotografia surreale, ironica e immediatamente memorabile.
Halsman lo faceva soprattutto nel ritratto, come nelle collaborazioni con Salvador Dalí, mentre Thorgerson nelle copertine musicali, soprattutto per la mia band preferita, i Pink Floyd, collocando oggetti e figure fuori dal loro contesto abituale, ricreando il prog e la psichedelia dei suoni in immagini. Vorrei averli nella stessa stanza e lasciarli parlare tra di loro senza intervenire, soltanto assorbendo più ispirazione possibile



Un aneddoto che ricordi con il sorriso?
Quando Beatrice, 8 anni, figlia della mia amica Elisa, si trovava a Firenze dove Oliviero Toscani stava facendo foto gratis ai passanti per promuovere una causa politica e, quando Toscani le ha chiesto se volesse una foto anche lei, Beatrice ha risposto “No, a me le foto le fa Luca”!
Quanto conta la comunicazione?
Tantissimo. Puoi fare le torte più buone del mondo ma se non lo sa nessuno, rimani un pasticciere fallito. Adesso paradossalmente la comunicazione è ancora più difficile perchè comunicare è diventato più facile!
Oltre a migliaia di ottimi fotografi che sanno anche comunicare, c’è tantissimo rumore di fondo. Per emergere devi farti strada tra algoritmi, trend, cloni dei cloni, Al, SEO, truffatori, ecc.. ma non siamo fatti per sopportare a lungo questo livello di ansia e di sopraffazione da informazioni e distrazioni.
Penso che presto si ritornerà a una comunicazione più personale, fatta di relazioni vere, lente.
Vedo sempre più gente stufa di automazioni, di prediche nel vuoto, di personaggi artificiali, di stimoli luccicanti.
Che differenza c’è, nella percezione della fotografia, tra Italia e estero?
Forse in Italia, avendo dato vita alla maggior parte dei movimenti artistici storicamente rilevanti, siamo più portati ad apprezzare canoni che consideriamo più eterni ma, a volte, anche troppo rassicuranti. Questo si riflette sicuramente anche nella fotografia, il che non è un male di per sè, anzi, ma ogni tanto abbiamo anche bisogno di un Piero Manzoni che rompa gli equilibri e ci regali un po’ di avanguardia.



Cos’è per te la fotografia?
La fotografia ha completamente dirottato e preso in ostaggio il mio cervello.
Ormai non sono più libero di guardare una strada, una stanza, un paesaggio, una persona, senza leggere la scena in termini di esposizione, zone, composizione, leading lines, accostamenti cromatici, prospettiva..
Mia moglie Agnes deve sopportare tutte le volte che metto in pausa i film che guardiamo perchè devo spiegarle per filo e per segno che tipo di inquadratura è stata usata, le scelte cromatiche, come hanno fatto a usare l’illuminazione artificiale facendola sembrare luca pratica, есс…



Per proporre fotografia bisogna averle studiata?
Non canonicamente, ma sicuramente bisogna avere una conoscenza della materia.
L’animo più sensibile del mondo non sarà mai in grado di scrivere una poesia raffinata se alla base manca il vocabolario, la conoscenza di chi è venuto prima di te, l’impatto delle parole e delle figure retoriche.
Non sono mai stato appassionato di movimenti di arte spontanea o istintiva. Pensa alla fotografia come a uno spettacolo di magia: devi conoscere alla perfezione i trucchi se vuoi che gli spettatori non capiscano il trucco!

Quando uno scatto fotografico diventa arte?
Quando trasmette la visione unica del suo autore. Altrimenti è pura esecuzione meccanica o imitazione.
Cosa vuoi che arrivi attraverso i tuoi scatti?
Forse questa è la domanda più interessante di tutte e non voglio banalizzarla con una risposta cliché tipo “emozioni” o “riflessione”… queste sono cose che non posso controllare e non posso pretendere o aspettarmi.
Abbiamo tutti una sensibilità diversa, un mio scatto ti può dare angoscia, gioia, ricordi, disgusto o totale indifferenza. Il modo in cui uno spettatore filtra la mia creazione dipende solo da come il suo “mondo interiore”, il suo vissuto o la sua sensibilità reagiscono a ciò che ho creato.
I miei progetti personali sono più che altro un mio monologo, pensieri ad alta voce, appunti per me stesso. Ma ho la supponenza di credere che possano interessare anche ad altri.
Grazie Luca per il tempo a noi dedicato
A.P.M.