“L’infinito”: Gerard Rancinan come Leopardi…

Gerard Rancinan
Gerard Rancinan

Ho letto questo pensiero di Rancinan su i suoi scatti “Oceano”, e non sono riuscito a non associarlo a ‘l’infinito Leopardiano..

“Da sempre fotografo, sempre allo stesso modo.
Uno dei paesaggi che più mi ha segnato, che più mi ha ispirato, quello che ha risvegliato la mia curiosità… a due passi da casa, sulla costa atlantica.

Dalla cima di quella stessa duna di sabbia, come una promessa, la stessa domanda ritorna sempre:
e se ci fosse qualcosa oltre l’infinito?”
Gerard Rancinan

Rancinan sulla sua duna e Leopardi davanti alla sua siepe giocano la stessa partita: usano un confine fisico per scavalcare il visibile.
Per entrambi, il limite non è un muro, ma un trampolino.
Il poeta ha bisogno dell’ostacolo per “fingersi” nel pensiero spazi interminati, il fotografo usa l’orizzonte dell’Atlantico per interrogare l’impossibile, cercando quella promessa che sta un centimetro oltre ciò che l’occhio può catturare.
​È un’ossessione magica.
Quello di Rancinan è un “naufragio” visivo, un corpo a corpo con l’eterno dove l’oceano smette di essere acqua e diventa metafisica.

Davanti a quel confine liquido che Rancinan fissa ossessivamente e che Leopardi ha trasformato in un respiro eterno, c’è un’urgenza quasi fisica, che lega lo scatto del fotografo alla penna del poeta. Entrambi non stanno guardando un paesaggio: stanno guardando l’impossibile.
​Rancinan sale sulla sua duna, a due passi da casa, e quel gesto quotidiano diventa un rito sacro. La duna è la sua siepe.

È l’ostacolo necessario, il trampolino per la mente.
Rancinan usa l’orizzonte dell’Atlantico come una feritoia. Non gli interessa l’acqua, gli interessa la “promessa”.
Quella domanda che si trascina dietro da sempre : e se ci fosse qualcosa oltre l’infinito?
​Lo stile di Rancinan è un corpo a corpo con l’immensità, la stessa che Leopardi affronta nel silenzio del suo colle.

Il fotografo , con quella sua visione potente e graffiante, cerca di dare una forma a ciò che non può averla, trasformando l’oceano in un palcoscenico virtuale.
È lo stesso naufragio dolce che descriveva Leopardi: un perdersi dove non esistono più coordinate.

Dove Leopardi “compara” la voce del vento al silenzio dell’eterno, Rancinan compara il riflesso di un’onda alla possibilità di un altro mondo

Non serve viaggiare: basta restare fermi, sulla cima di una duna o su un colle solitario, e avere il coraggio di chiedere cosa ci sia oltre.
In quel silenzio, dove la luce di uno scatto incontra la parola , l’infinito smette di essere un concetto e diventa uno stato dell’anima.


Alessio Paolo Musella

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