Nebulae: “Quando un problema si trasforma in opportunità” il testo di Alessio Musella.

nebulae alessio musella
nebulae alessio musella

Quando Christian Palazzo Direttore artistico della  Spazio SV – Centro espositivo San Vidal a Venezia e  ideatore del progetto Nebulae mi ha proposto di scrivere un testo introduttivo per il volume, ho accolto la sua proposta molto volentieri, anche perché eravamo in pieno Covid e ho cercato di raccontare un lato positivo in un periodo in cui molti artisti si sono trovati di fronte ad un blocco creativo dovuto ad un insieme di ragioni che potete immaginare.

Volume che vede coinvolti numerosi artisti, che operano sia con le arti tradizionali sia quelle sperimentali

Un’ottima occasione per dare la possibilità agli artisti di comparire in un volume, corredato dalla prefazione critica, il quale sarà disponibile per la consultazione in alcune delle importanti realtà culturali come fondazioni, biblioteche e musei nazionali ed esteri

Il nome Nebulae è stato scelto per ricordare quelle straordinarie ed evanescenti nebulose che in astronomia comprendono affascinanti scie di colori che ci ricordano quanto la vita sia estremamente in evoluzione.

Anche l’arte segue la natura e cattura, scandaglia e promuove un susseguirsi di trasformazioni estetiche per farsi portatrice visiva di profondi cambiamenti e inversioni di percorso.

Un lungo viaggio attraverso la nebulosa che non è nebbia che offusca il futuro, ma energia generatrice di cambiamenti, stimoli e riflessioni che, come lo Spazio ci insegna, ci porta speranza ed occhi incantati per guardare alla rinascita.

Qui di seguito il mio testo che trovate pubblicato in Nebulae “Quando un problema si trasforma in opportunità”

Buona lettura

Cosa ci sta insegnando l’emergenza-Covid?
Come cambia, in particolare, la produzione artistica, ma anche l’”uso” delle attività culturali
(mostre, incontri, concerti), sia sul versante pubblico (eventi cancellati, o trasformati nella
versione digitale), che in quello più privato?
Abbiamo vissuto e stiamo vivendo un periodo storico in cui ancora una volta all’arte è stato
affidato il compito di raccontare le speranze, i dubbi e le paure presenti nell’anima
dell’uomo.
Sono stati Centinaia gli artisti che, con testimonianze e opere d’arte condivise durante la
pandemia da Coronavirus, si sono cimentati nel descrivere qualcosa di inaspettato che ha
condizionato la vita di milioni di persone.
Le opere d’arte prodotte durante questa emergenza, che non si è del tutto esaurita, ci
permettono di leggere il forzato isolamento come un periodo produttivo sul piano creativo”,
Vivere d’arte non è mai stato semplice, e l’isolamento dalla routine quotidiana, che ,
specialmente nelle grandi città ti vede quasi costretto ad essere presente ai diversi
appuntamenti legati al sistema arte, per gli artisti è stato un importante momento per poter
finalmente dare il via alla propria creatività senza distrazioni esterne, e magari prendere
consapevolezza di quanto il mondo virtuale, spesso visto come un nemico dell’arte, da i
più tradizionalisti, invece può essere un ottimo strumento per poter divulgare la propria
arte.

Ed è così che gli artisti si trovano a dover affrontare nuove difficoltà ma anche nuove
interpretazioni della realtà.
In ogni angolo del pianeta hanno risposto in modi disparati.

Questa situazione ha dato la possibilità inaspettata di poter entrare per molti fruitori
dell’arte, nel privato degli artisti, a casa loro, nei loro studi, e questo ha aiutato e sta
aiutando a comprendere meglio il variegato mondo che esiste dietro ad ogni Artista.

Attraverso i canali social i creativi si aprono e si raccontano, con parole, immagini e video,
ci parlano di adattamento, nuovi ritmi, abitudini, timori e dubbi, attese e progetti, e
finalmente il pubblico sembra essere più attento, più coinvolto, meno superficiale.
Il digitale sta aprendo la possibilità di seguire eventi artistici anche a chi normalmente non
ne usufruisce contribuendo a far aumentare il numero degli spettatori
Sono cambiamenti duraturi, questi, che rimarranno, molto probabilmente, anche dopo
l’emergenza-Covid.

Insomma, il coinvolgimento digitale è qui per restare
Ed è proprio questo l’aspetto che salvo di questo periodo così nefasto, dalle difficoltà si
esce più forti e più consapevoli delle proprie capacità.

Alessio Musella

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