​L’Estasi del Dolore…

Amo da sempre argomentare le mie scelte, in qualsiasi campo esse siano, sempre pronto ad ascoltare pareri contrastanti .

Nella stesura di un testo critico su un opera che dialoga con il mondo del balleto ho enfatizzato il concetto di Fatica attraverso la quale, secondo la mia esperienza legata alla conoscenza diretta di cantanti lirici e ballerini con i quali l’argomento e’ stato piu’ volte toccato, passa il risultato finale nello splendore dei movimenti che lo spettatore osserva.
In questo nuovo testo spiego la mia visione di questo termine e il perche’ balletto e opera non credo possano esimersi dal dialogare con ” La Fatica”.
Buona lettura
Dimenticate per un attimo il velluto dei sipari e il trucco impeccabile: il balletto e l’opera sono, prima di tutto, un corpo a corpo brutale con il limite fisico.

Nella danza, la fatica è un paradosso muto; è il muscolo che urla in silenzio mentre deve apparire leggero come una piuma.

È lo sforzo anaerobico di uno sprinter mascherato dalla grazia di un cigno, dove ogni salto è una sfida alla gravità e ogni atterraggio un microtrauma che il ballerino deve assorbire senza mostrare una piega di dolore.

È la negazione stessa della stanchezza, più il cuore batte a mille, più il gesto deve farsi etereo, trasformando il sudore in una sorta di luce cinetica.
​Nell’opera, invece, la fatica si sposta all’interno, diventando viscerale.

Non c’è il volo atletico, ma c’è la pressione di un diaframma che lavora come un pistone d’acciaio per ore, sostenendo arcate di fiato che devono riempire teatri immensi senza l’aiuto della tecnologia.

È una resistenza organica, un logorio nobile dove il corpo si fa cassa di risonanza, lottando contro la tensione delle luci e il peso di costumi che sembrano armature.

In entrambi i mondi, la fatica non è un ostacolo, ma il prezzo necessario per la bellezza: quel momento magico in cui l’artista smette di essere un atleta e diventa finalmente musica o movimento puro.

Rudolf Nureyev non vedeva la fatica come un ostacolo o un limite fisico, ma come una condizione esistenziale.

Per lui, il sudore e il dolore non erano il prezzo da pagare per la danza: erano la danza stessa

Alessio Paolo Musella

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