In questa interpretazione di Roberta Volpe, la sfinge alata smette di essere un simulacro del passato e si trasforma in un pensiero contemporaneo che porta con sé cultura, storia e il fascino del mondo onirico.
L’artista opera una crasi perfetta tra l’estetica del mito e la narrazione dell’io, dove il concetto di culturale non è semplice citazione, ma un ponte necessario che unisce il segno della tradizione egizia all’inquietudine greca.
La sua sfinge non sorveglia deserti, ma custodisce l’enigma universale dell’esistere, muovendosi in un infinito reso tangibile attraverso l’ uso del nero.
Nell’artista , il nero si fa sostanza metafisica: è un’oscurità profonda che evoca un senso di assenza e smarrimento, uno spazio in cui l’osservatore è invitato a perdere i propri confini per ritrovarsi nell’ignoto.
Ma, è proprio in questo abisso che avviene la trasformazione: l’oro interviene non come decorazione, ma come forza alchemica capace di trasformare lo smarrimento in sogno.
Questa luce ritrovata funge da portale, trasportando chi osserva in un’altra dimensione, dove la densità del buio diventa lo scenario perfetto per una nuova lettura.
L’uso dell’oro eleva l’opera oltre il dato visivo, creando una corazza di luce che protegge l’anima dal logorio del tempo, rendendola immortale.
La maestosità della creatura si fonde con l’idea del fanciullo, rivelando che il vero mistero non risiede nell’oscurità, ma nella capacità di abitarla attraverso lo stupore e la curiosita’.
Roberta Volpe ci suggerisce che la saggezza e l’innocenza sono due facce della stessa medaglia ; l’anima che sa volare attraverso le epoche restando, miracolosamente, intatta e pura.
È un’opera che non si guarda, si ascolta nel suo silenzio e, attraverso l’abbraccio tra il vuoto del nero e il calore dell’oro, apre con delicatezza i cassetti più segreti della nostra infanzia

Lascio a voi interpretare la Frase di Walt Whitman con la quale l’ artista ha decisi di dare voce all’opera:
Che tu sei qui – che la vita esiste e l’identità / Che il potente spettacolo continua, e che tu puoi contribuirvi con un verso.
Alessio Paolo Musella
“Tu puoi contribuirvi con un verso” in fondo ognuno di noi può lasciare un segno, un gesto o una parola in questo “grande spettacolo” che si chiama vita..



