Nella mia visione la scultura di Valente Cancogni non è più solo un ritratto di donna , ma diventa una colonna della modernità.
La figura femminile si eleva con la stessa maestosità del Burj Khalifa, trasformandosi in un punto di riferimento visivo e spirituale.
Come il Burj Khalifa fende le nuvole per cercare l’infinito, così la donna di Cancogni si erge con una dignità che supera il piano terreno.
Non è solo estetica; è una verticalità che rappresenta l’ambizione umana e la tensione verso l’assoluto.
Il legame con il falco, da sempre simbolo vitale della cultura emiratina, è la chiave di volta di questa metafora:
Il falco richiama la sapienza dei beduini, la sopravvivenza nel deserto e il rispetto per la natura.


La donna di Cancogni, come un faro, “indica” il falco, suggerendo che la vera modernità non può esistere senza una direzione, ovvero senza il rispetto per la storia e le radici del Medio Oriente.
”La donna di Cancogni diventa così una bussola vivente: solida come il cemento e l’acciaio della torre, ma con lo sguardo rivolto al volo libero della tradizione.”