Questa enigmatica e perturbante macro-fotografia, di Gerard Rancinan, presenta una visione che oscilla tra la documentazione scientifica e la meditazione filosofica sulla fragilità della vita e della materia. L’immagine isola un esemplare di cervo volante (Lucanus cervus), le cui potenti mandibole nere, simbolo di forza bruta e aggressività, rimangono l’unico elemento di apparente integrità.
Il resto della creatura è in uno stato di avanzata, e inquietante, de-strutturazione. Il thorax è scuro, mentre l’addome è un agglomerato di tessuti pelosi e fibrosi, simile a pelliccia o muffa, che suggerisce un processo di decomposizione organica.
Le ali, tuttavia, sono l’elemento più radicale e visivamente potente.
Non sono le membrane trasparenti e coriacee tipiche dell’insetto; al loro posto si ergono strutture carbonizzate, stracciate, quasi fuse o corrose, che ricordano i resti di pergamena antica o tessuto bruciato.
Queste “ali d’ombra” si dissolvono verso l’alto e l’esterno, perdendo ogni definizione formale.
L’isolamento del soggetto su un fondo bianco, asettico e clinico, trasforma l’insetto in un reperto museale o in un campione sotto osservazione, enfatizzando il contrasto tra la purezza del vuoto e la corruzione della forma.
Ma è l’intervento umano a definire il significato profondo dell’opera.
Due piccoli pezzi di nastro adesivo trasparente, uno nell’angolo in alto a sinistra e uno nell’angolo in basso a destra, sono visibili come “pinzature” che fissano le estremità frastagliate delle ali in disfacimento.
Questo dettaglio è la chiave interpretativa. L’artista non sta solo documentando l’entropia naturale, ma la sta curando.
Rancinan non è più solo il fotografo che cattura la realtà, ma il demiurgo che interviene sul processo naturale. Il nastro adesivo è un tentativo disperato e intrinsecamente umano di arrestare l’inesorabile decadenza, di congelare il momento della dissoluzione in un’estetica di falsa conservazione.
È una metafora potente della nostra relazione con il tempo e la mortalità: l’arte, come il nastro adesivo, è solo un mezzo precario per imporre ordine al caos e conferire un simulacro di permanenza a ciò che è destinato a perire.
L’opera diventa così un’iconoclastia della forza, una riflessione sulla caducità delle strutture di potere (rappresentate dalle mandibole) di fronte alla forza inarrestabile del tempo (rappresentata dalle ali in rovina)
Alessio Paolo Musella