Khozema Al-Aaed: Il ricordo da preservare.

​In Al-Aaed, la scelta dei materiali non è mai casuale; è una narrazione visiva del trauma e della speranza:
​Il Metallo (che io vedo come la Gabbia), rappresenta la freddezza della guerra, la rigidità dei confini e l’oppressione. Spesso appare come strutture reticolari che “imprigionano” le forme.

È il simbolo del presente violento che minaccia di soffocare la memoria.

​Il Legno (che io leggo come il Calore) e’ l’elemento organico, la radice, l’identità siriana che affonda nei millenni.
Il legno “respira”, è caldo al tatto e rappresenta la vita che, nonostante sia confinata, continua a pulsare sotto la superficie.

​L’opera di Al-Aaed appare come un archivio tattile.
In un momento in cui il patrimonio architettonico e sociale della Siria viene distrutto, lui lo ricostruisce in miniatura, ma lo fa con una consapevolezza dolorosa:
​le sue opere spesso sembrano frammenti recuperati dalle macerie.
Non cerca la perfezione, ma la testimonianza.

Posizionando la cultura (il legno/la forma umana/il simbolo) all’interno del metallo, l’artista sottolinea come l’identità siriana sia oggi “sotto assedio”, visibile ma protetta (o forse intrappolata) da una struttura che non le appartiene.

La fragilità del legno rispetto alla durezza del ferro simboleggia quanto sia facile che una cultura millenaria venga schiacciata se non viene protetta e raccontata.
​”L’arte non è solo estetica, è un atto di sopravvivenza.”
Questo io leggo come un mantra silenzioso che trasuda dalle sue installazioni.
​Ecco che il metallo non e’ solo materiale, ma diventa filtro ottico: una griglia attraverso la quale siamo costretti a guardare ciò che resta di una bellezza che rischia di svanire.
Ed il colore….si trasforma in speranza
Alessio Paolo Musella

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