Un battito antico sembra riaffiorare dalla pietra, nei volti scolpiti nel marmo da Jiménez Deredia.
Quest’artista, non modella semplicemente la materia: la interroga, la fa respirare. Guardare quei volti significa trovarsi davanti a uno specchio universale, dove la superficie levigata e specchiante crea un impatto visivo e tattile con la ruvidità del mondo, segnando un confine netto tra il caos della pietra grezza e la perfezione di un’espressione che sfida il tempo.
Sono volti ieratici, immobili nel loro silenzio meditativo, con quegli occhi socchiusi che sembrano custodire segreti millenari e labbra carnose che parlano una lingua antica, priva di coordinate anagrafiche ma colma di una spiritualità disarmante.


Spesso questi volti emergono dal ventre protettivo di una forma sferica, racchiusi in quel cappuccio liscio e circolare che evoca echi primordiali, quasi un grembo cosmico dal quale l’umanità si affaccia per la prima volta alla vita.
In quel marmo puro, bianco o grigio, Deredia condensa il mistero della genesi e il risveglio di una coscienza che unisce indissolubilmente l’uomo alla natura e all’infinito, trasformando ogni scultura in un atto d’amore e in un invito potente alla contemplazione silenziosa
Alessio Paolo Musella