L’opera si svela come un’architettura monumentale e metafisica, un vero e proprio canyon di pietra in cui l’intervento dell’uomo dialoga con la grandiosità primordiale della natura.
L’artista organizza lo spazio con un rigoroso impianto verticale, dove i grandi banchi di marmo vengono tagliati da linee nette e pulite che restituiscono una straordinaria pulizia formale.
La tavolozza cromatica è un raffinato gioco di contrasti: dominano le tonalità fredde dei blu cinerini e dei grigi ardesia, ma lo sguardo viene catturato da inaspettate sfumature di malva e rosa pallido che affiorano nelle zone d’ombra, donando alla pietra una profondità quasi carnale ed emotiva.
La luce solare incide la superficie con precisione chirurgica, tracciando un cono d’ombra tagliente che movimenta la parete e mette in luce le tracce lasciate dagli strumenti di estrazione.
In primo piano, il pavimento lastricato è disseminato di frammenti e blocchi di scarto, elementi che ancorano la visione alla realtà tangibile del lavoro e della fatica umana. In questo dipinto, Griotti riesce a coniugare una straordinaria maestria esecutiva a una narrazione potente, trasformando la polvere e la roccia in un’indagine profonda sul rapporto tra segno, spazio e materia.
A.P.M.