Renzo Chiesa, una vita con l’obbiettivo in mano.

renzo chiesa
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Renzo Chiesa, cremonese di nascita e milanese d’adozione, i suoi anni in larga parte trascorsi ai piedi dei palcoscenici rock o nelle cantine jazz, in una mano l’automatica, nell’altra l’obbiettivo.

Al suo sterminato archivio di ritratti musicali è dedicata la mostra «Rock e altre storie».

In questi anni molte sono state le interviste alle quali ha risposto, noi ci siamo limitati a fare qualche semplice domanda cercando di scoprire qualcosa in più ..

Il tuo primo contatto con la fotografia ?

Da giovanissimo, a diciassette anni.

Quando hai capito che la fotografia sarebbe diventata da passione a professione?

Molto presto, a diciannove anni, avendo iniziato a lavorare in un laboratorio di sviluppo/stampa.

La tua prima opera?

Nel 1968 le foto a Jimi Hendrix al Piper di Milano.

Come scegli cosa ritrarre ?

Dopo tanti anni di lavoro, svincolato da richieste precise, cedo all’estro del momento.

Conta più la tecnica o la creatività?

Sicuramente al primo posto la creatività.

Per proporre la fotografia d’arte bisogna averla studiata?

Conoscere il terreno su cui si cammina è fondamentale.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso ?

Una mia foto di Lucio Dalla, diventata la sua icona, fatta nel giro di pochi minuti, ma mi sono accorto di averla in archivio solo un anno dopo.

Se potessi incontrare un artista del passato , chi e cosa gli chiederesti?

Fra tanti, mi piacerebbe incontrare Caravaggio o Francis Bacon, non gli chiederei altro che di essere se stessi davanti all’obiettivo, non credo servirebbe “guidarli”.

Che differenza c’è nella percezione  della fotografia d’arte , tra Italia ed estero?

Credo che l’Italia sia un po’ in ritardo rispetto all’ Europa e al resto del mondo. Purtroppo, forse per problemi anche comprensibili di budget, qui si continua a incensare i “mostri sacri” della fotografia, senza nessuna apertura per i giovani artisti.

Per non parlare delle gallerie d’arte che, snaturando la propria natura,  sono diventate tutt’altro rispetto per cui erano nate.

Viviamo anche in un paese dove i quotidiani non firmano le foto pubblicate, anzi spesso le scaricano da internet per non pagarle. La cultura passa da mille strade.

Cos’ è per te la fotografia?

Forse l’unico modo che avevo per “dire” qualche cosa, in quasi totale libertà espressiva. Un lavoro per metà asservito al mercato e l’altra assolutamente libera da condizionamenti.

Quanto conta la comunicazione?

Da giovane pensavo bastasse fare belle foto, bei lavori per essere riconosciuto e apprezzato.

E’ stato così per molto tempo.

Ora tutto è mutato.

Purtroppo oggi la visibilità forse vale più delle qualità.

Cerco di adeguarmi e oggi uso ogni mezzo di comunicazione a disposizione, sapendo che tutto è utile ma niente indispensabile.

Grazie Renzo per la tua disponibilità e per il tempo a noi dedicato.

Irene Zenarolla

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Savona- Questa sera 8 Maggio 2021 alle ore 18.00, presso la galleria GULLIarte -OPENING- PICASSO ReLoaded – Contemporary Hub for Art

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