César Bohórquez: un’esplosione energetica di cromie, forme e lirismo.

Colori forti, accesi, dirompenti, tali quanto le storie che raccontano, vengono impressi sulla tela in modo dinamico seppure netto, creando un’esplosione di energia cromatica.

Questi sono i colori che caratterizzano l’arte istintiva di César Bohórquez, talento emergente del panorama artistico contemporaneo.

Nato in Colombia nel 1991, compie un percorso di studi d’arte e grafica tra Bogotá e Barranquilla. Da sei anni vive in Italia, a Monza, dove lavora come grafico, direttore editoriale e web art designer.

César è un artista poliedrico e passionale, che si esprime tramite caleidoscopici ed energici dipinti, prevalentemente di grande formato, che spesso diventano spunto per le sue sculture, distinte da linee morbide, delicate e fluide.

Le opere di Bohórquez sono accompagnate dalle parole che compongono le sue poesie, schiette, intense, spesso drammatiche, che narrano storie della sua amata terra d’origine e storie della sua vita.

“Segno racchiuso”
Tecnica mista su tela – 190× 160 cm
Questo dipinto dialoga direttamente con la mia scultura, entrambe sostenute dalla stessa ricerca plastica. La tensione tra la forma geometrica e quella organica genera uno spazio di silenzio e di forza, dove il colore diventa materia racchiusa.”

Conosciamolo meglio attraverso le sue risposte alle nostre domande:

Il tuo primo contatto con l’arte?

In Colombia, gli eventi artistici e sociali accadono con un’intensità tale che i ricordi, col tempo, iniziano a dissolversi e si trasformano in antichi miraggi.

Non sono mai riuscito a dimenticare il mio primo contatto con l’arte, avvenuto durante l’infanzia, semplicemente nella contemplazione del paesaggio, nella naturalezza della bellezza, nella luce che accarezza le montagne di Bogotá, nei forti acquazzoni che, con una strana cadenza, trasformavano la città in una metropoli oscura e malinconica sotto le nuvole.

Il contatto con l’arte era stata la vita stessa che prendeva forma, fino a quando, attraverso riviste, libri e la televisione – così popolare negli anni duemila – ho conosciuto i primi artisti, la musica colombiana e, allo stesso tempo, la tragedia della violenza che ha segnato la mia infanzia di emozioni, rimaste nascoste a lungo.

Inizio così a scoprire i grandi della Colombia: Alejandro Obregón, quello dei condor che vivono per sempre; Fernando Botero; la poesia visiva della pittrice Fanny Sanín; lo scultore Eduardo Ramírez Villamizar, con le sue geometrie conficcate nella terra; i colori potenti di Beatriz González

E ovviamente, da quell’epoca, il mio profondo innamoramento per la quantità esorbitante di ritmi della musica latinoamericana, suoni e cadenze che ancora oggi, attraverso le loro canzoni, continuano a guidare le mie pennellate.

“Paesaggio andino”
Acrilico e tempera su tela – grande formato

Che formazione hai avuto?

Ho compiuto un lungo percorso scolastico. La mia famiglia viaggiava in continuazione per il Paese, così ho cambiato scuola quasi tredici volte. 

Ho ripetuto alcuni anni per problemi di disciplina, nulla di grave, ma li ho ripetuti e superati con orgoglio.

Nel 2010 ho iniziato a studiare presso l’Universidad Jorge Tadeo Lozano, a Bogotá, dove ho seguito le mie prime lezioni formali di arte: la prospettiva, il volume, il corpo umano, disegnando uomini slanciati dalla pelle scura e bellissime donne bogotane dalla pelle chiara, sperimentando tutte le tecniche.

In quell’università sono rimasto solo per un anno e mezzo, poi mi sono trasferito a Barranquilla per seguire il corso di Design Grafico all’Universidad Autónoma del Caribe. Negli anni successivi ho lavorato come grafico editoriale per importanti quotidiani del Paese.

Tre donne all’alba si svegliavano sempre alla stessa ora, aprivano gli occhi allo stesso tempo e dicevano “buongiorno” con una coordinazione da coro di strada.
Il modo in cui si alzavano dal letto corrispondeva alla loro età: la più giovane si alzava per prima, una ragazza sudamericana di bellezza esuberante e selvaggia. Poi, la delicata russa dal “profilo di regina” che si alzava così silenziosamente che l’unico rumore che si sentiva era quello dei suoi baci che si schiantavano nelle mie orecchie. E infine, la più anziana, una newyorkese dagli occhi azzurri brillanti che, quando si faceva buio, si poteva ancora vedere la sua luminosità anche con le palpebre chiuse.
In quell’atmosfera sonnacchiosa di vino rosato che riposa tutta la notte sotto un chiaro di luna, le tre donne dell’alba si alzavano armoniosamente una dopo l’altra, come rose dai petali intrecciati che iniziano a danzare appena sentono i primi contrasti rosati del sole nascente. Io, dal mio letto, le osservavo in un silenzio taciturno, assorto dalla bellezza irraggiungibile di tanta perfezione. Mi sentivo come se, dopo un lungo viaggio di molte ore, il mio corpo iniziasse a perdere la nozione del tempo e dello spazio, come se stessi vedendo cadere la neve in piena estate minuti prima dell’alba, come se davanti ai miei occhi si rivelasse il segreto che c’è dopo la morte”

“Tre donne all’alba”
Acrilico su tela – 200cm x 160cm – (2024)

La tua prima opera?

La mia prima opera è stata un ritratto realizzato come parte di un esame finale all’università, a Bogotá. Dal punto di vista tecnico andò molto bene e ricevetti valutazioni e commenti molto positivi sul disegno, un’esperienza che segnò profondamente la mia fiducia in quel momento.

Quando hai capito che l’arte sarebbe diventata da passione a professione?

Nel momento in cui misi piede per la prima volta in terra italiana e mi accorsi della bellezza della sua luce, di come scende dal cielo nelle diverse stagioni, e della tranquillità che riesco a percepire. Tutto ciò mi convince che posso vivere d’arte, respirarla.

“Donna che legge sul Lago Maggiore”
Olio su tela – 10cm x 10cm (2021)

A cosa ti ispiri quando crei?

Cerco di nutrirmi di tutto: delle persone, della musica nuova e di quella antica, dei miei viaggi, degli amori perduti, degli addii, della pioggia che ritorna dopo molto tempo, delle mattine che sembrano uniche, dei tradimenti amorosi, della poesia, delle notti che non finiscono mai, degli incubi in cui ti vedi morire ascoltando bullerengue o vallenato, e dei sogni che ti conducono verso un’altra vita.

Mi ispiro alle ombre che vedi quando apri gli occhi, al paesaggio del mio Mar dei Caraibi che si intuisce dalle cordigliere delle Ande, alla luce negli occhi delle donne — azzurri, verdi, marroni, color miele, scuri — alle storie che incontro nei libri, ma soprattutto alla quiete che mi avvolge ogni volta che chiudo gli occhi per vedere con l’anima.

Nella mia epoca, quando vedevo l’amore come una divisione delle mie passioni, ho dipinto Susan con tutto il mio cuore
SUSAN
Acrilico su tela – 170cm x 200cm – (2023)

Per fare arte bisogna averla studiata?

Certamente sì. Oltre agli strumenti teorici e tecnici, è necessario imparare a osservare con attenzione, nutrendo costantemente lo sguardo. Per questo i musei e le scuole d’arte sono così importanti.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Il mio studio si trova in casa e lo divido in tre spazi: il soggiorno, la camera da letto e un ampio balcone che si apre verso il cielo.

Qualche tempo fa avevo lasciato sul balcone tutti i miei materiali artistici, rotoli di tela, pennelli, argilla, cavalletti. Ma son dovuto uscire rapidamente verso il centro città, avevo molta fame e sete, così sono entrato in un locale a fare un aperitivo intorno a mezzogiorno.

Quando ero già al secondo cocktail, mi accorgo, guardando dalla finestra del bar, che stava scoppiando un “temporale elettrico” come non ne avevo mai visto uno in una città: vento, fulmini, tutto che volava via, strappato dalla terra.

Ignaro delle mie responsabilità, sono rientrato a casa tra le risate e una strana soddisfazione per aver assistito a uno spettacolo naturale così potente. Aprendo il balcone mi sono trovato davanti al diluvio: tutto allagato, fradicio, senza ordine né regole.

Senza pensarci troppo, mi sono messo a pulire e a salvare tutto ciò che era possibile.

“Ombra del toro”
Tempera su tela – 170cm × 200cm – (2025)
work in progress “Ombra del toro”

Se potessi incontrare un artista del passato, chi e cosa gli chiederesti?

Sarebbero molti, ma sceglierei Alejandro Obregón (1920–1992), pittore e scultore espressionista colombiano, pura energia. Unico nel suo gesto pittorico, innovativo ancora oggi.

Mi piacerebbe incontrarlo, magari nel suo atelier a Cartagena de Indias, una casa con terrazza affacciata sul Mar dei Caraibi. Lì dipingeremmo e parleremmo della vita.

Alejandro Obregón

Che differenza c’è, nella percezione dell’arte tra Italia ed estero?

Di recente parlavo con una poetessa veneziana e le dicevo che, a differenza di molti Paesi del mondo, in Italia esiste la possibilità di vivere le città come un grande museo a cielo aperto, dove l’antica architettura urbana fa parte dell’arte costruita nei secoli.

La cosa più importante è che si è riusciti a conservare, con grande responsabilità, le opere dei grandi artisti.

In America Latina abbiamo una straordinaria diversità artistica. La nostra musica è raffinata e intensa, e artisti, scrittori, musicisti e architetti crescono a un ritmo diverso, più caldo, come il sole che brucia. Per sopravvivere in molte delle nostre città bisogna essere, in qualche modo, tutti artisti, uomini e donne.

Quattro uomini e una donna”
Acrilico e tempera su tela – grande formato

Cos’è per te l’arte?

Non è altro che l’espressione dell’artista di ciò che sta vivendo e sentendo, con uno sguardo rivolto al futuro, verso ciò che non esiste, a meno che non lo creiamo con il cuore e con l’intelletto e le mani.

Cosa ti aspetti da un curatore?

Mi aspetto sensibilità, ascolto e uno sguardo onesto. Un curatore capace di comprendere il processo dell’artista, di accompagnarlo senza imporre, di creare ponti tra l’opera, lo spazio e il pubblico, rispettando l’identità e il tempo di ogni progetto.

“Elementi”
Tecnica mista su tela – 190cm × 160 cm (2026)

Cosa chiedi a un gallerista?

Responsabilità e collaborazione tra entrambe le parti, una comunicazione costante e rispettosa per realizzare progetti comuni e, se esiste lo spazio, la possibilità di dialogare attraverso i miei dipinti.

“Oro nascosto nel ventre della terra”
Tecnica mista su tela – 170 cm x 190cm – (2025)

Quanto conta la comunicazione sui social media?

Oggi è fondamentale. I social media sono un’estensione dello studio: un luogo in cui l’opera viaggia, incontra altri sguardi e genera dialogo. Non sostituiscono l’esperienza fisica dell’arte, ma permettono di costruire una relazione diretta e umana con chi osserva, al di là di confini e geografie

web www.cesarbahorquezdesign.com

facebook César Bohórquez

Grazie César per il tempo a noi dedicato.

Irene Zenarolla

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