Prima di comprendere appieno il significato profondo di quest’opera, è necessario fare un’introduzione per far meglio comprendere il gesto dell’artista Serge Gauya, autore dell’art toy insieme al suo curatore Alessio Paolo Musella.
Questa premessa è fondamentale per evitare fraintendimenti nell’aver scelto proprio la figura di un cane se pur di fantasia e legata al mondo dell’arte considerando il contesto culturale in cui si inserisce.
La percezione diffidente nei confronti dei cani in Medio Oriente e nelle culture a maggioranza islamica non deriva infatti da un odio per gli animali, ma è legata a tradizioni religiose e norme di purezza.

Nella giurisprudenza islamica maggioritaria, la saliva del cane è ritenuta ritualmente impure (najis), il che richiede una specifica purificazione prima della preghiera, e la tradizione storica ammette i cani solo per scopi lavorativi (come la caccia, la protezione dei campi o la pastorizia), sconsigliandoli come semplici animali da compagnia in casa. Sebbene il Corano li menzioni in modo neutro o persino positivo, le restrizioni più rigide derivano dai Hadith e dalle interpretazioni legali, a differenza dei gatti che godono da sempre di grande affetto e considerazione.



Tuttavia, nelle grandi città e con la crescente influenza occidentale, la visione e l’abitudine di tenere cani domestici stanno cambiando rapidamente.
Superata questa chiave di lettura culturale, l’art toy “Blue Dog” si svela in tutto il suo significato: dedicato a Dubai e realizzato con i colori della bandiera emiratina durante il conflitto con l’Iran, esso vuole essere un ringraziamento verso la città e tutto quello che è stata in grado di fare per la sicurezza dei suoi cittadini.
Si configura così come un autentico segnale di fedeltà e riconoscenza, reso eterno grazie all’arte.