Giulia Melis racconta Giulia Melis

Posted By: Alessio Musella In: Arte On: Comment: 0 Hit: 262

Giulia Melis Racconta Giulia Melis 

Una voce, un volto, un anima, e tanto talento, Ho lasciato che fosse lei a parlare di se...

Buona lettura 

Se mi si chiedesse di definire in una sola parola quella cosa immensa ed astratta chiamata ARTE  sceglierei senza alcun dubbio l’aggettivo: NUTRIENTE.

Si perché quando la tua essenza e la tua personalità si forma e cresce negli anni, accompagnata nel cuore e nel corpo da questa grandiosa entità, tutto ciò he essa rappresenta diventa come cibo per lo spirito. Quando viene a mancare per qualche ragione (le tante ragioni che nel corso di una vita, specialmente adulta, possono allontanarci da essa) la reazione è sovente quella di uno stato di forte angoscia a depressione.

Non voglio generalizzare, ma penso che l’essere artisti sia una condizione che o c’è o non c’è. Fin dalla nascita, come giustamente mi hai detto tu nella nostra prima conversazione.

Difficilmente penso lo si possa diventare con lo studio e l’applicazione quotidiana a certe discipline.

Perché credo che chiunque con costanza e determinazione possa imparare qualsiasi cosa, ma l’essere artisti fa parte di una sorta (mi piace immaginarlo cosi) di codice genetico.

La preparazione e la tecnica poi certo sono fondamentali ed aiutano alla realizzazione e alla crescita di un’artista, ma il talento vero lo si può solo possedere dalla culla.

Dal canto mio ho iniziato a respirare e crescere sin da piccola in un clima estremamente creativo, in quanto mio padre, già dai 6 anni mi invitata a dipingere assieme a lui, ballare, cantare giocare con buffi travestimenti. Il nostro salotto di casa era quindi già un grande palcoscenico dove la piccola Giuli poteva esibirsi e in tutta libertà. 

Mio padre era (dico era perché ahimè è venuto a mancare improvvisamente nel 2012) uno straordinario architetto e poliedrico artista, un’instancabile ricercatore di forme espressive per sublimare la propria infinita potenza creativa.

E fu probabilmente la sua perpetua e faticosa ricerca di qualcosa di sempre più alto che lo portò poi a distruggere, senza accorgersene, ciò che di bello aveva creato nella vita “vera”, quella spogliata dalle luci del successo.

Tornando a me, sono quindi cresciuta con continui “pungolamenti” da parte di questa forte figura paterna. Una serie di corsi di canto, danza e recitazione gia in adolescenza mi hanno fatta crescere con una intensa dose di arte e nutrimento creativo dunque.

Sono arrivati poi i tempi degli studi all’accademia di Brera, dove tentai di portare avanti il corso di laurea in Scenografia, tentativo fallito perché “richiamo del palcoscenico” fu troppo forte per tenermi cosi tanto tempo chiusa in una stanza a leggere saggi sulla storia dell’arte antica e contemporanea.

Per me l’arte andava vissuta, sbranata, consumata esplorandola. Non nascondo che sono sempre stata piuttosto Anarchica e ribelle come artista, insofferente alle regole e pigra nello studio della teoria (di qualsiasi delle forme espressive che ho praticato).

Grande diffetto, me ne rendo conto, perché la poca tolleranza delle regole di un mondo basato sulla perenne “selezione” ti porta logicamente ad venirne escluso.

Fu cosi. Finche non ho aperto il mio personale regno, dove le sole regole dettate sarebbero state le mie.

Lasciata l’accademia al secondo anno proseguii i miei studi esclusivamente in ambito artistico, mi diplomai poi in una scuola di teatro biennale nel 2014, per poi escplorare (con corsi e seminari) anche il mondo del doppiaggio e dello speakeraggio, e la recitazione cinematografica. Nella quale, per lungo tempo, ho trovato la mia vera dimensione.

Il peso delle faticose ed inquinate dinamiche del mondo dello spettacolo (qui nel nostro paese quantomeno) mi hanno fatto perdere di purezza ed entusiasmo. Gli ostacoli, i rifiuti, i brutti personaggi incontrati e la concorrenza spietata hanno portato ad una grande ed immensa disillusione.

Lustrini sogni e scenari saturati si convertirono in un grande ed oscuro crollo emotivo e psicofisico.

Ma anche questo è sicuramente servito: affrontare le proprie ombre spesso è necessario per crescere e capire meglio quale sia l’abito (o l’armatura) più giusta per affrontare questo viaggio chiamato vita.

Cosi, dopo un periodo di 8 mesi sola nella capitale, a fare i conti con una carriera come attrice che tardava a partire, decisi che (arrivando vicina ai 30 anni) avrei dovuto rimboccarmi le maniche e crearmi forse DA SOLA le mie opportunità.

Iniziai cosi a macinare idee su che cosa avrei potuto inventarmi…

Durante il mio soggiorno romano ebbi la possibilità di fare esperienza radiofonica,

fu qui che conobbi uno speaker ed attore che stava affrontando la mia stessa situazione.

Decidemmo di unire le forze e tornare a Milano per dar vita ad un progetto di una nostra radio.

Ma Divergenze di intenti e creative portarono lui ad abbandonare la nave. Quindi presi in mano tutto, presi in affitto uno spazi, e con grande fatica (anche economica) avviai i lavori di ristrutturazione per convertirlo in quello che prima citavo come “il mio regno”. Cui diedi il nome di una donna Leà

Leà è un personaggio di fantasia, apparso in una notte insonne di inizio inverno…

Inizio cosi un nuovo grande capitolo della mia vita e del mio percorso, giulia imprenditrice aveva ufficialmente mandato in panchina l’artista tormentata.

Lo spazio era ed è uno spazio cangiante, volto ad essere polifunzionale. Ospita diversi tipi di attività, dagli eventi ,privati aziendali ed artistici come live music, piece teatrali, mostre di pittura e design, ai casting per moda e pubblicità per arrivare a shooting fotografici e cinetelevisivi.

Bene. Bello. Ma giulia dove si è nascosta?

Col passare dei mesi il magma creativo che ho sempre avuto dentro iniziava a strabordare, a chiedermi di potergli dare ancora un po di fiducia.

Effettivamente mi accorsi di aver finto con me stessa che l’abito della giovane imprenditrice fosse precisamente quello più aderente al mio corpo.

Ovviamente non era cosi.

Poco più di un mese prima della pandemia avevo deciso che forse era ora di tornare alle origini, o quantomeno in parte. Forse entrambe le versioni di me potevano convivere nella stessa vita.

Quindi mi misi nell’ottica di rilanciare piano piano il mio lato creativo. Con qualsiasi cosa potesse nutrirmi artisticamente.

L’avvento della drammatica pandemia mondiale ha avuto, nel mio caso, un inaspettato risvolto positivo. Vivendo sopra il mio ARTelier (Leà) ho potuto, dovendo come tutti stare reclusa nelle mura domestiche, consacrarmi SOLO alla esplorazione di tutte quelle forme di comunicazione artistica che avevo da troppo tempo abbandonato: monologhi, canzoni, doppiaggi, disegno, pittura ad acquerello…e piano piano tornavo a galla. 

Finche una sera, dopo aver visto uno straordinario documentario sulla cappella sistina, ebbi un’idea: dar vita ad un progetto fotografico ( con l’aiuto del mio compagno che sarebbe fonico, ma con la passione della fotografia) che omaggiasse la pittura tardo rinascimentale, con un particolare occhio alla famosa luce del Caravaggio.

Era tutto li, tutto assieme, improvvisamente ero regista, interprete e modella.

Realizzavo costumi con tessuti recuperati, tovaglie, tende, federe, vecchi pezzi di orecchini e tanta creatività.

Il progetto della pittura fotografica mi ha portata decisamente piùù in alto interiormente. Avevo di nuovo coraggio e voglia di mettermi in gioco e mostrarmi. Mettermi a nudo (in tutti i sensi) dinnanzi a quel vasto pubblico che sono il mondo del web.

Gli scatti hanno riscosso un discreto successo, portandomi a prendere un ruolo in una neonata web serie, diversi lavori come modella per pittori e fotografi e ad avere finalmente, in sostanza, quel poco il riscontro necessario per ricominciare a credere che SI Può.

Che esiste una stanzetta dentro di noi dove l’arte riposa sempre, anche quando pensiamo che sia andata ad abitare altre persone.

Ho iniziato, di recente quindi, e grazie a questo forzato incontro con me stessa, a credere che non esiste tempo, spazio, calendario.

Bisogna dare fiducia al proprio talento e non smettere mai di credere che questo, se esiste, prima o poi verrà riconosciuto.

E non ha alcuna importanza il livello professionale cui puoi arrivare come artista….la fama, il successo, il denaro, la notorietà. Devono essere EVENTUALI conseguenze di un qualcosa che si fa perché SI HA BISOGNO DI FARLO e non per cercare apprezzamenti e conferme dal mondo esterno.

Se si è artisti, spesso, la sola persona che faticosamente riusciamo a convincere, siamo noi stessi.

Quando raggiungi quella maturità creativa, non ti interessa più che tutto il mondo se ne accorga.

E poi, come direbbe woody allen: BASTA CHE FUNZIONI!

Che mi sento di rivisitare in un : basta stare bene. 

E per stare bene ho imparato a vivere molto il qui ed ora, senza troppe ansie legate al futuro.

Tanto è vero che in un momento in cui avevo smesso di dar credito alla giulia artista, qualcosa è accaduto.

Concludo col dire questo: sfatiamo il mito che essere visitati dall’ispirazione sia prerogativa assoluta degli artisti, poeti o creativi in genere. L’ispirazione e quella cosa che ci fa svolgere bene un lavoro con passione e devozione.

Quindi si, l’arte vive e vibra in moltissime forme della vita delle persone, anche quelle che sembrano esserne completamente estranee.

Quindi ritengo che nessun mondo, possa farne a meno.

Grazie Giulia

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