Maria Marchese, Curatrice.

maria marchese
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Il suo primo incontro con l’arte avvenne quando aveva 19 anni : un artista, seduto sulla terrazza di casa, osservava un imprecisato punto di fronte a lui, nel vuoto.

Gli chiese cosa stesse guardando e lui rispose che stava vedendo il volto di un Cristo, avvolto da una pietra, che si trovava nel suo studio.

Per lo scultore quel viso era già dentro al sasso: doveva solo disvelarlo.

In quel momento comprese che stava dicendo il vero, l’arte è negli occhi di chi guarda e ha la capacità di interpretare e comunicare attraverso le proprie opere.

Lasciamo come nostra prassi, che sia la protagonista di questa intervista a raccontarsi rispondendo alle nostre domande

Che formazione hai avuto?

Ho conseguito la maturità scientifica.

Dopodiché mi sono iscritta all’istituto di moda Marangoni, a Milano.

Ho abbandonato questa strada per affrontare studi nel campo socio/assistenziale.

L’arte e la poesia sono sopraggiunte nella mia vita, in maniera casuale, prepotente e efficace, circa 8 anni fa.

Quando hai capito che l’arte sarebbe diventata da passione a professione?

Quando hanno iniziato ad affidarmi spazi incarichi sempre più significativi. Il mio percorso sta cambiando velocemente e io mi adeguo.

Oltre alla parte curatoriale, che trova efficacia nelle mostre, ho intrapreso una strada critico/letteraria; la tratto nel mio blog personale “IL RAPINOSO SCRIVERE” : da qualche tempo realizzo anche testi a due mani con lo storico dell’arte Valeriano Venneri.

Continua l’efficace collaborazione con il blog culturale dell’università Insubria.

In questi contesti trova concretezza la poesia che, spesso, affianca le opere degli autori in mostra.

La collaborazione con Art&investments si è rivelata fondamentale per rendermi familiare ad un pubblico più vasto. Così come la mia presenza in AArtChannel, la nuova piattaforma televisiva del “Club amici dell’arte “ APS, di Ferrara, il cui art Director è Ale Musella, ha amplificato la mia presenza.

La parte poetica e la parte artistica sono, ormai, imprescindibili e mi contraddistinguono…

Nuove collettive aspettano (il 2 Luglio sarò a Roma grazie ad Angiolina Marchese e Raoul Bendinelli, della Art Global, per la collettiva “LA BELLEZZA È SEMPRE CONTEMPORANEA, che verrà inaugurata da Vittorio Sgarbi e della quale ho realizzato i testi insieme con Ciro Cianni) in Italia e all’estero…

Sempre a Luglio curerò una collettiva di artisti giapponesi in collaborazione con Arti Services e la Galleria di Osaka di Yukiko Nakajima , ospitata dalla Galleria “Il Rivellino “ di Ferrara

È in arrivo la pubblicazione della mia seconda silloge “Scrivo t,amo” e di una terza silloge collettiva, dai risvolti sociali.

Ad oggi sento di dover ringraziare diverse persone: lo storico dell’arte Valeriano Venneri, Marco Nava (presidente de “Il Rivellino “ di Ferrara) e il “Club amici dell’arte APS, Alessio Musella (editor di Exit Urban Magazine, Art&Investments e WL Magazine), Angiolina Marchese nonché Miriam Ballerini (redattrice del blog culturale INSUBRIA e editor di Oubliette Magazine)

Come scegli i progetti o gli artisti da seguire?

Solitamente sono gli artisti a contattare me: seguono il mio percorso sui social, leggendo quindi i testi che realizzo e vedendo i risvolti in cui mi muovo e come lo faccio. Al momento poi del primo contatto telefonico o di persona, affrontiamo un lunga “chiacchierata “ conoscitiva: essa diviene fondamentale affinché si possa operare la scelta, da parte di entrambi, nell’ottica di portare avanti un cammino congiunto.

Suppongo che ciò accada, da parte mia, nel momento in cui il percorso dell’autore suscita in me emozione e desiderio di dargli voce; per quanto riguarda l’artista suppongo, o ciò mi dicono loro, il fatto di sentirsi oltremodo compreso e che le mie capacità siano in grado di fare da trait d’union con il mondo esterno e con continuità. Questo comporta un grande impegno.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Mi avevano descritto la figura della curatrice come cool…

Mi vedo ora portare, per le strade di Genova, l’opera “IL CANNETO “ , di Marco Nava, mentre mi trovavo lì per un’importante collettiva: sudata, arrancavo pronunciando parole non propriamente adatte ad una signora.

Se potessi incontrare un artista del passato, chi e cosa gli chiederesti?

Dalì: lo ascolterei semplicemente.

Quanto conta la comunicazione?

La comunicazione è fondamentale: senza quest’ultima non esiste confronto e, eventualmente, contaminazione: non uscendo dalla confort zone si ferma, in maniera paralizzante, il percorso evolutivo personale e professionale. Una pessima comunicazione porta anche a fraintendimenti e fratture insanabili.

Oggi consiglieresti l’acquisto di un emergente come investimento?

Certamente.

Ci sono artisti emergenti che “brillano” senza essere sotto i riflettori della notorietà. È necessario avere uno sguardo lungimirante e, soprattutto, affidarsi a chi conosce approfonditamente e non improvvisa. Realizzare una buona curatela o un buon testo è fattibile da molti… diverso è motivare realmente quella curatela, quel testo e quelle scelte.

Che differenza c’è, nella percezione dell’arte, tra Italia e estero?

Se mercificata unicamente, l’arte perde ovunque. Occorre un fermo credo in quest’ultima e operare delle scelte opportune, a volte anche scomode, perché essa preservi un senso. Diversamente si scade al negozio in cui si propongono “tacchi, dadi e datteri… “

Cos’è per te l’arte?

Una domanda complessa, questa: nascendo come poetessa vivo l’emozione e la parte speculativa celata nell’opera. Per me personalmente è una via di fuga dalla pochezza che imperversa di questi tempi.

Per proporre arte bisogna averla studiata?

Penso che sia necessario un bagaglio culturale “vivace”, non solo in termini di studi artistici, nell’ottica di un crescendo. L’arte, in tal senso, diventa una fucina che coniuga le più disparate discipline.

Cosa chiedi ad un Gallerista?

Interesse reale, sceltezza, impegno e correttezza.

Cosa pensi dell’editoria di settore?

Per quanto riguarda il settore artistico, ma non solo, mi sono resa conto che è riservata a chi può permettersi di pagare cifre astronomiche. Difficilmente un artista, seppur capace, potrà accedere a simili testate senza affrontare dei costi esorbitanti.

Nulla togliendo al pregio di queste ultime, accade però che ottimi artisti rimangano esclusi per motivi economici, unicamente. Ci sono attualmente nuove formule editoriali, più fruibili e accessibili dal lato economico, che compensano queste situazioni.

Che differenza c’è tra curatore e critico d’arte?

La figura del critico d’arte nasce per curare l’aspetto dissertativo/ formale delle opere nonché per mettere in risalto o, al contrario, “bocciare “ il percorso artistico di un autore: il suo strumento è la parola, verbale e cartacea. Il curatore ha una parte di natura organizzativa, relativamente testuale e commerciale, anche.

Grazie per la disponibilità e la piacevole e interessante chiacchierata .

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