Intervista a Manuel Scrima, Photo e Digital Creativity.

MANUEL SCRIMA

Lasciamo che sia Chiara Canali, Curatrice , a introdurre Manuel Scrima : fotografo, regista e artista italo-belga che lavora in diversi continenti prevalentemente nel settore della moda. La sua ricerca si rapporta con la tradizione della rappresentazione del corpo nudo in fotografia e, al tempo stesso, lancia una sfida al paradigma estetico dominante nel contemporaneo.

I suoi modelli non indossano abiti ma sono fotografati attraverso tessuti. I corpi nudi si stagliano come pure forme in un equilibrio compositivo che rivela la profonda passione per la cultura classica e umanistica. Innanzitutto le foto sono tutte scattate in formato quadrato e le figure inscritte in questi quadrati sembrano rispettare, consapevolmente o inconsapevolmente, gli schemi e le proporzioni della sezione aurea.

Il titolo della mostra, “Disembody“,allude infatti al processo della fotografia di Scrima, che parte dallo studio del corpo umano, maschile e femminile, per arrivare a una fotografia disincarnata, incorporea, astratta, separata dal corpo di partenza.

Chiara Canali
Art Curator

Le domande fatte in questa intervista , sono state poste da Alessio Musella e Paolo Fiorido

Buona lettura

Primo incontro con l arte

Quando ero all’asilo mia madre dipingeva, creava quadri con un stile romantico e naïf. Mi sembrava naturale che la creatività fosse parte della vita per tutti.Poi in prima elementare ricordo questo libro di mio fratello: un’introduzione all’arte per ragazzi, “Il mio primo libro del Disegno”. Quello che mi affascinò di più era una rappresentazione dell’inferno di Hieronymus Bosch.

Trittico del Giardino delle delizie di Hieronymus Bosch

Questo mondo fantastico e inquietante pieno di dettagli minuziosi. Una cosa che non avrei mai potuto immaginare. Questo dipinto mi ha suggestionato tantissimo.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso ?

A differenza di mia madre, animo libero e creativo, mio padre è sempre stato più con i piedi per terra e non ha mai appoggiato la mia carriera da artista. Quando nel 2006 decisi di organizzare la mia prima mostra personale, lui cercò a lungo di scoraggiarmi. La mostra andò molto bene, sia per l’affluenza di pubblico, che per le vendite, che per la copertura mediatica di tv e articoli sui giornali . Mio padre ricevette molti complimenti anche da amici che non vedeva e sentiva da anni, che vennero alla mostra incuriositi dai numerosi articoli sui quotidiani. Quella fu la prima e l’ultima volta che mio padre mi disse “Avevi ragione te”.

Se potessi incontrare un artista /fotografo del passato chi sceglieresti e cosa chiederesti?

L’unico artista che abbia mai desiderato incontrare sono riuscito ad incontralo. Nel settembre del 1996 ho passato un po’ di tempo con Michael Jackson in albergo a Bucharest.A parte lui mi piacerebbe parlare con Andy Warhol, chiedergli qualche consiglio e magari di scattarmi una polaroid con una delle sue parrucche.

Quanto conta la comunicazione oggi?

I canali possibili di comunicazione si sono moltiplicati. Chi li sa usare a suo favore può ottenere successo anche a prescindere della qualità del suo lavoro. Dunque una buona comunicazione è più importante di un buon prodotto. Spesso però il prezzo da pagare per una buona comunicazione è la banalizzazione e non so se sono disposto ad accettarlo.

Cosa vuoi raccontare attraverso i tuoi scatti ?

Fotografo sempre quello che prima ho fantasticato. Dunque racconto qualcosa di me stesso, una parte della mia immaginazione. E tutta la nostra realtà dipende dall’immaginazione.

Come nasce la tua ricerca fotografica e artistica esposta nella tua personale Disembody alla Fabbrica Eos di Milano ?

Nasce nel 2012 dopo la mia mostra al Festival Fotografico Italiano sulla colonizzazione della Cina in Africa. Quella è stata la mia prima mostra fotografica con degli intenti chiaramente vicini all’arte contemporanea. Con questa mostra desidero staccarmi ancora di più dalla fotografia classica e mostrare un mio modo di fare fotografia. Nel 2013 la mostra era già più o meno pronta nella testa, ma realizzarla concretamente ha richiesto molto tempo.

Come hai approcciato i soggetti che hanno partecipato al tuo lavoro ?

Non è mai semplice proporre a qualcuno di fare foto di nudo. Li ho incontrati quasi tutti per caso oppure alcuni li ho cercati online. E in particolare non ho mai mostrato a nessuno esattamente che tipo di foto realizzavo, dunque i soggetti dovevano fidarsi. Coloro a cui l’ho chiesto hanno quasi sempre accettato. Questo potrebbe essere un lato positivo del forte narcisismo dell’epoca contemporanea.

Perché hai scelto come supporto di stampa ai tuoi scatti delle piastrelle?

Da sempre mi piace stampare su supporti non tradizionali: ho sperimentato su tantissimi materiali. Per questa mostra, oltre al vetro e al plexiglass mi interessava trovare qualcosa che ricordasse il marmo delle statue greche, ma fosse più contemporaneo. Ho scelto il quarzo bianco rigenerato di Stone Italiana, che essendo quasi inscalfibile è davvero difficile da stampare. Altre mattonelle invece sono in ceramica , sempre per richiamarmi a materiali utilizzati nell’arte classica.

C’ è qualcuno che senti di dover ringraziare ?

Sono tanti. Tra questi, sicuramente l’architetto Guido Ciompi per avermi suggerito di utilizzare dei cubi per fotografare. Il curatore Alessandro Turci per avermi seguito diversi anni. Chiara Canali per la curatela del progetto definitivo e Giancarlo Pedrazzini, il mio prezioso gallerista.

Grazie Manuel

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