Erika Berra: I colori dell’ introspezione.

Erika Berra

Attratta da luce e colori fin da bambina, Erika, vide le proprie aspirazioni artistiche contrastate dai genitori, i quali inizialmente le imposero di seguire un percorso scolastico non incline alle inclinazioni naturali che le appartenevano e le appartengono tutt’oggi.

L’amore e la passione però, risultarono essere più forti di tutto.

Dialogo oggi con Erika Berra, promettente artista e donna dalle immense capacità empatiche.

Allora Erika, iniziamo dalle origini. Mi racconti la tua infanzia con i colori?

Ho sempre amato disegnare e colorare fin da piccola. La mia passione per l’arte è nata quando mio padre mi portò, all’età di circa 5 o 6 anni, a visitare il Cenacolo di Leonardo. Ne rimasi affascinata! Ricordo, dopo allora, pomeriggi interminabili, seduta nel giardino di casa, con la sola compagnia del mio cane e dei miei fogli e colori. Disegnavo per ore ed ore perdendomi tra colori e immagini, sperimentando gli accostamenti di colore e le sfumature per rendere ciò che rappresentavo il più vicino possibile alla realtà, senza accorgermi del tempo che passava.

Quanto è stata dura scegliere la strada che hai intrapreso?

La difficoltà iniziale fu far capire alla mia famiglia che era quello che volevo fare nella vita. I miei volevano che seguissi un po’ le orme di mio padre (lavorava al tesoro del Banco di Napoli) per un discorso di stabilità lavorativa cosa che, a detta loro, un artista non avrebbe mai potuto ottenere se non da morto. Il tempo poi mi ha dato una grande possibilità di rimettermi in gioco. Il primo lockdown ha come segnato l’apertura di qualcosa che avevo solo accantonato, messo in un cassetto. Ma si sa i sogni si avverano solo se li togli dal cassetto!

La reclusione forzata mi ha dato il tempo di esprimermi, di far conoscere quella parte che in pochi conoscevano di me.

L’astrattismo è la tua forma d’arte. Racconti emozioni, riesci a scandagliare nelle profondità dell’universo insito in ognuno di noi e di conseguenza, ti relazioni con la parte più intima di coloro che entrano in contatto con te. Hai voglia di approfondire questo aspetto?

Dipingere non è solo rappresentare ciò che gli occhi vedono è, per me, entrare in relazione con la parte più profonda di noi stessi. Ogni singolo individuo ha una parte più emotiva che tiene nascosta. Questa società ci costringe a mostrare sempre e solo la parte più dura e forte della nostra personalità ma a me piace entrare nel profondo di chi ho davanti, mi piace capirne le debolezze e le fragilità per poterle riportare su tela, cercando di arrivare al “cuore”.

Quali emozioni o stati d’animo ti capita di rappresentare maggiormente?

La solitudine. Quella solitudine che non sempre viene percepita ma che è insita in ogni individuo. Rappresento le emozioni emotive e i tormenti interiori trasportandole su tela con una nuova veste affinché, guardandola, non ci si senta più vittime delle emozioni ma le si possano possedere.

Sei stata soprannominata “Il guerriero della luce”. Spiega a chi ci leggerà il significato di quest’espressione.

Il “guerriero della luce” è colui che si impegna a realizzare un sogno o che sente l’esigenza di perseguire il proprio scopo esistenziale. È quella persona che ci potenzia, che ci guida ad essere persone migliori, che da la forza di reagire nei momenti di difficoltà. Colui che ci sprona a lottare fino in fondo per qualcosa in cui crediamo. Superare i limiti. Sono il “guerriero della luce” anche nelle mie opere perché, dopo aver capito davvero chi ho davanti cerco di “regalargli” questo in modo tale che guardando l’opera senta questa forza.

Come associ un colore a un particolare stadio della psiche?

Il cervello percepisce i colori attraverso gli occhi. Il blu per esempio è il colore della pace e della tranquillità, nonostante sia un colore freddo, è il colore della felicità e della stabilità. Il rosso è forza e vitalità e lo associo spesso all’amore e alla passione ma anche alla rabbia, perché è il colore del tormento e ad esso accosto il giallo che è un colore ambivalente, può portare alla memoria ricordi negativi (giallo gelosia) ma è anche il colore dell’ottimismo (pensiamo al sole).

Tra le tante interiorità da te immortalate, ve n’è una che ti è rimasta maggiormente nel cuore?

Ho da poco realizzato su commissione un dipinto che ho intitolato “ Crossroads of life – Incrocio di vita “.  Rappresenta le scelte, i bivi che spesso ci portano su strade che non sentiamo appartenerci. Rappresenta le possibilità mai concretizzate, i sogni abbandonati, progetti non conclusi. La persona che me lo ha commissionato ha dovuto affrontare tante difficoltà e perdite legate al lavoro, agli affetti e alle amicizie. Si è spesso sentito diverso o sbagliato, ma occorre prendere consapevolezza      di ciò che siamo e capire che la strada giusta è proprio lì davanti ai nostro occhi, dobbiamo solo avere il coraggio di intraprenderla. Quest’opera è un invito al ripercorrere la strada verso una vita più consapevole.

Qual è il meccanismo per cui l’arte riesce a rendere consapevoli di sé e in che modo ha condotto alla consapevolezza che hai di te stessa, in quanto donna e in quanto artista?

L’arte è terapia. L’arte ci rende ottimisti. L’arte ci fa sentire meno soli. Ed è quello che è successo a me. Io sono una persona iperattiva, una persona che ha bisogno del contatto umano, di uscire e di conoscere, esplorare. Trovarsi all’improvviso impossibilitata ad uscire di casa, a non poter vedere le persone a me care a causa del Covid-19, mi ha da primo demoralizzata e intristita ma successivamente motivata. Ho ripreso in mano le mie tele ed i miei colori e ho dato sfogo alle mie emozioni.

Ho esternato il mio disagio e senza rendermene conto lo avevo esorcizzato ritrovando il sorriso e la speranza.

Mi sono sentita rinata, nuovamente me stessa.

Rispetto all’inizio della tua carriera, hai notato dei cambiamenti nei colori che utilizzi? Se sì, esiste un motivo particolare?

I colori rappresentato i nostri stati d’animo. La mia tristezza la si può ritrovare sulle mie prime tele nelle quali domina il nero ed il rosso e linee marcate. Il disagio che ho provato, il senso di soffocamento e di rottura di qualcosa dentro di me.

Lo scorso anno mi ha portato via troppe persone a me care e il mio cuore si è spezzato. Credevo non si sarebbe rimarginata la mia ferita interiore.

Oggi sono tornata me stessa, con l’entusiasmo nel cuore e la voglia di portare luce, anche e soprattutto nelle mie opere.

Con quali tinte raffigureresti la tua evoluzione?

La mia evoluzione è stata un escalation di colori e sfumature dal nero al rosa, passando per i rossi e i viola fino a toccare punte di azzurro ma su una base completamente bianca!

In conclusione ti ringrazio per il tempo dedicato

Mara Cozzli

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