A tu per tu con il Maestro Krzysztof Zanussi

Krzysztof Zanussi

Il famoso regista polacco dal cuore italiano Krzysztof Zanussi autore di molto film e vincitore di molti premi tra i quali: “Il Leone d’Oroil “David di Donatello”, ci racconta in questa intervista degli aspetti della sua vita professionale e non solo 

Come nasce il Maestro Zanussi?

K. Z. Sono nato pochi mesi prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, ho vissuto il dramma della guerra a Varsavia fu una esperienza davvero drammatica e poi ci fu il tempo repressivo del comunismo che ricordo benissimo. La mia prima formazione fu la fisica e ne vado molto fiero, mi dava una certa indipendenza, in un’epoca che non c’era lo spazio per ideologie e poi ho studiato filosofia e da lì ho scelto la mia strada maestra, quella della narrativa, il  cinema, il teatro dove posso raccontare delle storie.

L’arte narrativa condivide con le nuove generazioni le esperienze del passato, questo è importante, a esempio senza conoscere Shakespeare, Dante, Goldoni e molti altri grandi, siamo poveri, non conosciamo la profondità  che questi artisti ci hanno tramandato. Ricordo che mio padre era deluso, voleva che diventassi un architetto come lui e come mio nonno, considerava il cinema e il teatro come qualcosa di frivolo, credo che questo possa durare di più dei mattoni, alla fine sono i miti ad essere immortali e possono formare le nuove generazioni, per questo sono molto fiero di poter lavorare in questo ambito che per alcune coincidenze è inaccessibile.

Lei è autore di molte pellicole di successo, c’è una in particolare che ha nel cuore e se si perché?

K. Z. (Sorride) Mi sembra una perdita di tempo pensare al passato, penso solo al futuro, quel che ho fatto ho fatto. Certi film sono piaciuti in alcune parti del mondo, altri avevano successo in altre in altre, nelle Università americane sono riconosciuto per i film che in Europa sono completamente dimenticati, non c’è una regolarità ad esempio in India o in Russia sono stati ammiratori dei film che nostro continente non avevano successo, così rimango neutro ho sempre prodotto tutto nel miglior modo possibile, non penso molto al passato ma ai progetti che ancora voglio realizzare.

Da dove trova l’ispirazione per la sua arte?

K. Z. Tutta la creazione ha un aspetto del mestiere e poi c’è l’aspetto più alto che lei definisce arte, esistono vari livelli. Per tornare all’ispirazione, osservo la vita, sono curioso, incontro la gente ogni giorno qualcuno mi porta un qualcosa che mi sorprende, è sempre una nuova esperienza e tante storie interessanti che sento durante le conversazioni questo arricchisce la mia ispirazione

Come avviene la sua fase creativa?

K. Z. La creazione avviene quando ci sono le coincidenze favorevoli, non vale la pena nel cinema fare un semi prodotto, se io non vedo nessuna chance, nessuna prospettiva non la scrivo e troppo triste e come un bambino abbandonato e malgrado questo calcolo sono rimaste irrealizzate molte sceneggiature, peccato, ma sono lieto di aver realizzato un buon numero di film d’autore che rimane la cosa più difficile da produrre e così non rimpiango quei progetti mai eseguiti. Ricordo che parlavo con Fellini e mi disse: quanti progetti abbandonati, che sofferenza che dolore

Ci può raccontare un aneddoto legato alla sua vita professionale?

Prima c’era qui una signora che non avevo mai visto prima, mi ha chiamato, ci siamo seduti, abbiamo parlato, lei è una grafologa, in uno dei miei film passati con Vittorio Gassman e Marie-Christine Barrault, “Il Potere del Male”, c’è un dialogo dove un vecchio milionario riceve una supplica da uno studente che chiede una borsa di studio e dice: per fortuna ha scritto a mano così posso leggere il suo carattere, se fosse scritto a macchina sarebbe stato rifiutato perché sarebbe stato anonimo. Scrivere con la mano e svelare qualcosa di profondo di noi stessi, questo lo scrissi trent’anni fa nella sceneggiatura e ora arriva questa signora che è una specialista e lo conferma.

Cosa vuol dire per lei l’Italia al giorno d’oggi?

K. Z.  C’è uno stereotipo, che funziona sempre, per i polacchi il primo aspetto è la bellezza del paese, dei monumenti, il mare, la buona cucina, i pittori, scultori e tutti gli artisti e l’arte e con un certo sapore di vita che si associa all’Italia. Si attribuisce agli Italiani la gioia della vita meglio di noi nordici, in questi paesi dove manca il sole e il sorriso. Gli italiani sorrido, spesso anche essendo arrabbiati e non dimentichiamo che l’Italia ha marchiato tutta la storia dell’umanità, siamo tutti eredi dell’impero romano che era la costruzione più completa del passato, penso che il sogno dell’Europa di oggi sia tornare ad una simile unita.

Durante la sua carriera stato insignito di vari premi, molti dei quali vinti in Italia, ricordando le sue origini cosa hanno contato per lei quei premi?

K. Z. Significavano sempre più degli altri, non solo i premi ma tutto il rapporto, i legami con le persone che ho incontrato e con cui ho lavorato, non posso pretendere di essere per metà italiano ma una goccia del mio sangue lo è, e se le cose vanno bene in Italia io sono contento al contrario se vanno male. Molti altri premi li ho vinti sia in Polonia che da altre parti, ne ho una grande collezione, non posso lamentarmi di non essere stato riconosciuto, ma una cosa è l’ego dell’artista, un valore oggettivo, ma quello che a me importa davvero è aver lascito un qualcosa nell’animo dello spettatore e questo è un valore che nessun premio può ripagare, succede che dopo anni qualcuno si ricorda i miei film e questo è inappagabile

L’anno scorso si è svolto a Cracovia il suo Jubileo, dove è stato proiettato il suo ultimo film Eter, un traguardo certamente importante, come lo ha vissuto?

k. Z. Una grande sorpresa, una cosa inaspettata, che mi ha dato una grande gioia, Cracovia è la città dove ho studiato filosofia e dove ho lavorato, una città cara a tutti i polacchi.  E stato commovente che abbiano voluto organizzare questa festa per i miei otta anni e io mi chiedo come sia passato in fretta il tempo.

Quali sono i suoi progetti futuri?

K. Z. Sono in attesa che passi questa pandemia che ha fermato la produzione del mio nuovo film dove il personaggio principale è un matematico, un giovane genio che non vuole essere ricco, trova che la ricchezza lo disturbi, un po’ un uomo medioevale nella sua mentalità, però parliamo di un nuovo medioevo, del ritorno a certi valori di quell’epoca che sono dimenticati. Il Medioevo proponeva una visione più coerente, gli strumenti dello studio, la ragione, l’intuizione e i sentimenti erano più bilanciati e il mondo materiale non era considerato come unica realtà, poi l’illuminismo ha portato allo scientismo, una visione dove non c’è più il mistero, dove tutto è svelato. E una vita senza intuizione e mistero è impoverita, dove il tutto e quello che ci appare davanti agli occhi e che possiamo toccare con mano. Personalmente credo ci sia molto di più, una realtà nascosta più complessa, più sorprendente e siamo tutti invitati a avvicinarci a questa realtà

Enrico Bertato

Rimani Aggiornato

Iscriviti alla Nostra Newsletter