Intervista a Nello Petrucci, di Chiara Canali.

Nello Petrucci
Nello Petrucci

Originario di Pompei, Nello Petrucci è un artista e film-maker italiano che ha lavorato con registi come: Martin Scorsese, Ari Taub, Manetti Bros, Antonio Capuano.

Le sue opere sono fortemente influenzate dal cinema, in particolare dalle locandine cinematografiche che vengono rivisitate dall’artista come lasciti di memoria storica in cui passato e presente convivono.

È stato il primo artista italiano a esporre al Word Trade Center di New York con l’opera permanente “The essence of Lightness” (2018) insieme a street artist di fama mondiale come Ron English, WhlsBe, Lauren YS, Layercake ecc…

Sensibile alle tematiche dell’attualità, la ricerca artistica di Petrucci, in particolare nel campo dell’urban art, si costruisce in un “dialogo” di confronto e di scambio con il pubblico, dando così allo spettatore i mezzi per un’ampia riflessione sulla società in cui viviamo attraverso temi sociali, ambientali, etici e di uguaglianza.

Nella mostra EPOPTEIA, organizzata in collaborazione con l’impresa sociale Art and Change, con il patrocinio del Comune di Pompei, e ospitata presso M Gallery – Habita 79 di Pompei fino al 22 Ottobre 2022, Nello Petrucci ha selezionato una serie di lavori concepiti per la strada e ora riproposti come stampe su carta Fine Art Giclèe e come serigrafie, in cui è riconoscibile la sua classica tecnica dell’halftone (mezza tinta).

Una tecnica che, come suggerisce anche il titolo della mostra “Epopteia” gli consente di guardare al di sopra, oltre, a ciò che comunemente siamo abituati a vedere, per lasciare spazio ad una visione distaccata della realtà.

Il tuo primo contatto con l’arte?

Sin dall’infanzia i colori mi hanno attratto, anche da un punto di vista sinestetico, hanno attecchito subito con il mio inconscio.

Sono cresciuto a Pompei e fin da piccolo tutta la bellezza entrava a far parte del mio essere interiore ancor prima che capissi che si chiamasse arte.

Credo che gli affreschi pompeiani siano stati i miei vaccini…

Quando hai capito che l’arte sarebbe diventata da passione a professione?

Ho avuto la fortuna di poter studiare ciò che mi piaceva, e questo lo devo solo ai miei genitori che mi hanno dato l’opportunità di scegliere.

Ho anche provato a svolgere lavori comuni, ma mi mancava sempre qualcosa, non ero mai soddisfatto, avevo sempre un vuoto da riempire…

Ho fatto delle scelte, anche dure, e sono entrato in crisi nei momenti in cui pensavo di non farcela… e lì sono stato bravo a perseverare.

Poi la fortuna ha voluto che alcuni dei miei lavori interessassero al pubblico, li incuriosisse e, man mano, ho evoluto il mio pensiero…

Le scelte sono state la fase più importante nel mio percorso di artista. Robert De Niro afferma: “Il talento sta nelle scelte.

Continuo a prenderne spesso, vedremo dove arriviamo…”.

La tua prima opera d’arte?

A circa dodici anni vinco a tombola ben trentaseimila lire, una bella cifra per un ragazzetto…

Vado dal corniciaio vicino casa, Antonio, compro un cavalletto, i colori e delle tele. Al tempo non c’erano scuole di disegno, non c’era Internet, e, per un ragazzo di provincia senza una educazione artistica, era molto difficile prendere una direzione.

Non ho mai capito perché comprai quel cavalletto, ancora oggi me lo chiedo, o forse una ragione esiste.

A quell’età pensavo che più mi fossi avvicinato al realismo di un dipinto, più potevo aspirare a emulare la bravura di un artista.

Poi, da autodidatta, iniziai a capire l’essenza dei colori, ispirandomi alle foto di un’enciclopedia o di qualche libro artistico.

Oggi abbiamo tutto alla portata, allora decisi subito di fare di testa mia, disegnavo a sensazione, guidato da un istinto di espressione, tutto ciò che in un certo qual modo sentivo dentro. Imparai ad associare i colori e a comprendere le sfumature, ed è stata una vera e propria scoperta…

Per fare arte bisogna averla studiata?

Importante è conoscerla, anche se non la si studia…

Credo che troppa informazione sovrasta quella parte libera e sana, direi selvaggia, che un artista deve sempre preservare, dove non dovrà albergare nessun pensiero che non sia il suo….

Le accademie sono un ottimo spunto per connettersi con altri studenti e condividere la stessa passione, le stesse ambizioni, e relazionarsi è un elemento fondamentale.

Oggi puoi arrivare a conoscere tutto stando semplicemente a casa sul divano, con un Pc in mano, ma questa conoscenza manca di originalità. 

Credo che un artista debba conoscere ciò che lo circonda, che sia arte o meno, per avere un pensiero reale e personale di ciò che percepisce e per tracciare la sua rotta.

Come scegli cosa ritrarre?

Parto da un progetto, o meglio da un’idea che girovaga nella mia mente.

Più volte mi interrogo sul perché di quell’idea fino a che mi rispondo con una motivazione in più!

Se arriva la risposta in più significa che posso continuare su quella strada! Molti progetti si arenano perché sono deboli, capita che siano molto belli esteticamente ma non vogliano dire nulla (specie nella Street Art).

Allora si tratta solo di esercizio di stile nel caso di un lavoro molto delicato, fragile, dedito al fallimento.

Fare opere di Street Art è come camminare vicino ad un burrone con tanti sassolini a terra.  Se non c’è un valido motivo che l’avrà vinta, allora era solo una idea carina!

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Un giorno mi arriva a casa un verbale della polizia municipale, firmato dal comandante, per aver imbrattato un muro della città.

A distanza di qualche giorno sono in un’aula del comune, con il comandante stesso, a discutere su come realizzare le opere per un progetto artistico legato alle mura della città.

Se potessi incontrare un artista del passato, chi e cosa gli chiederesti?

Bhè!

Sarebbero tanti gli artisti con cui avrei il desiderio di parlare, poi però forse ne potrei rimanere deluso, quindi a volte è meglio mitizzarli per ciò che hanno creato… invece mi farebbe piacere incontrare gli artisti che hanno realizzato gli affreschi di Pompei e soprattutto conoscere l’artista che ha dipinto Villa dei Misteri.

Se incontrassi te stesso a 18 anni cosa ti consiglieresti?

Sarebbe facile… è un po’ come parlare a tuo figlio, gli dai una direzione giusta, gli spieghi i pericoli e forse anche qualche rischio, ma poi la vita è tutta tua, una pacca sulla spalla e cammina per la tua strada… io credo che siamo destinati ad avere ciò che meritiamo e che ogni singola scelta abbia un senso importante. Credo che siamo ciò che siamo destinati ad essere…

Quanto conta la comunicazione?

Se l’arte è comunicazione, oggi comunicare è fondamentale quanto fare l’arte stessa.

I tempi sono cambiati e credo che comunicare ciò che si fa, in questo periodo storico, sia un tassello importante per un artista, o per qualsiasi altro professionista.

La nostra immagine è dettata da una percezione che noi stessi creiamo e che cerchiamo di diffondere…

Cos’è per te l’arte?

È una domanda che spesso mi faccio nel corso degli anni, e a questa domanda ho sempre dato risposte leggermente differenti, forse un giorno avrò un’idea chiara, o vivrò nella speranza di averla, e magari non l’avrò mai…

Se arte significa emozione, allora tutto ciò che ci circonda è arte.

Noi stessi siamo artisti, anche lo sguardo di un bambino, o la mano di un vecchio…  il mondo stesso in cui viviamo è un’opera d’arte, la natura, la terra stessa è un’opera d’arte… ma segretamente dietro a tutto ciò che ci circonda si nasconde quel sottile pensiero, piccolo o grande che sia, che un artista crea e dona irrevocabilmente.

Allora anche se non emoziona può definirsi arte…

Finché crea delle domande e suscita una reazione, qualcosa semplicemente è accaduto, solo perché l’uomo ha una necessità di chiedersi qualcosa…

Cosa ti aspetti da un curatore?

Di riuscire a catturare la vera essenza di un artista, di tradurre nel miglior modo il suo linguaggio recondito e, come un alchimista, mescolare insieme le particelle di una visione e rendere visibile il risultato alla gente comune.

Cosa chiedi ad un gallerista?

È un’attività economica che ha delle regole ben stabilite e per funzionare deve rispettare delle dinamiche.

È un lavoro molto duro, in fondo sono anche i galleristi, delle persone sensibili e dei missionari, come gli artisti

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Presto vorrei realizzare il mio primo lungometraggio, ma ho altri due o tre progetti aperti che a breve termineranno.

Chiara Canali

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