Intervista a Federico Ferrarini a cura di Chiara Canali.

Federico Ferrarini
Federico Ferrarini

Federico Ferrarini, classe 1976, è un artista originario di Verona che inizia la propria carriera verso la fine degli anni Novanta.

Dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti tra Venezia e Bologna (dove ha come maestro Concetto Pozzati), ha collaborato con diverse gallerie in Italia e all’estero e ha partecipato ad esposizioni presso istituzioni pubbliche e private di rilievo, tra gli altri il James L. Knight Center di Miami, Palazzo Garzoni Moro a Venezia e più recentemente il Macro di Roma.

Recentemente, per VeronaFiere e Fieracavalli, Ferrarini ha firmato con successo la nuova campagna di comunicazione per Jumping Verona 2022, il palinsesto di competizioni internazionali che si sono svolte nella città scaligera.

L’opera, intitolata Scall, un cavallo stilizzato e dal forte slancio vitale, simbolo della dinamicità inneggiata dal movimento futurista, è stato realizzato in omaggio a Umberto Boccioni a 106 anni dalla sua morte.

In programma, fino al 15 gennaio 2023, la prima personale presso Kromya Art Gallery di intitolata Stonestar, che congiunge in un progetto unitario la produzione pittorica e scultorea degli ultimi anni, scaturita da una riflessione sul concetto di Stargate come elemento archetipico che mette in correlazione entità diverse e opposte, sole e terra, umano e divino, maschile e femminile, dolore e piacere.

La ricerca cosmologica è l’obiettivo ultimo di tutta la sperimentazione dell’artista che a partire dal disegno automatico dell’infanzia, passando attraverso l’esperienza della pittura, approda al suo completamento finale con la recente serie di sculture Stonestar (che danno il titolo all’omonima mostra personale) dove la stessa trama circolare e mandalica del segno pittorico è ricreata incidendo a mano libera, con l’aiuto del flessibile, le fibre della pietra e del marmo, secondo un processo metodico e controllato che vuole da un lato portare in evidenza le caratteristiche estetiche della texture dall’altro valorizzare l’energia insita nella materia.

1. Il tuo primo contatto con l’arte?

Mia Madre, Mondrian e il mio forte desiderio di trovare spazi senza confini all’interno della carta.

2. Quando hai capito che l’arte sarebbe diventata da passione a professione?

Lo desideravo da piccino ma iniziai a pensarlo possibile quando un Signore che vide una mia tela insistette per averla in cambio del mio primo computer.

3. La tua prima opera d’arte?

Nella mia testa è sempre quella che ho in mente di creare ma al contempo sono molto legato ad una tavola dipinta durante la notte in cucina della casa dei miei genitori.

Quando capivo che si erano addormentati fuggivo lì e restavo per ore, a volte fino al mattino a dipingerla.

4. Per fare arte bisogna averla studiata?

Domanda estremamente complessa questa; Lo studio è importante ma è fondamentale sia correlato alla sua declinazione empirica. Le nozioni senza realizzazione e declinazione rimangono nozioni, in qualsiasi campo.

5. Come scegli cosa ritrarre?

Io credo che sia una questione composta da numerosi fattori incastonati tra loro.

Fondamentale è l’attenzione per cogliere quale sia il soggetto che ci individua e che ci sceglie nel momento in cui tentiamo di raggiungere l’arte.

6. Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Quando entrai per la prima volta all’Accademia di Bologna, da ingenuo pensavo di trovare il mondo libero e senza schemi che avevo sognato.

Ricordo che mi vestii color zucca all’inglese, senza un preciso motivo.

Aprii il grande portone e mi ritrovai di fronte decine di ragazzi muniti di baschetto, pizzetto e piercing. Fu una delusione totale ma dopo un’ora ridevo di gusto della mia stessa ingenuità.

7. Se potessi incontrare un artista del passato, chi e cosa gli chiederesti?

Sarei drammaticamente indeciso tra l’osservare Hieronymus Bosch dipingere il Giardino delle Delizie e tempestarlo di domande e sedermi all’aria aperta con Vincent Van Gogh ad osservare attentamente i suoi occhi mentre guarda il cielo.

8. Se incontrassi te stesso a 18 anni cosa ti consiglieresti?

Di non avere paura di osare e che la chiave di ogni nuova scoperta sta nell’errore che si compie nel tentativo di raggiungerla.

9. Quanto conta la comunicazione?

Ora ogni cosa è comunicazione.

Quella che conta è la comunicazione coraggiosa e profonda.

Quella che non vale niente e che anzi crea danno è la comunicazione superficiale.

10. Cos’è per te l’arte?

Concetto Pozzati sosteneva che fosse insita nella domanda che ci poniamo, anzi che fosse la domanda stessa.

Io credo che sia difficile confutare il suo pensiero.

L’Arte per me è anche il sentiero che si disegna nel cercare la stessa, mettendo in discussione ogni passo e cercando quella vibrazione impercettibile tra la certezza e il dubbio.

Poi a volte mi basta guardare un insetto immerso nella natura e sono già travolto dall’Arte che esprime il cosmo.

11. Cosa ti aspetti da un curatore?

Un elegante duello creativo fatto di silenzi e parole.

Penso che la Curatela sia un dedalo complicatissimo e mi emoziona chi riesce a stimolare l’artista.

12. Cosa chiedi ad un gallerista ?

Collaborazione sul campo.

Operazioni rischiose, lungimiranza.

Quando il gallerista riesce a commerciare arte senza perdere lo spirito pionieristico allora è un grande gallerista.

13. Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Portare una mia installazione in un auditorio collaborando con un sound designer, proseguire la mia ricerca nell’universo della pietra, sviluppare un dettaglio pittorico che non mi fa dormire da settimane e poi ho un sogno nel mio cassetto rigorosamente aperto e in vista: creare la scenografia di un’opera in un teatro.

Chiara Canali

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