Silvia Salvadori e le sue tele…

Silvia Salvadori
silvia salvadori

Entrare nella sua bottega ad Arezzo è come fare un salto nel passato:

Polveri lucenti, i bulini, i pennelli e le icone rianimano quello spirito medioevale e rinascimentale che tanto ha donato all’Italia in termini di storia cultura e bellezza

Silvia Salvadori utilizza le antiche tecniche pittoriche tramandateci grazie a Cennino Cennini nella sua opera il Libro dell’Arte e dal grande Giorgio Vasari nelle Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori,

Lasciamo che sia Silvia Salvadori a raccontarsi attraverso le risposte alle nostre domande


Il tuo primo contatto con l’arte?

Il mio primo contatto con l’arte avviene in famiglia, poiché mio padre è stato in gioventù un valido pittore e ha saputo trasmettermi non solo il suo amore per la Natura, ma anche la sua passione.

Le mie prime ‘opere’, sono state un cavallo e il vaso di girasoli di Van Gogh dipinto su tela a tempera in tenera età.

Quando hai capito che l’arte sarebbe diventata da passione a professione?

Crescendo, ho capito che l’arte avrebbe avuto un ruolo importante nella mia vita e così mi sono iscritta all’istituto d’arte di Massa Carrara (pittura, scultura e design).

A motivo del lavoro di mio padre, ho proseguito gli studi superiori a Palermo (scuola di mosaico bizantino) per poi concluderli all’età di 18 anni a Siena (scuola di pittura). È qui che ho deciso di continuare gli studi universitari e di approfondire le mie conoscenze in campo artistico, lavorando presso il museo del Santa Maria della Scala e Opera del Duomo.

Successivamente ho conseguito un diploma di Master Europeo a Caen, sulla conservazione e gestione dei beni culturali e ho lavorato in diversi laboratori di restauro, dove ho approfondito la materia inerente la storia delle tecniche pittoriche antiche, con particolare riferimento a quelle utilizzate nel XIII e XV sec in Toscana.

La tua prima opera?

Acquisita la nuova tecnica pittorica, ho realizzato la mia prima vera opera su una vecchia tavola di legno, ingessata, dorata e rappresentante il volto di una Santa Caterina d’Alessandria in veste di regina gotica.

Per fare arte , bisogna averla studiata?

Per fare della buona arte, occorre quindi studiare molto, poiché come in ogni lavoro non ci si può improvvisare, ma occorre studiare non solo le tecniche attuali, ma anche quelle di chi ci ha preceduto.

Oggi infatti, si ha l’impressione che per fare arte sia sufficiente essere “all’avanguardia” o “andare di moda”, quando invece, anche chi realizza opere apparentemente incomprensibili porta con sé un bagaglio culturale notevole.

Come scegli cosa ritrarre ?

Emozione, sogno, immaginazione, ma anche momenti particolari della realtà, diventano per me fonte d’ispirazione da cui trarre spunto per realizzare una nuova opera.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso ?

A tal proposito, ricordo un aneddoto curioso accaduto la scorsa estate, passeggiando sul bagnasciuga in cerca di conchiglie per realizzare una nuova opera.

All’improvviso, una signora, si è avvicinata e mi ha donato tre conchiglie molto belle.

Contemplandole, felice, e sorpresa del dono ricevuto, ho concepito quella che oggi considero una delle mie opere preferite dedicate al mare, raffigurante tre sirene che emergono dalle onde, fiere e trionfanti.

Se potessi incontrare un artista del passato , chi e cosa gli chiederesti?

Questo episodio mi ha fatto capire che l’artista, con la sua sensibilità e le sue abilità, può non solo trasportare parte della realtà in cui vive all’interno della sua opera, ma dar vita ad “un’altra realtà”, in cui il reale e la fantasia diventano un’unica verità: essa si pone come tramite tra il quotidiano e il sovrannaturale che pur esiste e si rivela all’improvviso. al bagaglio di esperienze e studi accumulati negli anni, tutti incentrati sulla pittura medievale e rinascimentale, sono riuscita a trasferire la policroma tavolozza degli artisti del passato nelle mie opere moderne.

Massimo ispiratore delle mie opere è stato senza dubbio Giotto, forse il più grande maestro dell’arte italiana medievale, al quale chiederei, potendo con lui immaginariamente conversare, come ha fatto ad arrivare all’intuizione di ridurre, per la prima volta, l’antico al moderno.

Se incontrassi te stesso a 18 anni cosa ti consiglieresti ?

L’esperienza acquisita negli anni, mi ha quindi portato a maturare sotto molti punti di vista, e a non aver rimpianti: per questo potendo “tornare indietro” , consiglierei a me stessa di rifare le stesse esperienze, di non avere fretta a raggiungere determinati obiettivi, ma di viaggiare di più per incontrare quella realtà misteriosa, ma spesso essenziale e invisibile agli occhi, citando Antoine de Saint-Exupery, che poi è quella di cui sono fatti i sogni.

Quanto conta la comunicazione ?

L’artista è dunque un grande comunicatore e con le sue opere trasmette più di quello che possono comunicare i testi scritti: non è un caso che, nei secoli in cui il tasso di alfabetizzazione è stato molto basso, la cultura è stata trasmessa grazie alle opere e ai dipinti degli artisti.

Anche oggi, in una società in cui “la comunicazione è tutto”, egli diventa un vero e proprio ambasciatore, promotore e traduttore di un linguaggio legato interiormente alla società in cui vive.

Che differenza c’è, nella percezione dell’arte tra Italia e estero?

L’arte costa, ed è un bene universalmente rispettato e apprezzato. l’Italia, in questo, può certamente vantare il più grande patrimonio culturale ed artistico del mondo.

Occorre tuttavia, a mio avviso, ideare interventi mirati alla preservazione, conservazione, cura e promozione dell’arte e degli artisti nostrani, talvolta apprezzati più all’estero.

Sembra infatti che le altre Nazioni, in questi ultimi anni, si stiano dimostrando molto più attente e mecenati verso l’arte e gli artisti italiani, di quanto non lo siano le nostre istituzioni.

Cos’è per te l’arte?

L’Arte nel suo più ampio significato comprende quelle attività che portano gli esseri umani a forme di creatività estetica utilizzando accorgimenti tecnici, abilità innate o acquisite tramite lo studio e l’esperienza.

E’ quindi un linguaggio capace di trasmettere emozioni e messaggi, derivanti spesso, dall’interiorità dell’animo umano, rispecchiando opinioni sentimenti e pensieri, dell’artista nell’ambito sociale, morale, culturale etico e religioso del periodo storico in cui vive.

Questo è il concetto d’arte che possiamo trovare in qualunque enciclopedia.

Per me essa è ciò che rende materiale l’immateriale, reale il sogno, ciò che riempie di luce e colore il vuoto e ne fa nascere la vita.

Cosa ti aspetti da un curatore ?

L’artista nella diffusione del suo lavoro non può essere lasciato solo.

Per questo è importante il ruolo del curatore d’arte, ossia di colui che si occupa di tutti gli aspetti relativi all’organizzazione dell’esposizione artistica, alla promozione e alla gestione finanziaria cui sovente l’artista non può occuparsi.

Il curatore deve saperne cogliere la sensibilità per poter trasmettere al meglio il suo lavoro, concentrandosi più sulla valorizzazione del suo operato e della sua visione, che sul ritorno economico o d’immagine.

Cosa chiedi ad un Gallerista ?

Altra figura importante è certamente quella del gallerista che si occupa dell’esposizione e della vendita delle opere.

E’ importante però che questa figura non agisca indipendentemente dall’artista, e che sappia capire e leggere il messaggio contenuto nelle sue creazioni per poterle valorizzare e trasmettere al meglio al pubblico interessato.

Grazie per il tempo che ci hai concesso

Alessio Musella

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