Patrizia Madau, Founder Tallulah Studio Art

Patrizia Madau

Tallulah Studio Art nasce nel 1999 su iniziativa di Patrizia Madau mente creativa, consulente di arte, design e fotografia. Da sempre alla ricerca di giovani talenti emergenti, dedica attenzione alle  proposte delle nuove  generazioni, promuovendo forma e materia nel design e nell’arte contemporanea in ogni sua espressione.  La   forza   che   contraddistingue   Tallulah   Studio   risiede   nella   sua   continua evoluzione estetica   e   nella   capacità   di  esprimere  sempre   concretamente i risultati di una ricerca costante, rispettando le diversità in ogni loro espressione.  Tallulah Studio Art ama stuzzicare l’appetito dei collezionisti proponendo opere di indiscussa creatività e valenza artistica e si impegna inoltre a facilitare i primi passi dei nuovi acquirenti nel mondo dell’arte. 

Abbiamo deciso di fare qualche domanda a Patrizia Madau

Primo incontro con l’arte

A 12 anni, Michelangelo, Cappella Sistina, con Regina, mia mamma, amante dell’arte,è stata una folgorazione vederla dal vivo!!

Quaranta metri di volta, wow, sono rimasta ipnotizzata.

Le scene della Genesi e il Giudizio Universale sulla parete dell’altare.

Bellezza universale, potenza dell’arte!! Indimenticabile.

“Senza aver visto la Cappella Sistina non è possibile formare un’idea apprezzabile di cosa un uomo solo sia in grado di ottenere”

Johann Wolfgang Goethe

Per parlare di arte è necessario averla studiata?

Io penso che l’arte non abbia bisogno di una istruzione Accademica per poter essere raccontata.

La passione per essa ti coinvolge a tal punto da voler approfondire il messaggio che l’artista esprime attraverso la sua opera. Il suo pensiero questo è fondamentale, e per capirlo e poterlo spiegare serve conoscere il linguaggio utilizzato dall’artista.

Per vendere l’arte è necessario averla studiata?

Se inizi a vendere arte devi essere un consulente preparato e devi saper emozionare il tuo cliente.

La narrazione è alla base della compravendita è implicita la conoscenza dell’artista, del suo pensiero e della ricerca che porta avanti.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso

Il ricordo di Bob Krieger l’anno scorso a Wopart Lugano; eravamo vicini di stand e lui allestiva la sua “LOVE” con il suo staff, non potrò mai dimenticare la lezione di umiltà che ha dato a tutti, me compresa, raccontando semplicemente la storia di ogni singola foto e della sua personale  interpretazione della Bellezza.

Uno dei più grandi fotografi di moda  degli anni 70/80, un uomo raffinato, universale, con una semplicità e umiltà disarmanti. 

Caratteristiche che dovrebbero avere tutti gli artisti!

Come scegli gli artisti di cui parlare?

La mia ricerca è sempre stata focalizzata sui  giovani artisti emergenti, visito, studi,

Fiere e mostre. Di un artista mi deve colpire per prima cosa la sua personalità, il suo lavoro mi deve letteralmente rapire. L’umiltà è un altra caratteristica imprescindibile.

Se decido di investire su un artista giovane, non ancora posizionato sul mercato, devo capire  la sua brama e la sua tenacia nel costruire la propria carriera.

Condividere il suo pensiero il suo messaggio artistico è fondamentale per promuovere poi il progetto che voglio presentare. 

Che cosa è per te l’arte?

L’arte è la mia forza vitale, il mio tranquillante, la mia passione, tocca il mio subconscio e riesce a farmi distaccare dal mondo reale, mi proietta in un altra dimensione , sempre mia, interiore più intima.  Adoro visitare i musei, viaggio spesso e sono sempre la mia prima scelta e poi chiaramente le mostre in corso e le gallerie.

Amo il mio lavoro e questo ardore cerco di esprimerlo attraverso i progetti artistici che curo e presento nelle mie mostre. 

Se potessi andare indietro nel tempo, con quale artista di piacerebbe interagire e perchè?

Senza dubbio il ‘900, secolo rivoluzionario sotto tutti i punti di vista.

Un secolo per l’arte pieno di talenti; mi sarebbe piaciuto incontrare Man Ray artista planetario.

E magari, potendo scegliere,

incontrarlo per caso prima a NewYork agli esordi della sua carriera dadaista nel pieno della sperimentazione fotografica, e poi nella bella Parigi, in pieno surrealismo.

Ho amato gli scatti che fece a Kiki de Montparnasse e non solo.

Cosa pensi dell’editoria di settore?

L’editoria è in piena crisi ormai da decenni, 

c’è una super produzione editoriale, troppo di tutto e troppe novità che non possono essere recepite dal mercato. Si stampa di tutto e troppo. Io penso che bisognerebbe offrire ai lettori, strumenti di apprendimento e di pensiero validi per ogni settore.

Nel settore dell’arte l’editoria può e deve continuare ad alimentare un pubblico sempre più vasto, attraverso una ricerca scrupolosa su temi, linguaggi, forme e sopratutto autori e curatori. Spiegare i progetti editoriali e coinvolgere i lettori per me è essenziale per la sopravvivenza dell’editoria italiana.

Quanto conta il curatore per una mostra? 

Il ruolo del curatore ha una importanza primaria in una mostra,  sostiene e guida l’artista nel suo percorso produttivo e non solo… ha un compito di grande responsabilità e riguarda non soltanto la scelta dei contenuti della mostra, ma anche la selezione della location, del budget, il coordinamento dell’allestimento, la promozione dell’evento e la gestione del personale addetto alla  mostra.

L’obbiettivo  del curatore, all’interno di una mostra, è quello di traghettare il lavoro dell’artista  in un contesto sociale e politico più ampio, generando di conseguenza il suo inserimento nel mercato dell’arte. 

Il messaggio che l’artista esprime attraverso l’opera viene tradotto dal curatore che condivide poi la conoscenza  con lo spettatore.

Grazie Patrizia

Alessio Musella

Rimani Aggiornato

Iscriviti alla Nostra Newsletter