Mara as Muse, Intervista a Mario Vespasiani

mario vespasiani
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Artisticamente seguo da tempo Mario Vespasiani, e mi ha sempre colpito il sodalizio vedevo tra lui e la sua Musa , con la quale condivide creatività, vita e passioni, da qui la mia voglia di intervistarlo, ma prima ritengo sia opportuno introdurre il tutto spiegando da dove nasce
“Mara as Muse”

Tre libri, per un totale di circa 500 pagine e 250 immagini, una selezione di fotografie in bianconero, di ritratti che Mario Vespasiani (1978) ha scattato nel 2014, nel 2015 e nel 2016 a Mara, con l’intenzione di trasmettere ciò che sovente anticipa il processo creativo, nel quale una ragazza “normale” assume le vesti di Musa per la capacità di ispirare e influenzare la ricerca artistica.

Se negli ultimi anni la figura della Musa sembra essere sparita dalla pratica intuitiva degli artisti, Vespasiani con l’imprevedibilità che gli appartiene, se ne riappropria dando vita al susseguirsi di storie che in ogni scatto si espandono in più direzioni per diventare punti di partenza di altre opere e altri racconti.

Essenziali sono gli sfondi e le dinamiche descritte dai movimenti eppure permane qualcosa di magico e senza tempo e qui, incurante delle suggestioni odierne Vespasiani immortala questo incontro, mostrando una donna che incarna pensieri in libertà, riflessioni eccentriche, spazi selvaggi che diventano parte viva dell’opera.

Ogni scatto conduce dunque oltre le rotte battute, per inseguire profumi insoliti ed esperienze possibili solo a chi si concede alla scoperta, tra l’equilibrio della composizione e la raffinatezza del linguaggio.

In questo incedere, la bellezza non si consegna mai alle lusinghe della seduzione e così il corpo si carica di pura femminilità e mai di erotismo; le vesti d’altri tempi e i copricapi inusuali non fanno altro che evidenziare questo fare indipendente, che ha il suo centro nell’istante in cui due sguardi si affrontano, aprendosi al mistero e a tutto quello che poi ne scaturisce. Vespasiani ci consegna una scintilla vitale, propria dell’estro dell’artista e degli occhi di due amanti.

Quando hai incontrato Mara?

Ci siamo incontrati una ventina di anni fa, all’Istituto d’Arte di Fermo nelle Marche, un tempo in cui la scuola era un logo di sperimentazione ma anche di sogni, di studio e di voglia di emergere grazie al proprio talento.

Mara ha rappresentato vertice luminoso di quel percorso, che si è concluso nel migliore dei modi, conservando l’amicizia con tutti i compagni di scuola e la stima dei professori.

Fui subito colpito dalla sua caratteristica maggiore, la trasparenza, la capacità di far risaltare chiunque le sia di fianco, per via di quella generosità d’animo (e dalla sicurezza) che non trattiene per sé bellezza o emozioni, ma invita a scoprirle e a valorizzarle negli altri.

Per dirti, anche oggi, se passa una persona con caratteristiche che la catturano mi dice “guarda che particolare, mi piacerebbe farti una foto insieme”.

Come avete deciso di intraprendere il percorso artistico insieme?

Tutto è avvenuto in maniera naturale, possiamo dire che io sono cresciuto dipingendo e lei è stata sempre più la protagonista delle mie opere anche quando non appariva ritratta, anche quando il soggetto parlava di tutt’altro.

Perché il lavoro era frutto di scambi continui, di riflessioni e di considerazioni sulla vita quotidiana e dunque sull’arte. Abbiamo avuto la fortuna di conoscerci presto, anzi di riconoscerci, perché credo che certe storie siano antiche. Guidate dal cielo per raggiungere obiettivi o diffondere messaggi, sconosciuti perfino ai protagonisti.

Negli anni il rapporto si è evoluto in maniera armonica ma autonoma, ognuno con i suoi spazi e con i suoi tempi, lasciando all’altro la possibilità di riflettere senza condizionamenti, senza scavalcare quello steccato che è la libertà individuale.

E quando si percepisce questa fiducia, si vive il legame, artistico o sentimentale che sia, non come un guinzaglio, ma come una catapulta.

Cosa significa avere una musa ispiratrice nel 2020?

Significa rivalutare quel concetto che moda, cinema e pure l’arte gli hanno cucito addosso in questo mezzo secolo. Banalizzandolo e riducendo la ragazza di turno ad una forma-contenuto da prendere in prestito a secondo della campagna pubblicitaria o della trama che si intende mettere in scena, poi passare ad un’altra.

Oggi queste donne sono diventate muse intercambiabili, dunque più sagome intercambiabili che muse.

Per me è l’esatto contrario, la Musa con la M maiuscola è eterna, è la presenza che completa un’intuizione più alta di quella umana. Non a servizio dell’artista ma come sua esatta metà, diversa, sconosciuta e magnetica.

Per chi ha fede, come me, la ritengo tra i più alti riflessi del Divino, in quanto la creazione è tutta una lode a ciò che i nostri occhi non potrebbero contenere e per questo il Creatore ci si rivela attraverso queste presenze umane benefiche.

Come si è inserita nella tua creatività Mara?

Mara non la vedi dentro la mia opera, la percepisci, come nella vita, non ama essere protagonista in maniera chiara, ma di sponda.

Appare tra le righe, come quel vedo non vedo che seduce, la sua carica erotica è quella che sa mettere a nudo con uno sguardo.

Possiede un fascino di altri tempi, una propria ritualità, che è innata da un lato, ma anche studiata, osservando le persone che più la affascinano, leggendo molto.

Se confrontata alle sue coetanee del mondo dello spettacolo, più smaliziate e agguerrite, la si distinguerebbe per la naturalezza, dunque sparirebbe da sola, perché imparagonabile.

Ricorda un felino che non fa una movenza in più di quella serve, che non compie un gesto rumoroso per farsi notare. E per questo se la scopri, diventa irresistibile.

Arte e bellezza, raccontami il connubio.

L’arte contemporanea ha da tempo bandito il concetto di bellezza dal suo vocabolario, che infatti viene guardata come decorativa e anacronistica, dunque inattuale a raccontare le urgenze del presente.

I danni che Duchamp, non avrebbe potuto prevedere ad opera dei suoi epigoni, ancora imperversano nelle grandi mostre, annoiando terribilmente chi si trova costretto a subire opere praticamente simili, fatte da autori apolidi e globalisti, che hanno perso il senso dell’identità, del gusto e della sapienza manuale, a discapito di una deriva concettuale, buona solo a porsi come una espressione di una èlite di privilegiati.

L’arte vera è invece la rinnovata scoperta del senso del sacro, è sentirsi testimoni di un messaggio che si rivela ad ogni generazioni, che adatta i codici ma che si tramanda con la tradizione e con l’iniziazione.

Arte non è ricerca della bellezza, perché è già insita in sé, è invece fusione dell’armonia personale, del nostro battito vitale con quello del mondo e persino più su.

Siamo navigatori di un sentimento oceanico, nel quale ogni artista troverà la sua Mara.

Grazie Mario per aver risposto alle mie domande, e soprattutto per aver mantenuto intatto il concetto di Musa anche nei nostri tempi, dove tutto appare sempre più scontato e privo di passione creativa .
Alessio Musella

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