La pittura di Halina Skroban…

Halina Skroban
Halina Skroban

Nella tecnica della pittrice Halina Skroban ritrovo tratti di Chagalliana memoria che si intrecciano con la pittura Naif.

I soggetti scelti sono diversi, spesso di sapore iconografico e storico, frutto di un accurata ricerca per non lasciare nulla al caso sulla tela …se ci soffermiamo sui volti, il suo raccontare sulla tela ha un impronta decisamente attuale…

Il modo migliore per conoscere un artista e lasciare che sia lei a raccontarsi, noi ci limitiamo a porre delle domande…

Il tuo primo contatto con l’arte.
Il mio primo vero incontro fu quello con un venditore ambulante, circa quarant’anni fa. Abitavo in un piccolo centro rurale della Polonia dell’Est, chiamato Susiec, nella provincia di Rostocze dotato di un incantevole paesaggio pittorico, tra colline boschi e ruscelli, vidi un giorno un alto signore che portava con sé un carico di piccoli e lunghi quadri tra copie di santi e paesaggi campestri.

Mia mamma acquistò due vedute; ero spettatrice della prima transazione di un’opera artistica.

Questo fu per me un singolare evento premonitore, perché in effetti la mia vita sarà quello di una pittrice; inoltre potei vedere dal vivo per la prima volta un quadro veramente dipinto, fui incantata da questo evento.
Quando hai capito che l’arte sarebbe diventata da passione a professione.
All’età di quattordici anni cominciai a frequentare il liceo artistico di Zamosc, al primo anno di studi con indirizzo di tessitura artistica.

A metà di dicembre filando un macramè nei laboratori sotterranei del liceo (all’epoca il governo sotto il regime comunista destinò a sede della scuola e del cinema la più grande chiesa barocca d’Europa) riflettendo sul mio futuro maturai una scelta: “Voglio diventare pittrice!; Amo il colore, i fili più belli necessitano di tanta pazienza per essere filati e non mi consentono uno slancio paragonabile a quello del colore nello spazio della tela.

Voglio diventare pittrice! Che pittrice?:

Una grande pittrice”.

La tua prima opera
Considero la mia prima vera opera quella che dipinsi nel 1988, a diciassette anni (ovvero ai tempi del liceo), ed era il mio primo quadro in assoluto dipinto con tecnica ad olio. Sotto indicazione di mia madre, donna di fervida fede, dipinsi la “Madonna dell’incessante aiuto”, affrontare questo tema fu per me un modo per affidare tutta la mia arte a colei che ne diventò patrona e protettrice.

Per fare arte bisogna averla studiata?
Dipende.

La mia mia risposta è sì e no.

Una regolare formazione accademica offre basi e competenze tecniche che permettono all’artista di muoversi secondo il suo talento sviluppando un suo stile personale.
La risposta no, intende un percorso alternativo allo scolastico, che consiste in una seria formazione da autodidatta o privata.

Si potrebbe dire e ne sono convinta, che non si può diventare grandi artisti eludendo la bottega del maestro.

Per avere una formazione artistica ritengo sia fondamentale un contatto quotidiano con arte autentica: ad esempio mediante la frequentazione di musei, gallerie e collezioni d’arte, magari dialogando con persone qualificate nel campo dell’estetica.

Cosa unisce i tuoi dipinti e la musica?
Mi viene mi mente una recensione creata dal mio critico di fiducia, Enzo D’Elea che così scrive: “Halina dipinge suonando”.

Sono cresciuta in una famiglia dove la musica era pane quotidiano (avevo fratelli che
suonavano vari strumenti, e anch’io da piccola ho studiato il violino, poi un po’ di pianoforte e di chitarra).
La mia avventura con la musica si scatenò, quando andai a sostituire mio figlio ad una lezione di sassofono: da quel giorno la passione si impadronì di me.

L’amore che nutro per la musica ha lasciato tracce indelebili nei miei quadri dove rappresento spesso vari strumenti musicali.

Per me il colore ha una valenza energetica e vibrazionale paragonabile al suono musicale, a seconda del tipo di composizione.

Come scegli cosa ritrarre?
Per rispondere a questa domanda ritengo opportuna una precisazione.

A seconda dei temi che tratto, questi si possono suddividere in tre gruppi: arte storico-patriottica, arte sacra, arte profana.

Le mie scelte sono programmate secondo temi che desidero trattare e che allo stesso tempo mi sento in dovere di creare sia come cittadina che come credente.

Per i quadri a tema storico prima di iniziare faccio un percorso di approfondimento, ove possibile scelgo i modelli tra le persone che conosco realmente; In questo modo i
personaggi storici rivivono nel presente e li sento più vicini creando maggior interesse in coloro che ne partecipano.

Un aneddoto che ricordi con sorriso
Mi torna in mente un episodio legato alle scale dell’Accademia di Belle Arti in Via di Ripetta. Nel 1992 l’anno in cui mi trasferii a Roma mi recai a prendere informazioni all’Accademia dei miei sogni: per accedere alla segreteria dovevo passare per una suggestiva e scenografica scalinata: in quel momento provai tanta di quella gioia di avere a portata di mano la realizzazione dei miei studi artistici in uno degli atenei più importanti del mondo.

Qualche mese dopo, mio padre partì dalla Polonia per portarmi vari materiali per
dipingere: borsoni carichi di telai, spatole, tubetti di colore, colle, solventi, pennelli e stecche di legno da montare, partì in treno da Varsavia, passando per Cracovia e Vienna fino ad arrivare a Roma; sennonché alla frontiera italiana i controllori si insospettirono vedendo quella strana merce e lo fecero scendere dal treno.

Il fatto curioso è che lui non parlasse neanche una parola di italiano! : lo perquisirono completamente costringendolo a prendere il treno successivo.

Se potessi incontrare un artista del passato chi e cosa gli chiederesti
In assoluto desidererei incontrare Marc Chagall.

Ritenendomi sua erede, nell’arte mi ritengo chagal- (Ha)lina, avrei voluto innanzitutto avere un contatto dal vivo con il pittore, percepire la sua aura e la sua
personalità, prendere confidenza con lui, per sentire a pelle varie emozioni; inoltre amando il colore come il mio maestro, avrei voluto conoscere da lui i segreti dell’uso e dell’impasto; poi gli avrei chiesto se la scelta di toni era guidata dal suo istinto o da un significato preciso, scelto a mente fredda; gli chiederei anche il perché di certi accostamenti cromatici.

Se incontrassi te stesso a 18 anni cosa ti consiglieresti?
“Mia cara, nella vita ti capiteranno situazioni spiacevoli, delusioni, e soffrirai, ma tu non ti soffermare troppo su questo, persevera nel fare quello che ami.

Continua la tua arte; essa ti darà le ali e volerai.
Verranno giorni felici e quando arriveranno sappili gustare”.

Quanto conta la comunicazione?
L’arte ha una posizione privilegiata nel mondo della comunicazione perché il suo strumento è meta-verbale e ha un linguaggio universale. La comunicazione è un ponte dove si incontrano due soggetti: l’artista e lo spettatore.

L’arte diventa uno strumento portatore di un insegnamento.

L’artista è privilegiato in maniera particolare e ha una grande responsabilità, perché la sua arte contribuisce alla formazione del pensiero e del sentire della collettività.

Che differenza c’è nella percezione dell’arte tra l’Italia e l’estero?
Secondo il mio modesto parere, che è assolutamente soggettivo, vorrei sottolineare che l’Italia è il paese più ricco al mondo di beni culturali, tra opere architettoniche, artistiche, e testimonianze storiche, e ne è talmente saturo, che il cittadino ne respira quotidianamente. Ciò comporta un rischio: ossia quello di essere abituati a tale condizione privilegiata con conseguente diminuzione del desiderio di contatto con l’arte.

Nei paesi che ne possiedono in quantità percentualmente minore, si ha certamente più sete e cura dell’arte.

Cos’è per te l’arte?
L’arte per me è destino, dovere e missione.

Un destino perché ho ricevuto grande talento e passione, con vari segni nella mia vita che mi indicavano il mio futuro.

Un dovere, in quanto mi sento debitrice verso coloro che hanno creduto in me, in primis i miei genitori. Una missione perché sento di essere portatrice di un messaggio che possa lasciare una traccia per le generazioni future, di ciò che sono, di quello che vivo, e ciò in cui credo.

Cosa ti aspetti da un curatore?
La relazione tra curatore e artista la posso paragonare a un contratto di matrimonio, (come un gioielliere che sa “mettere in mostra” un’opera come una pietra preziosa) una stretta collaborazione e che si basa sulla fiducia, e sulla piena convinzione del valore della mia arte. Tecnicamente mi aspetto che sia competente, professionale e capace promotore d’arte.

Cosa chiedi ad un gallerista?
Il gallerista è come un parente che crea benessere economico per sé stesso e per tutta la famiglia degli artisti che seleziona tanto tra quelli affermati, tanto tra i nascenti o esordienti che riesce a promuovere.

Un buon gallerista si distingue, pertanto, per la sua capacità di mediare tra le esigenze di appassionati, collezionisti, amanti dell’arte e quelle dell’artista, artista che deve avere la possibilità di sentirsi valorizzato e poter proseguire nel suo percorso con la legittima gratificazione costituita dal riconoscimento della critica e, auspicabilmente, anche dal mercato, nonché, last not least, dall’apprezzamento del pubblico specializzato e non.

Quanto contano per te la luce e il colore?
Amo il colore!!!

Sono una colorista, nella mia palette tra svariati tubetti non esiste il pigmento nero.

Per me il colore trasmette energia ed è in grado di suscitare stati emotivi per chi ne viene a contatto.

Allo stesso modo gli accostamenti cromatici, interagendo, creano una sinfonia musicale.

Per non dilungarmi su un tema per me così interessante, posso dire che ad ogni persona associo un colore.
La luce nei miei quadri si manifesta con l’intensità del colore secondo gamme fredde o calde, ed è presente in ogni pennellata. Il colore e la luce fanno parte di me: mi piace vestirmi colorata, amo gli arredamenti pieni di cromatismi variegati e ricerco luoghi, sia in natura che in architettura, nei quali convivono giochi e contrasti di colore. “I love colours !!!”.

Grazie per l’interessante chiacchierata Halina

Alessio Musella

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