Gianna Amendola, disegnatrice di sogni

gianna amendola

Ho conosciuto Gianna Amendola in occasione della presentazione del Libro scritto da Massimo Bonelli, La vera fiaba di Emjay, dove Em sta per Michael, e Jay per Jackson.

C’era dunque un re, il Re di Pop, un il linguaggio semplice, la fantasia e il sogno, ma le parole avevano bisogno di essere accompagnate da illustrazioni che aiutassero il lettore a viaggiare verso Mondi lontani, e Lei, Gianna, è stata in grado di sussurrare immagini che avevano, non di distrarre, ma di accompagnare…

Il suo tratto l’ho da subito trovato unico , e dopo molti mesi da quell’incontro oggi, finalmente , sono riuscito ad intervistarla, Lei, timida, restia nell’apparire, e capace di trasformare i sogni in immagini reali…

Il tuo primo contatto con l’arte?

Non c’è vita senza Arte!
Ho ricevuto il mio primo contatto con l’Arte da mia madre, che era una sarta straordinaria. Da lei ho imparato ad amare ed accostare i colori, alla scuola materna ho conosciuto l’arte, ed in seguito all’incontro con Leonardo Da Vinci ho deciso di intraprendere gli studi artistici.

Quando hai capito che l’arte sarebbe diventata da passione a professione?
L’Arte non è mai stata per me una professione, ma un impulso interiore.

La tua prima opera?
La mia prima opera importante risale al tempo dell’Accademia delle Belle Arti, dove in un lavoro riuscii ad esprimere il mio pensiero e la mia sensibilità.

Come scegli cosa ritrarre ?

Scelgo cosa ritrarre come se avessi un’antenna, e capto le emozioni intorno a me, tramite libri, musica e cose semplici come un fiore.
I miei cavalieri rappresentano le battaglie della vita,
le mie piccole figure femminili sono un omaggio alle donne uccise dagli orchi.
Lavoro su cartoncini riciclati, per essere parte della natura.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso ?
Ultimamente non sorrido molto, e solo quando rivedo mia madre che continua a vivere, nonostante la terribile malattia che l’ha allontanata da me.

Quanto conta la comunicazione nell’arte?
La comunicazione nell’Arte è fondamentale, davanti ad essa noi siamo un’anima sola, nudi e disarmati.

Che differenza c’è, nella percezione dell’arte, tra Italia e estero?
All’estero l’arte e divulgata con maggior libertà e rispetto, senza nessuna barriera, mentre in Italia è molto più complicato.

Cosa ti aspetti da un gallerista?
Un gallerista dovrebbe somigliare più ad un mecenate che ad un mercante privo di sensibilità.

Grazie davvero Gianna,

Alessio Musella

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